Il cinema è da sempre stato un mondo fallocratico e fallocentrico, uomini a capo e alla guida di un’industria fatta e pensata per gli uomini: registi, sceneggiatori, produttori, attori, sono questi i grandi maestri che hanno pensato, costruito, ideato, diretto i film.
Se nelle alte sfere i nomi sono “declinati” al maschile, più si scende nella scala gerarchica più le donne aumentano; più i ruoli sono importanti più gli uomini si trovano nel loro ambiente, quello del comando e delle gestione, così almeno la società e la cultura pensa, mentre più si tratta di lavori manuali o di meccanica esecuzione di ordini più sono le donne a trovarsi nel luogo e nel ruolo giusto.

Ma pur non o poco visibili ci sono state però molte figure femminili che lavorando dietro le quinte, nonostante il poco rispetto del loro operato, hanno reso possibile che molti capolavori abbiano visto la luce. Come è capitato in molti ambienti, non è stato facile per coloro che sono state dipinte per molto tempo come angeli del focolare, nel campo cinematografico attrici che potevano solo interpretare personaggi poco sfaccettati e poco approfonditi, prendere il proprio posto soprattutto per l’ostracismo che una società, un’industria, un pubblico, l’opinione pubblica ha esercitato ai loro danni.

Tali donne sono però arrivate in qualche modo, rendendo grande la settima arte: muse ispiratrici che come spesso capita nell’arte hanno dato forma al sogno generando il film; attrici che con il loro talento sono diventate icone, sceneggiatrici, costumiste, assistenti alla regia; sono state in grado di affiancare uomini non sempre ben disposti nei loro confronti.

8 marzo. Le donne dietro le quinte: i cancelli dell’industria cinematografica si aprono

cinematographe.it, 8 marzo. Le donne dietro le quinte

La donna, la cui femminilità è stata affrontata in vari modi, da sempre è stata oggetto e soggetto d’arte, donna intesa come madre, santa o amante, un mero strumento per un uomo che la pone al centro perché miglior paesaggio possibile, a poco a poco, di pari passo con i cambiamenti socio-culturali, ha spezzato le catene, diventando agente e non agita. Nel periodo in cui i rapporti maschio/femmina iniziano a cambiare grazie al femminismo con la sua spinta all’emancipazione, unita al declino “strutturale” del maschio, i cancelli dell’industria cinematografica si aprono alle donne ed esse con timore reverenziale iniziano a trovare la propria voce, identità, collocazione, qualcosa i cui effetti sono visibili ancora oggi (#metoo, #senonoraquando, l’aumento delle registe, delle sceneggiatrici, di un pensiero femminista e femminile da parte delle artiste che parlano), affermandosi in quanto lavoratrici e rivestendo un ruolo da collega dell’uomo.

La musa: l’effetto più “tradizionale” per le donne

cinematographe.it, 8 marzo. Le donne dietro

La donna proprio in quanto paesaggio migliore che un regista (e uomo perché sta proprio nello sguardo, nel guardare la massima rappresentazione del dominio che il maschio aveva nei confronti della donna) possa avere/desiderare, e proprio nella relazione tra il cineasta e la sua musa che quest’ultima riesce a irrompere nel territorio cinematografico. Incarna un archetipo femminile, legandosi al regista di turno con un sodalizio artistico che si fa nodo che travalica i confini del set entrando nella vita. Sono vere e proprie storie d’amore che hanno dato origine a film capisaldi della storia del cinema.

Moreau per Malle, Bardot per Vadim, Deneuve per Demy. Sono queste alcune donne che hanno reso possibile la nascita di molti capolavori del cinema francese: con il loro corpo, con il loro volto, con tutte loro stesse vi hanno contribuito consapevoli del fatto che senza la loro presenza il film non sarebbe stato lo stesso. Queste coppie scardinano stilemi narrativi e archetipi figurativi e danno vita ad un periodo fecondo e florido del cinema francese che sarà motivo di ispirazione per i cineasti e gli autori di tutto il mondo.

