Il delitto Mattarella, cinematographe

La memoria tende a dimenticare, è per questo che, molte volte, c’è bisogno che qualcuno la tiri nuovamente a lucido per far in modo di divulgarsi e aprirsi al maggior numero di persone. È quello che è avvenuto con la figura di Piersanti Mattarella, fratello del nostro Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, nonché Presidente della Regione Sicilia ucciso il 6 gennaio 1980 da un killer rimasto nel tempo sconosciuto, ma legato al potere criminale di Cosa nostra. Autore di un libro omonimo che è stato, insieme alla sceneggiatura scritta e diretta sempre da Aurelio Grimaldi, punto da cui partire per la realizzazione del film, è il regista insieme al suo cast a presentare Il delitto Mattarella (recensione QUI) e a raccontare cosa significa, ad oggi, tentare di fare un cinema militante, legandosi anche al problema della riapertura delle sale e della paura del Covid-19, che non ha però bloccato la pellicola, la cui data di uscita in sala è segnata per il 2 luglio.

Partiamo subito da questa riapertura delle sale e dal rilascio del film il 2 luglio. Felice che il film possa avere una distribuzione tradizionale? Avevate pensato di muovervi su altre strade?

Aurelio Grimaldi: “Appartengo alla vecchia generazione, per me che un film finisca direttamente su una piattaforma è impensabile. Noi siamo così e rimarremo così e sono orgoglioso che, in quanto produzione indipendente, il film abbia comunque trovato il modo di raggiungere la sala in questo periodo. Voglio tornare al cinema e penso lo vogliamo un po’ tutti. Crediamo molto in questo film e siamo moderatamente ottimisti sulla sua uscita il 2 luglio.”

Il film si basa principalmente su fatti reali, pur entrando la finzione di mezzo solo per rendere più fruibili alcuni passaggi. Come è stato gestito il materiale documentaristico della pellicola?

A.G.: “Come documentazione non ho trovato tanti testi storici, ma più che altro del materiale giudiziario, davvero imponente. Tant’è che oltre al film ne ho scritto anche un libro, proprio perché in una pellicola non può esserci tutto. Per me quello della ricerca è stato un lavoro appassionante, mi ha riportato un po’ indietro ai miei anni di studio. Da questi documenti, poi, sono venute fuori le diverse versioni del film, tutte rimaneggiate perché troppo lunghe.”

Aurelio Grimaldi: “Credo stiamo vivendo in un periodo in cui la nostra democrazia è in pericolo.”

Visto che il fratello di Piersanti Mattarella è il nostro Presidente della Repubblica, ha avuto modo di confrontarsi con lui prima della realizzazione del film?

A.G.: “È una domanda che mi stanno facendo in molti e al quale mi sembra doveroso rispondere nella maniera più puntuale possibile. Sergio Mattarella è sì fratello di Piersanti, ma è anche la più alta carica del nostro Paese e, in quanto tale, ha uno statuto e un’importanza di cui bisogna tenere conto. Quindi, quello che posso dire liberamente, è che molto materiale su cui lavorare me lo ha fornito il figlio di Piersanti, Bernardo Mattarella e grazie a lui ho cambiato due parti, per me, cruciali della sceneggiatura: la storia di Sindona, visto che lui mi invitò a riesaminarla, e la figura di Nicoletti, che aveva un rapporto molto particolare con suo padre.”

Quando hai scritto e girato Il delitto Mattarella, potevi immaginare che sarebbe poi uscita in un periodo in cui non è tanto inusuale parlare di una destra estremista e, addirittura, di neo-fascisti?

A.G.: “Il film è complesso perché parla di molte realtà del tempo: il neofascismo, i democristiani, la corrente andreottiana, Cosa nostra, ecc. Quello che ho cercato di fare con Il delitto Mattarella è di non lasciare che eventi come questo della nostra storia vengano rimossi e mi vergogno, da italiano, nel sapere che nonostante siano stati fatti nomi e cognomi in processi che riguardano affari legati a Cosa nostra e simili non ci siano state comunque delle condanne. Quando poi ho scritto il film nel 2015 non potevo aspettarmi di sentir parlare nuovamente di una destra tanto estrema. Sono un uomo di sinistra, ma credo nell’alternanza dei partiti perché altrimenti si finirebbe in una sorta di dittatura. Ho quindi molto rispetto per quegli uomini di destra che ritengo intelligenti, ma non posso negare di avere paura di questi rigurgiti neofascisti di cui sento parlare e che potrebbero mettere in pericolo la democrazia.”

Il delitto Mattarella - cinematographe

David Coco e Donatella Finocchiaro, ne Il delitto Mattarella rappresentate i componenti della famiglia Mattarella, Piersanti e la moglie Irma. Avete percepito l’importanza di rivestire questi ruoli?

David Coco: “Indubbiamente sentivo addosso una certa responsabilità visto il mio dover interpretare una figura così emblematica. Aurelio mi ha affidato il compito di vestire gli abiti di un uomo carismatico ed è stato tenendolo a mente così che ho cercato di riproporlo nella mia performance.”

Donatella Finocchiaro: “Irma dà modo di raccontare Piersanti come uomo, marito e padre, rendendolo così una figura completa. Tra loro c’era una grande complicità e Aurelio è riuscito a riproporla usando poche frasi all’interno del film. È stato proprio lui a raccontarmi per filo e per segno il periodo caldo in cui versava l’Italia e soprattutto Palermo e di come questa donna era inserita in questo contesto, essendo la moglie di un politico di tale spicco. Irma è una donna che non si dà e non si è mai data pace ed era questo che volevo venisse fuori dalla mia interpretazione.”

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