Bar Giuseppe: tutto quello che abbiamo scoperto parlando con Giulio Base e il cast

Dalla nascita del progetto alle location del film, passando per i personaggi di Bar Giuseppe. Ecco cosa ci hanno svelato Giulio Base e il cast del film.

- Ultimo aggiornamento: 28 Maggio 2020 11:12 - Tempo di lettura: 3 minuti

Dopo Magari RaiPlay continua con la sua iniziativa #IlCinemaNonSiFerma e dal 28 maggio sarà possibile vedere sulla piattaforma streaming Bar Giuseppe, ultimo film del regista Giulio Base presentato in anteprima lo scorso anno alla Festa del Cinema di Roma. Un film che, tra religiosità e laicismo, vuole dare spessore a un argomento come l’immigrazione utilizzando gli strumenti delle sacre scritture per arrivare, però, a tutti quanti, tralasciando un puro concetto cristiano per ritrovare, in questa storia, l’umanità. Con protagonisti Ivano Marescotti e la debuttante Virginia Diop, scopriamo i luoghi e i temi di Bar Giuseppe attraverso le parole di chi ha lavorato al film.

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1. Bar Giuseppe – Dal libro al film

Giulio Base: “Bar Giuseppe nasce dal mio incontro con il libro di Gianfranco Ravasi il cui titolo è proprio Giuseppe. È un volumetto di poche pagine, ma alquanto potenti. Sono rimasto particolarmente colpito dal fatto che nelle antiche scritture Giuseppe non parla mai e di come il libro approfondisca questo punto. È così che è nata la voglia di elaborare questa figura come uomo giusto e lavoratore, così diverso da questi tempi in cui bisogna sempre dire la propria alzando la voce. Ma quello che abbiamo fatto non è mai stato qualcosa di dogmatico, abbiamo raccontato quello che ci sembrava giusto raccontare e che, soprattutto, raggiungesse le persone. È un’ottica moderna, non solo cristiano cattolica.”

2. Le location del film e il vero Bar Giuseppe

G.B.: “Trovare la location è stato complicato. Volevo un bar che fosse isolato e lo volevo proprio così. Un giorno stavamo girando per la Puglia, eravamo al confine con la Basilicata, e abbiamo trovato questo luogo che era esattamente come lo avevo immaginato. Mi ricordava un po’ il quadro Gas Station di Edward Hopper, in più vedeva una perfetta mescolanza di umanità e rispetto reciproco. Io l’ho solo filmato, era già tutto lì. I ragazzi e i paesani che ho ripreso erano proprio i frequentatori del bar. Ed era così che volevo si percepisce il film, senza confini. Quello che per la pellicola cercavamo era di ricreare un presepe moderno e Bitonto c’è sembrata la cittadina ideale.”

3. I personaggi di Bar Giuseppe

Ivano Marescotti: “Ho costruito il personaggio di Giuseppe dentro al film. Vedevamo se c’era qualcosa da aggiungere, altro da sottrarre. Non c’era nulla di didascalico, si trattava di ciò che avveniva qui e ora, un qualcosa di prettamente cinematografico. C’è un momento nel film in cui la ragazza chiede al mio personaggio “Mi credi?” e Giuseppe risponde “Mi fido”. Questo per me è importante. Vuol dire che tu puoi proporti a me così come sei e io, per questo, ti accetto. Questo proprio perché è un film laico, non religioso, è per questo che è interessante davvero. Ed è per questo che la storia è piena di dubbi, inseriti per essere compresi da chiunque.”

Virginia Diop: “La preparazione al mio ruolo è avvenuta appena finiti i provini. Mi sono incontrata con Giulio e mi ha consigliato libri da leggere e film da vedere, come Lolita. Sul set poi l’evoluzione è stata completa. Non c’era sessualità in ciò che caratterizza il rapporto del mio personaggio con quello di Giuseppe, c’è una carezza, niente più ed è questo il tipo di sentimento che cercavamo per il film.”

4. RaiPlay e il futuro del cinema

G.B.: “Inizialmente stavamo per uscire al cinema il giorno della festa del papà, poi pensavamo al 1 maggio che è proprio San Giuseppe Lavoratore. Sono comunque contento anche se alla fine il film non passerà in sala? Sì. È strano dirlo, anche perché i termini che usiamo includono il cinema: andare al cinema, lavorare nel cinema. Ma guardando al periodo non posso che dire grazie a chi ci ha dato la possibilità di mettere il film nelle mani del pubblico. Spero che quella di RaiPlay sia un’iniziativa che verrà seguita e il film possa così arrivare addirittura in quelle provincie che solitamente non hanno sale che proiettano film come questo. Di certo il futuro del cinema sarà difficile come ogni altro futuro. Quello che so è che il 15 giugno sarò in sala. Non so ancora cosa vedrò, ma so che sarò lì.”

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