Le donne che hanno ispirato i grandi registi del cinema

cinematographe.it, 8 marzo. Le donne dietro le quinte

Il cinema è l’arte di far fare delle belle cose a delle belle donne

In maniera paternalistica, per quanto figlia del proprio tempo, François Truffaut parlava del suo cinema, intriso e permeato da donne (basti pensare a L’uomo che amava le donne, 1977), dando il senso di quanto per le donne sia stato difficile scardinare un modo di pensare, una cultura machista ben radicati. Truffaut si è sempre innamorato in un modo o nell’altro di quasi tutte le protagoniste delle sue opere, tanto da dichiarare più volte che senza di esse non sarebbe mai riuscito a trovare la giusta ispirazione. Bernadette Lafont, Delphine Seyrig, Claude Jade, Jeanne Moureau, Catherine Deneuve, Fanny Ardant – con cui ha lavorato in La signora della porta accanto (1981) e Finalmente domenica! (1983), compagna degli ultimi anni e madre di sua figlia Joséphine – e Françoise Dorleac, sorella di Catherine Deneuve, sono state per il cineasta presenza continua, cuore e anima delle sue opere.

Lo stesso discorso si può fare per un altro Maestro, Godard, la cui filmografia è costellata da figure femminili fondamentali: Jean Seberg, Brigitte Bardot, Macha Meril, Mireille Darc, e Anna Karina, vera icona del suo cinema – infatti hanno girato, nei sei anni in cui erano sposati, otto lavori, come per esempio La donna è donna (1961) e Questa è la mia vita (1962).
Si può citare anche Chabrol che con Isabelle Huppert ha dato il via ad una delle collaborazioni più importanti della storia del cinema francese, che parte nel 1978 con Violette Nozière e conclusasi con il terzultimo film del regista, La commedia del potere. Potere, sì è proprio un potere quello di queste donne, lo aveva Marlene Dietrich che per Josef von Sternberg divenne, da perfetta sconosciuta, l’angelo azzurro dell’omonimo film (1930) dando il via ad un sodalizio da cui nacquero sette lungometraggi, angelo per cui lei si costruì l’immagine divistica di donna fatale e sessualmente ambigua. Tippi Hedren, Grace Kelly, Ingrid Bergman diedero corpo alle fantasie inquietanti e sessuali di Alfred Hitchcock che con la prima ebbe un rapporto molto complesso e controverso e per la seconda nutrì una passione ben conosciuta – lei fu per lui “ghiaccio bollente”.

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Ci sono poi gli italiani Michelangelo Antonioni con Monica Vitti indimenticabile e tormentata interprete dalla tetralogia dell’incomunicabilità, e Federico Fellini con la moglie Giulietta Masina che recitò soprattutto con lui, ma non solo, incarnando non solo il suo cinema ma anche un tipo ben preciso di donna, in contrapposizione ad esempio con Sandra Milo, “eterna” amante del cineasta. Collaborazioni simili sono quelle tra Woody Allen e l’ex moglie Diane Keaton, tra Ingmar Bergman e Liv Ullmann, Pedro Almodóvar e Penélope Cruz – ultima musa del regista spagnolo dopo Carmen Maura e Victoria Abril -, tra Quentin Tarantino e Uma Thurman, iniziato dopo il successo di Pulp Fiction, e tra Tim Burton e l’ex compagna Helena Bonham-Carter.

Nomi e cognomi di donne che hanno fatto grande la storia del cinema

cinematographe.it, 8 marzo. Le donne dietro le quinte

Ci sono poi altre donne che non lavorano davanti alla scena ma dietro ad essa, e forse sono loro che hanno più lottato per ricoprire quel ruolo: molte sono le lavoratrici, dalle sceneggiatrici alle direttrici di regia, che raccontano quanto sia stato complesso “dare ordini” agli uomini. Questi ultimi vedevano di mal occhio una donna ai posti di comando, non rientrava nell’ordine delle cose e nella tradizione a cui i maschi ma anche le donne, erano abituati, come era difficile anche scrivere una storia che uscisse dai canoni e dagli stilemi comuni. Monica Vitti in più di un’intervista diceva quanto fossero poche le storie di “donne donne” – e questo perché quando queste ultime lavoravano spesso lo facevano accanto agli uomini – e quanto invece fosse solito trovare narrazioni in cui dovevano innamorarsi, strapparsi i capelli e il loro ciclo narrativo finiva lì.

