Wakefield – Nascosto nell’ombra: la spiegazione del finale del film

Bryan Cranston è il protagonista di questo melodramma in solitaria in cui un uomo decide di isolarsi dalla società e di dissociarsi dalla sua stessa vita, diventando un osservatore nascosto della famiglia che ha abbandonato. Una riflessione sull’esistenza che lascia un finale aperto all’interpretazione.

Adattamento cinematografico del racconto breve Wakefield di E. L. Doctorow, pubblicato sul The New Yorker il 14 gennaio 2008, a sua volta ispirato da un racconto del 1835 di Nathaniel Hawthorne, Wakefield – Nascosto nell’ombra è un melodramma esistenziale interamente raccontato dal punto di vista del protagonista che, parlando con se stesso, ci offre in anteprima un macabro spaccato dei pensieri dell’uomo e una prospettiva cinica e disillusa della vita. Presentata al Telluride Film Festival e successivamente al Toronto International Film Festival a Settembre 2016, la pellicola è arrivata in Italia direttamente sul video on demand nonostante le recensioni discretamente favorevoli ottenute dalla critica americana e gli otto anni di lavorazione necessari per realizzarla. A differenza del precedente lavoro della regista Robin Swicord, ossia Il club di Jane Austen, Wakefield – Nascosto nell’ombra elargisce un disincantato affresco di un matrimonio in frantumi, relegando il quadro al solo protagonista maschile con una visione parziale e forse inesatta della reale storia che si trova dietro alla vita familiare che ci viene presentata.

La storia segue le vicende di un avvocato irreprensibile che, improvvisamente, ha un esaurimento nervoso, non palesemente dichiarato nel film ma facilmente intuibile, che lo porta a sparire e a nascondersi in una soffitta, da dove osserva chi lo circonda. Da quel momento in poi, l’uomo inizierà a perdere progressivamente il contatto con la realtà, dissociandosi dalla vita che conosceva e dalle persone care e rinchiudendosi sempre più in un guscio vuoto dall’esistenza effimera e infelice. Il protagonista si dissocia totalmente dalla realtà diventando un’ombra che osserva in lontananza la vita della moglie e della figlia e riflettendo costantemente su ciò che queste persone pensano senza mai saperlo per davvero, rivelando di volta in volta la sua visione pessimistica della società e rifuggendola fino a diventare un eremita a tutti gli effetti. Ma prima di fornire una spiegazione dell’ambiguo finale, analizziamo la trama del film.

Wakefield – Nascosto nell’ombra: la trama del film

Wakefield - Nascosto nell'ombra, Cinematographe.it

Howard Wakefield è un avvocato di successo a New York, dalla carriera lavorativa brillante ma da una vita matrimoniale insoddisfatta con la curatrice d’arte ed ex-ballerina Diana, con il quale è sposato da quindici anni. Una notte, mentre sta rientrando dal lavoro, nota che un procione si sta intrufolando dentro il suo garage, distaccato dal resto della casa, e decide di inseguirlo fino alla soffitta. Qui scopre che l’attico offre una visuale perfetta della sua casa e da questo posto egli può osservare indisturbato e senza essere visto la compagna e le due figlie, Taylor e Giselle, mentre stanno cenando. Nonostante Diana lo chiami ripetutamente al cellulare, l’uomo non risponde e, dopo che si è fatto tardi, per evitare l’ennesimo litigio con la moglie, l’uomo decide di trascorrere la notte in soffitta. Il mattimo seguente, però, Howard capisce che Diana non crederà mai alla storia secondo cui ha dormito nel loro attico, ma piuttosto penserà che stia avendo un’amante.

