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Dan O’Bannon, sceneggiatore sui generis e animo ribelle ed ipercreativo. Hans Ruedi Giger, pittore, designer e scultore svizzero tra i più incompresi e visionari del suo tempo. Ridley Scott, regista emergente che aveva stupito tutti con I Duellanti a Cannes, ma che ad Hollywood non godeva ancora di molto credito.
Eppure da queste tre menti (soprattutto dalle prime due) venne partorito uno dei più spiazzanti, innovativi e inquietanti film mai fatti, di sicuro il più oscuro e disturbante degli ultimi decenni: Alien.
Ora, il regista Alexandre O. Philippe, ci guida in un viaggio a ritroso nel tempo con il suo documentario Memory: The Origins of Alien, nel quale va oltre il cliché del viaggio nel backstage di una delle più grande scommesse della storia del cinema.
Ciò che Philippe ci dà, invece, è un’Odissea meravigliosa e sorprendente dentro le vite, i sogni e le visioni di Bannon e Giger, di come assieme a Scott riuscirono a creare un film capace di connettere un numero incredibile di elementi mitologici, culturali, artistici e persino politici ed antropologici.
In tutto e per tutto un viaggio che ci fa capire come e perché, a 40 anni esatti dalla sua uscita, Alien rimanga il film di fantascienza più importante mai fatto.

Memory: The Origins of Alien di Alexandre O. Philippe ci spiega l’importanza di Alien nel panorama sci fi

Presentato al Sundance Festival, Memory: The Origins of Alien è un grande tributo a O’Bannon e Giger, due vere e proprie pecore nere che, sia prima che dopo Alien, subirono un vero e proprio ostracismo da parte di una Hollywood sempre più distante dall’innovazione e dalla sperimentazione e sempre più connessa al consumismo.
Philippe ci illumina sulla loro personalità, carriera, interessi, ci mostra quanto cercassero nel passato la chiave per leggere il nostro futuro, allontanandosi dai cliché rassicuranti e modellati da un ottimismo molto american-way-of-life ma ben poco profondo.

Alien, questa terrificante creatura, questo osceno mostro, ha origine dall’amore per la fantascienza vecchia maniera anni ’50, per la Mitologia greca ed egizia, per l’arte di Francis Bacon, per i fumetti underground, la letteratura di Welles e Lovercraft.
Ma, ed è qui il fatto sorprendente, tutto questo viene nascosto, viene mischiato in una pozione potentissima e dagli imprevedibili effetti su un pubblico che era abituato alla fantascienza rassicurante di Spielberg e Lucas.
Ed invece si trovò dentro un’Odissea allucinante nello Spazio, dove nessuno poteva sentirti urlare.

Memory: The Origins of Alien è un tributo a O’Bannon e Giger

Memory: The Origins of Alien Cinematographe.it

I disegni, la scenografia, i costumi, la famosissima scena del Chestbuster, in cui William Hurt assurgeva a prima vittima sacrificale dello xenomorfo, sono analizzati, setacciati e indagati in ogni aspetto creativo e concettuale.
Quello che sembrava un semplice Hunting movie nello spazio diventa, grazie a Memory: The Origins of Alien, uno dei primi film femministi, un atto di forza da parte di una Furia vendicatrice, fattasi portatrice di profondissimi significati sessuali e sociali che già in Necronomicon Giger aveva per la prima volta concepito.
Lo scontro di classe in un’America post-Vietnam in preda alla crisi economica, la lotta delle donne per i loro diritti, si incrociarono nella mente di O’Bannon e Giger con la mitologia del futuro, con quel Francis Bacon che nei suoi quadri sfogava la propria rabbia verso un mondo che rifiutava l’omosessualità e si inchinava a vecchi idoli sanguinari e sessuofobici.
Le difficoltà produttive, le scenografie ricercate, la sinergia tra O’Bannon, Giger e uno Scott che intuì immediatamente la potenza evocativa della sceneggiatura, si rivelano di fronte ai nostri occhi grazie a Philippe.

Memory: The Origins of Alien Cinematographe.it

Equilibrato, sorprendente, incredibilmente ricco di retroscena, sperimentale in modo orgoglioso e connesso a moltissime chiavi di lettura, Memory: The Origins of Alien sicuramente rappresenta la miglior opera di Philippe, che già con i suoi precedenti lavori si era dimostrato molto efficace nell’indagare l’impatto che film di culto come Star Wars, l’Esorcista o Psycho avevano avuto sul pubblico e sul mondo del cinema.
In tutto e per tutto, una risposta alla domanda sul perché a tanti anni di distanza questa creatura continua ad affascinarci, un omaggio sull’incredibile lavoro concettuale e semiotico che fa di questa creatura la personificazione di incubi, miti e significati universali, intimi.
Di contrasto, aumenta la malinconia nel vedere come la fantascienza, oggi come oggi, sia ormai quasi sempre anestetizzata, ridicolizzata, quanto sia schiava di sequel, prequel e reboot che tolgono ogni possibilità di avere eredi artistici del capolavoro di Scott.

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