Franca Valeri - Cinematographe.it

Il corpo: attorno ad esso le donne hanno vissuto per tanto tempo, e in parte ancora oggi. Un corpo guardato, ammirato e desiderato. Belle, provocanti, fasciate in abiti capricciosi, questa era spesso l’immagine che avevano le stelle del cinema. Ad un certo punto arrivò lei sulla scena: una donna intelligente, sagace, divertente, vitale che sferzava gli uomini di turno con la sua lingua affilata e la sua verve incontenibile ma paradossalmente dosata. Lei è Franca Valeri – all’anagrafe Franca Maria Norsa -, nata a Milano, il 31 luglio 1920, attrice e sceneggiatrice, nota per la lunga carriera di interprete e di caratterista in campo sia cinematografico sia teatrale – negli anni ’40 assieme a Alberto Bonucci (poi sostituito da Luciano Salce), Vittorio Caprioli dà vita a Il teatro dei Gobbi. Per questo, l’8 maggio 2020 Franca Valeri verrà premiata al David di Donatello con il David Speciale, un premio dovuto e mai dato all’attrice – non è mai stata neppure candidata – che si dichiara felice e onorata dell’onorificenza.

Franca Valeri: un’attrice unica nel suo genere

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100 anni a Luglio, spettatrice e narratrice di tre Italie, quella fascista che ha perseguito suo padre ebreo e la sua famiglia; quella del boom e quella del digitale, che la vede fare un passo indietro e rifugiarsi in teatro, luogo che ha frequentato fino a poco tempo fa. Libri, programmi televisivi, cinema e teatro; Franca Valeri è un’icona dello spettacolo e della cultura italiana ed ha fatto qualcosa di incredibile narrando l’italiana e l’italiano da sempre, aprendo le porte a tutte le comiche arrivate dopo, grazie a lei (Sabina Guzzanti racconta in un documentario, Franca la prima, proprio questo celebrandola). Con un lampo unico di creatività, è stata lei ad aver rivoluzionato la comicità e l’immagine femminile dal secondo dopoguerra con l’invenzione di personaggi simbolo come La Signorina Snob, la Sora Cecioni, Cesira la manicure, ruoli unici in grado di rappresentare le nostre concrezioni naturali. Lei è stata la prima cambiando lo sguardo, il pensiero (soprattutto maschile perché è questo il sesso del pubblico), abituato a godersi lo spettacolo chiamato donna no ad ascoltare le sue parole, a far capire al pubblico che anche una donna può far ridere.

La Valeri è quindi un personaggio unico nel panorama artistico italiano; nel primo dopoguerra diventa popolare ai microfoni della radio con il personaggio La Signorina Snob – il successo della maschera e l’amicizia con Colette Rosselli vedranno l’uscita de Il diario della signorina snob, da lei scritto e ideato, che, insieme a quello della Signora Cecioni, resta negli anni uno dei cavalli di battaglia. Ride, sorride e irride gli uomini, le idee femminili, quelle con cui è cresciuta – la sua famiglia è borghese, figlia di Luigi Norsa e di Cecilia Valagotti, frequenta il Liceo Parini nell’unica sezione in cui viene insegnato l’inglese – e la sua tanto amata Milano – certo, ha recitato anche in romanesco, si veda la Sora Cecioni. La milanese con la puzza sotto al naso, la popolana romana che sta sempre al telefono con la madre, la donnina ignorante ma furba che deve avere a tutti i costi l’ultima parola sono tipi femminili ben precisi ma parodie che colpiscono.

Franca Valeri: narratrice delle donne

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Nei suoi lavori passa dall’analisi dei costumi, a quella del rapporto uomo-donna, raccontando le donne.

Io credo di aver fatto un favore al mondo femminile italiano creando dei personaggi da un punto di vista critico. Si sa che le donne hanno, oltre a delle sostanziali qualità, anche dei difetti di cui devono essere coscienti e sui quali è divertente che loro stesse ridano

Ha narrato questo in un’intervista apparsa su Rai Cultura e proprio qui sta l’intelligenza della Valeri, capace di mostrare le donne senza maschere, con i loro difetti (spesso i suoi personaggi sono ingenui, puerili, convinti di un mondo che non esiste, credono in favole che le faranno soffrire). Fa questo sempre con l’amore per le sue “sorelle” perché proprio consapevole che questo sguardo disincantato sui tic e le debolezze dell’universo femminile avrebbe fatto bene; e in effetti la risata, il sarcasmo possono diventare una sorta di cura ai propri sbagli e alle proprie storture.

Franca Valeri è una donna normale ed è questa la sua forza

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Quando nel 1950 debutta nel cinema con Luci del varietà, si trova accanto ad una giovanissima Sophia Loren, sua futura cugina Agnesina in Il segno di Venere. Fin da questo primo incontro si può comprendere una dinamica tipica dei film della Valeri: da una parte c’è la maggiorata degli anni ’50, in questo caso la Loren che conta sulle misure da capogiro, quella bellezza florida e accogliente che placa la fame degli anni della guerra, dall’altra parte c’è la Valeri che punta sulle battute, sugli sketch, su quello sguardo all’insù e quella voce che non lascia scampo al maschio di turno che soccombe. Franca Valeri piace al pubblico perché è la donna italiana normale, Sophia Loren, Gina Lollobrigida e le altre sono quelle che si sogna di avere o di essere, quelle da copertina.