Continuando sulla stessa logica, l’uomo decide di rientrare a casa solo dopo che la moglie sarà uscita per andare a lavorare così da rimandare ulteriormente le incomprensioni che si verificheranno tra i due. Non tutto però andrà secondo i suoi piani, in quanto Diana, sconvolta dal non trovare il marito a casa, decide di compiere un giro di telefonate, prima all’ufficio dove egli lavora e poi ai loro amici, fino a chiamare perfino la polizia per denunciare la scomparsa, una mossa che Howard non aveva calcolato. Dopo che la donna esce per andare allo studio dove lavora, l’uomo rientra in casa per lavarsi e cambiarsi di abito ma una nuova idea si fa strada nella sua testa: dal momento che la moglie sta continuando la routine quotidiana come se nulla fosse, è molto probabile che la sua scomparsa sia in realtà un sollievo per lei e ha la convinzione di aver sposato la persona sbagliata. Un gioco che doveva durare una sola notte si trasforma in una nuova vita nascosto dalle ombre di una soffitta mentre in lui nasce il proposito di abbandonare tutto e non rivelarsi alla sua famiglia.

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Howard diventa entusiasta alla proposta di lasciare da parte tutte le responsabilità e osservare la sua situazione familiare da un punto di vista esterno, arrivando addirittura a pensare che egli sia molto più presente nella vita delle figlie ora che le scruta da lontano rispetto a quando vivevano sotto lo stesso tetto. Nei giorni seguenti, l’uomo continua a tornare alla sua abitazione per prendere del cibo o per lavarsi, ma ben presto arriva alla consapevolezza di non aver più bisogno degli innumerevoli oggetti materiali per lui indispensabili fino a pochi giorni prima e di non volersi più preoccupare di mantenere l’aspetto impeccabile. Le carte di credito, il cellulare, un lavoro redditizio, le camicie costose e una rasatura sempre perfetta e accurata rappresentano ulteriori responsabilità che lo incatenano a una vita che non gli è più confacente ed è così che decide di vivere come un naufrago, un sopravvissuto, libero dalle costrizioni imposte dalla società. Dopo questa epifania, Howard inizia a rovistare nei cassonetti dei rifiuti per recuperare qualcosa da mangiare e utilizza un bagno di servizio dei vicini per lavarsi di tanto in tanto. L’uomo diventa il fantasma di se stesso, lasciandosi andare non solo nell’aspetto esteriore, con una folta barba e i capelli lunghi e aggrovigliati, ma anche con il suo stato mentale, privandosi di qualsiasi interazione diretta con le altre persone.

Con il passare del tempo, Howard comincia a riflettere sugli inizi della sua relazione con Diana, che aveva incontrato quando lei stava con il suo migliore amico Dirk Morrison, un broker di Wall Street che trasforma qualunque cosa in una sfida. Proprio questa natura competitiva da parte di Dirk spinge l’uomo a usare la disonestà e la manipolazione pur di vincere il cuore di Diana a discapito dell’amico, rendendosi conto solo ora che, forse, non l’ha mai amata per davvero. Nonostante questo, Howard continua a voler manipolare la vita di sua moglie poiché fino a quando lui rimarrà scomparso, lei non potrà ricominciare una nuova relazione con un altro uomo. Attraverso questa esperienza, egli ha esasperato la sua indole e la sua possessività che lo portava a controllare costantemente la donna, prendendo parte alle sue decisioni in maniera astratta persino da lontano.

Il finale di Wakefield – Nascosto nell’ombra

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Con l’arrivo dell’autunno e la scoperta del suo nascondiglio da parte di due pazienti del corso tenuto dal suo vicino di casa, il dottor Sondervan, Howard non si sente più al sicuro, diventando paranoico e iniziando a vedere la sua dimora come una prigione e realizza come i suoi comportamenti siano stati dettati dall’egoismo e dalla gelosia. Lui è il solo responsabile della sua emarginazione dalla società e dalle scelte sbagliate che ha compiuto, eppure si è creato un immaginario in cui era la vera vittima delle disgrazie capitategli. Allo stesso tempo, Howard continua a rivivere i ricordi con la sua famiglia e capisce come tutti quanti siano più felici senza di lui e la sua aurea di negatività ed egocentrismo. Un grosso dilemma si staglia sopra il suo capo: tornare o rimanere nell’oscurità ai margini del mondo? Con l’avvicinarsi del Natale, le temperature scendono di parecchi gradi e la neve inizia a ricoprire le strade, facendo riemergere il gelo invernale. Howard capisce che ormai non gli rimane più molto tempo e deve prendere una decisione prima che sia troppo tardi, cercando una scusa plausibile per giustificare la sua sparizione. Oltre a questo, Diana sta cominciando a riprendere in mano la sua vita sentimentale e, per uno strano scherzo del destino, ha iniziato a uscire di nuovo con Dirk, l’uomo che aveva lasciato anni prima in favore di Howard.

