EXCL Bruno Dumont: intervista dal Napoli Film Festival 2018

La nostra intervista video al regista francese Bruno Dumont in occasione del Napoli Film Festival 2018. L'autore ha parlato del cinema italiano e francese.

- Ultimo aggiornamento: 5 ottobre 2018 10:10 - Tempo di lettura: 1 minuto

Bruno Dumont, provocatorio regista e sceneggiatore francese. Accostato ai colleghi connazionali come Gaspar Noé e Diane Bertrand definiti come la New French Extremity per la violenza e il sesso esplicito che caratterizza il loro cinema. Dumont tra realismo e avanguardia, trasforma i suoi film in opere d’arte, intrisi di temi filosofici, non a caso il regista ha insegnato filosofia per trent’anni. Ricordato per film come L’umanità e Flanders, entrambi vincitori del Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes rispettivamente nel 1999 e nel 2006. I suoi punti di riferimento sono Robert Bresson e Ingmar Bergman ma anche Pier Paolo Pasolini e Roberto Rossellini. Come i maestri italiani nelle sue prime opere – come L’età inquieta  del 1997 – si serve di attori non professionisti per esprimere tormenti esistenziali con dialoghi al minimo e macchina fissa.

“Il cinema italiano è stato così grande che in Francia e nel mondo intero si vive una grande nostalgia dei maestri del suo cinema” – ci ha spiegato in occasione del Napoli film festival – “oggi il cinema italiano vive una stagione molto diversa, è anche un problema del cinema mondiale che vive una sorta di omologazione un po’ generale. È stata forse una scelta politica quella di rinunciare al potere di educare le menti e se ne è voluto fare un’arte esclusivamente d’intrattenimento. Bisogna proteggere il cinema perché altrimenti verrà divorato dall’industria, spetta allo Stato finanziarlo. È tragico che i giovani non sappiano chi siano i grandi maestri: conosco ragazzi di vent’anni che non sanno chi è Fellini, per esempio.”