La Valeri ama il palco, quanto la risata e ha sempre messo ciò al centro di tutto. Il successo, questo ha sempre ricercato, e dietro al “botta e risposta” con lo spettatore – lei parla, lui ride – c’è la sua gioia, infatti in più di un’intervista dice:

l’unica conferma che ho sempre trovato rassicurante nella mia vita è la risata del pubblico: non c’è nulla di più esaltante

Ma è impossibile non sottolineare quanto sia difficile per una donna entrare in un mondo tipicamente maschile, governato dal maschio, che mal sopportata le ingerenze dell’altro sesso; per la donna il problema è l’uomo, sempre in primo piano. Mentre l’uomo è in vista, protagonista sia davanti che dietro le telecamere, la donna è dietro, accanto ma sempre tenuta a bada con personaggi secondari, da spalla. Questo perché, lo dice la stessa Valeri, le signore spiritose sono le più pericolose, non le gatte morte, colpiscono i maschi nei loro difetti – e il principale è il sesso, non è un caso infatti se all’attrice nei suoi film è sempre preferita un’altra, più formosa, più bella, più giovane.

Franca Valeri: una donna che finalmente vince contro i suoi uomini

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La Valeri, negli sketch come anche nei suoi film, rappresenta una donna diversa, fuori dai cliché, diventandone comunque uno a sua volta.

Erano più occupate nei loro compiti, nella maternità, nelle fatiche della casa. Io ho preferito mettere davanti a tutto il mio lavoro. Che non è un lavoro comune

Lei vince contro quegli uomini, tipici del dopoguerra, un po’ farfalloni e ingenui, svirilizzati e mammoni, che anticipano la temperie culturale, la situazione politico economica, la rivoluzione sessuale e femminile degli anni ’60/’70. Sordi, Gassman, Franco Fabrizi sono falsi, ipocriti, traditori, non all’altezza del boom economico e perdono su tutta la linea di fronte alla forza di quella piccola donna che riesce a rialzarsi nonostante il cuore spezzato (Un eroe dei nostri tempi, Il segno di Venere), le leggerezze in cui spesso cade – oroscopi, lettura di carte, riviste femminili.

Lei è a capo di aziende (Il vedovo), scrive per la rubrica più famosa del giornale (Piccola Posta), è una moglie di polso che chiama il marito Cretinetti. Ne Il vedovo si rovescia il classico rapporto una lei, moglie di un uomo, e Alberto Nardi è per tutti il marito di Elvira Almiraghi – e questo lui non lo sopporta tanto da desiderare di diventare vedovo appunto -, un cambio di rotta fondamentale; e Elvira arriva addirittura a “resuscitare” per fargli dispetto ribadendo al suo Cretinetti che “Liberarti di me tu non potrai mai“. Per tutti gli anni ’50 la Valeri è spesso al fianco di Alberto Sordi, coetaneo romano, antagonista geografico con il quale mette in scena momenti indimenticabili ed è l’unica donna che riesce a tenergli testa su tutta la linea, lavorando proprio in un “territorio comune”, la risata. Incarna la moglie rompiscatole che tormenta il marito in quanto sempre un passo avanti a lui, la segretaria o lavoratrice preparatissima e sempre puntuale (Il moralista), la single impenitente i cui sogni d’amore vengono spesso disillusi, una che cerca di fregare l’uomo (Il bigamo), la società (Crimen), una che dice spesso ciò che pensa senza prestare attenzione alla durezza delle proprie affermazioni.

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Franca Valeri: un’attrice e comica che ha aperto le porte per tutte quelle arrivate dopo

Franca Valeri

Mentre negli anni ’60 in programmi come Studio Uno, mostrandosi con il suo celebre caschetto alla Vergottini, con parrucche cotonate e bigodini alla Cecioni, racconta l’Italia che cambia, al cinema lavora con il marito Vittorio Caprioli, dal quale divorzia nel 1974. Con lui forma una delle coppie più raffinate, colte e divertenti dello spettacolo e prende parte a molti dei film da lui diretti, come Leoni al sole, Parigi o cara, Scusi facciamo l’amore?. Nel 1974 scrive e interpreta la miniserie in quattro puntate Sì, vendetta…, in cui si riflette sul mondo degli anni ’70 visto attraverso gli occhi di una signora borghese e della sua moderna figlia. Ogni episodio parla di un argomento diverso (l’emancipazione dei ragazzi, il femminismo, il rapporto tra borghesia e modernità), a narrarli ci sono sempre i personaggi femminili. La Valeri poi si allontana dal cinema e dalla tv, a parte qualche incursione (Linda e il brigadiere, Nonno Felice), trovando rifugio nelle parole (i vari libri pubblicati) e nel teatro, la sua vera casa.

L’attrice, simbolo anche della storia della televisione, ha avuto dalla sua una presenza scenica insuperabile e una duttilità interpretativa che l’hanno sempre resa perfetta in ogni ruolo, protagonista della commedia all’italiana, capace di descrivere vizi e virtù. Nonostante l’industria cinematografica abbia tentato di relegarla a comprimaria o personaggio secondario è riuscita con sforzo e fatica, grazie alla sua bravura a prendersi il centro. Dopo verranno altre comiche ma è stata lei la prima a dimostrare – pur essendo comunque sottovalutata se si pensa alle sue doti – che si poteva arrivare al livello degli interpreti maschili, sempre più affermati delle donne, in un mondo fallocratico e fallocentrico.

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