Dunque persone come Frances Marion (sceneggiatrice), Edith Head (costumista), Anne Bauchens (montatrice), Helen Gibson (controfigura), Marion Dougherty (direttrice del casting), Mary Pickford e Sherry Lansing (a capo di un grande Studio hollywoodiano) sono nomi da ricordare perché proprio loro hanno fatto la differenza, nonostante tutto, senza tirarsi mai indietro.

Da Frances Marion a Mary Pickford, passando per Marion Dougherty e Anne Bauchens

cinematographe.it, 8 marzo: le donne dietro le quinte

Frances Marion – che è stata anche regista, produttrice, reporter di guerra – ha scritto ad esempio il successo di star come Mary Pickford, Greta Garbo, Gary Cooper, Rodolfo Valentino, Clark Gable, ha vinto due Oscar, essendo capace di cogliere i gusti del pubblico. Anne Bauchens ha addirittura inventato un mestiere, quello della segretaria di edizione – “scoperta” dal regista William DeMille con il quale collaborava – ed è stata una importantissima montatrice. Prima i patchers si limitavano a incollare insieme i pezzi di pellicola, erano soprattutto donne dal momento che costavano molto meno degli uomini e avevano mani piccole, è diventata la fedelissima montatrice del più celebre fratello Cecil B. DeMille.
Il loro rapporto lavorativo dura quarant’anni, litigando – era noto il carattere molto testardo della donna -, il lavoro indefesso (anche 18 ore al giorno), ponendosi grandi mete – nel 1956 realizzano I dieci comandamenti, DeMille gira 40 ore, ridotte da Bauchens a 3 ore e 40 minuti. Nel 1934 Bauchens ha una nomination per Cleopatra ma non era stata neppure accreditata, ingiustamente perde quell’Oscar ma lo vince, entrando nella storia, essendo la prima donna, nel 1941, per Giubbe rosse.

Un’altra donna che diede origine ad un mestiere è Marion Dougherty, la Melania di Via col vento, quello del direttore del casting. Grazie al suo intuito dà ruoli fondamentali a James Dean, Paul Newman, Warren Beatty, Robert Redford, Walter Matthau, Dustin Hoffman, Glenn Close e cambia il modo di concepire il ruolo dell’attore, non si trattava più di cercare dei tipi, ma qualcosa di unico che avrebbe resa unica anche l’interpretazione. Anche per la sua storia si può parlare di una vera e propria ingiustizia: nel 1991 le si voleva dare l’Oscar alla carriera, il primo alla carriera per un direttore del casting, che nel 2016 è stato assegnato al suo acerrimo ed eterno avversario Lynn Stalmaster.

Il vero traguardo è stato raggiunto da Mary Pickford, appena ventisettenne, quando nel 1919 diventa, insieme al (futuro) marito, Douglas Fairbanks, al regista David W. Griffith e a Charlie Chaplin, capo della United Artists, mettendo al centro la massima libertà creativa dei registi e da parte i vecchi vincoli degli Studios. Pickford rimane all’interno della casa di produzione fino al 1955, in questi anni ha dimostrato la sua enorme capacità da donna d’affari, dando fastidio a non pochi uomini, Richard A. Rowland, ad esempio, capo della Metro Pictures, infastidito disse: “I matti hanno preso il controllo del manicomio”. Ovviamente per lei da sola, nel 1919, sarebbe stato difficile ma è fondamentale il suo lavoro per poi permettere a donne come Sherry Lansing di diventare presidente della 20th-Century Fox, a 36 anni, restandone ai vertici da 1980 al 1982 per poi ricominciare questo lavoro nel 1992 alla Paramount, dove rimane fino al 2005. Ha partecipato al successo di Kramer contro KramerAttrazione fataleForrest Gump Titanic, diventando uno dei nomi più importanti del cinema, realizzando incassi enormi sia per per un uomo che per una donna.

Sono storie e nomi di figure femminili non sempre noti ma che devono essere ricordati perché necessari per comprendere quante possibilità possono avere le donne e come nei loro percorsi siano fondamentale caparbietà, dialogo, spinta creativa e rivoluzionaria. Le muse e le lavoratrici a piccoli passi sono riuscite a ritagliarsi prima un piccolo spazio, poi uno più grande che si è tramutato in un angolo di libertà e di costruzione della propria indipendenza e identità, utile alle donne di oggi per esistere, camminare, prendersi ciò che per molto tempo è stato negato nell’industria cinematografica.

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