Memory: The Origins of Alien è stato senza ombra di dubbio il documentario più apprezzato al Trieste Science + Fiction Festival. A 40 anni esatti dal debutto in sala di Alien di Ridley Scott, Alexandre O. Philippe ha mostrato al pubblico l’iter creativo, le idee, il percorso artistico che portò Giger, O’Bannon e Scott a concepire quel viaggio da incubo all’interno del quale erano continui i riferimenti alla mitologia, all’arte di Bacon, alla società americana e al cinema che in quegli anni metteva alla gogna il suo classismo e la sua misoginia.
Intervistato da noi di Cinematographe.it – FilmIsnow, Philippe ha voluto dire qualcosa di più sul suo viaggio alla scoperta di quell’incredibile insieme di successi, fallimenti, visioni ed eventi che fece incrociare il destino di uno sceneggiatore sui generis, un artista discusso ed un regista esordiente.
Da quell’unione nacque una creatura ed un film che rappresentavano la società, l’uomo, le sue paure, ed erano un viaggio nel passato, nelle forme dell’arte e della narrativa più disturbanti e profetiche. E, come ci ha confessato Philippe, il bello è che il pubblico, la critica, i produttori, neppure si accorsero che quello che sembrava un Hunting Movie, ed invece celava ben altro…

Intervista video ad Alexandre O. Philippe su Memory: The Origins of Alien, il documentario che ci svela l’iter creativo di Alien di Ridley Scott

“Io non penso che la gente fosse pienamente consapevole di quello che Alien gli stesse dando e forse nemmeno i filmmaker erano a conoscenza di quello che stavano facendo. Cioè, credo che il modo migliore per dire questa cosa sia che se Dan O’Bannon e Ridley Scott fossero andati allo Studios dicendo: “Vogliamo fare un film sullo stupro maschile nello spazio… Possiamo avere, che so, 11 milioni di dollari?”. Non credo avrebbe funzionato molto bene…

Ma credo che questo sia quello che rende Alien un film così importante.  Sai, come ha detto Ridley Scott: è un film su una casa stregata, nello spazio, al 100%. E se lo guardi da quella prospettiva, funziona: è un grande film su una casa stregata nello spazio. Ma c’è anche molto di più e credo che se fosse stato solo quello, il pubblico non avrebbe mostrato tanto interesse. Perché, di nuovo, non era il genere di film che volevano vedere a quel tempo. Allora loro volevano ET, volevano Incontri ravvicinati del Terzo tipo, quello è la cosa che volevano: gli alieni carini. Alieni amichevoli. Eppure Alien ha fatto presa proprio perché diceva qualcosa di più. Perché parlava di problemi che stavano accadendo in quel momento, forniva una certa quantità di realismo. Ha iniziato a portare allo scoperto alcune idee che la gente inconsciamente sapeva che dovevano essere discusse. Come ad esempio il sistema patriarcale della nostra società che, finalmente, 40 anni dopo stiamo mettendo in discussione. Quindi tutte quelle cose stavano accadendo e ci è voluta questa straordinaria simbiosi tra O’Bannon, Giger e Scott, specificatamente per raggiungere questo obiettivo.”

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