Rendendosi conto degli errori del passato, l’uomo decide di dare una chance al suo ex migliore amico e, una volta tanto, lasciar scegliere liberamente a Diana il suo vero amore. Howard utilizza gli ultimi soldi che gli erano rimasti per comprarsi un nuovo completo e per darsi una ripulita da capo a piedi, doverosa dopo tutti questi mesi trascorsi in soffitta, con l’intento di presentarsi a casa e riprendere la normale vita dal punto in cui l’aveva interrotta. Mentre si avvicina alla casa, egli scorge dalla finestra la moglie e le figlie che addobbano l’albero di Natale, immaginando le due possibili reazioni che riceverà da parte loro: la prima di gioia, la seconda di puro terrore. Nonostante il dilemma, l’uomo prosegue fino alla porta di casa, entrando nella sua vera dimora e annunciando con soddisfazione due semplici parole: “sono tornato”.

Howard ha veramente trovato il coraggio di tornare a casa?

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Al termine del film, una domanda sorge spontanea: Howard ha veramente trovato il coraggio di tornare a casa oppure ciò che abbiamo visto è stato uno scenario creato dalla sua immaginazione? Durante tutta la pellicola, l’uomo si interfaccia solamente con se stesso, parlando nella sua mente come se in realtà stesse interloquendo con lo spettatore, eppure molte volte abbiamo visto scene immaginarie generate dal suo personale punto di vista oppure che facevano parte dei suoi ricordi. È opportuno pensare che, forse, anche sul finale e nell’attimo di esitazione prima di rientrare a casa, l’uomo non abbia avuto il coraggio di tornare dalla famiglia dopo tutti quei mesi di assenza. È evocativo anche il particolare di come egli si sia già immaginato nella sua mente i due possibili scenari che ne seguiranno: mentre il primo risulta positivo, con la moglie e le figlie che lo accolgono a braccia aperte, nella seconda esse sono inorridite, non sappiamo se perché pensavano che l’uomo fosse ormai morto oppure perché sono sconvolte dal fatto che sia mancato tutto quel tempo senza lasciare un biglietto o avvisare per la sua assenza. Inoltre, è indubbio come l’uomo avrà tanto da spiegare e difficilmente riuscirà a ideare una scusa plausibile, rendendo chiaro come, per certi versi, gli convenga maggiormente rimane nell’ombra, continuando a osservare l’esistenza dei suoi familiari da lontano.

Dall’altra parte, è difficile pensare che Howard avrebbe lasciato Diana decidere realmente della sua vita sentimentale e l’unica occasione che aveva per riprendere il controllo della situazione era tornare allo scoperto così da liberarsi nuovamente della competizione riportata in auge dall’ex-migliore amico Dirk. Oltremodo, l’intera narrazione è stata dominata e controllata dall’uomo così come la vita di coloro che lo circondano, facendoci sentire parte del suo perverso gioco di manipolazione, arrivando a decidere cosa farci vedere sul finale e cosa portarci via, ossia una conclusione ben definita. Allo stesso tempo, però, questo ci lascia la libertà di scegliere la fine che preferiamo, elevandoci dal nostro ruolo di spettatori inermi e donandoci la facoltà di decidere la conclusione che ci sembra più adatta per un uomo che ha pensato solamente a se stesso e si è dimenticato di tutti gli altri. Sta a noi, finalmente in grado di controllare la situazione, propendere per la scelta di perdonarlo o di rifiutarlo, superando la finestra dalla quale stavamo osservando impotenti le vicende e prendendo in mano il corso degli eventi.

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