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Editoriale | Venom: boicottare o no il cinecomic. Questo è il dilemma

Tempo di lettura: 3 minuti

Il dna di partenza era quello Marvel. Nato sui fumetti di Spider-Man nel 1988, Venom rappresentava una piccola grande rivoluzione antieroistica: un cattivo talmente oscuro con la stoffa da giustiziere e protagonista di una linea editoriale tutta sua. Così fu, e il successo non gli è mai mancato. Timidamente, lo si fece affacciare al cinema in Spider-Man 3, poi un lungo e misterioso silenzio produttivo sul suo futuro. Ora finalmente è uscito il film che ha per protagonista quella faccia da schiaffi di Tom Hardy nei panni del giornalista d’inchiesta Eddie Brock. Al suo fianco Michelle Williams, che interpreta la fidanzata dell’ospite del simbionte.

Venom – Senza tram ci si attacca all’astronave

Intanto in questa versione prodotta da Sony Pictures e distribuita da Warner Bros le fusioni tra umani ospiti e simbionti non hanno nulla a che fare con il ragno in calzamaglia ma prendono più scientificamente da una serie di esperimenti malriusciti dopo la caduta di un’astronave contaminata. I problemi però partono subito piccoli e imbarazzanti, come i numerosi raccordi sbagliati fin nelle inquadrature statiche nei controcampi. La regia di Ruben Fletcher s’immerge così, in un insuccesso d’immagini mai lontanamente rivoluzionarie quanto il ruolo di Venom nel fumetto o tra i cattivi più rimarcanti della memoria collettiva pop contemporanea. Nessuna scena d’azione riesce a staccarsi da un’esecuzione d’ufficio, priva di verve, priva di brivido. Ogni cosa scorre con la stessa blanda potenza visiva e narrativa di una qualsiasi puntata di certi supereroi televisivi. Senza lodi di sicuro, per le infamie lasceremo il giudizio al pubblico e agli affezionati del fumetto.

Venom – Perché andarlo a vedere

Si potrebbe decidere di guardare questo cinecomic per fedeltà al genere, per curiosità da accaniti lettori del fumetto omonimo, o per seguire il nuovo lavoro di un attore protagonista che in ogni ruolo riesce a dire ben più di qualcosa. Un spreco di sicuro è proprio Tom Hardy, in gran forma, certamente pronto al salto da Bane della DC al linguone nero della Marvel. Barba incolta, dentatura imperfetta e modi da bad-boy, non viene valorizzato da una sceneggiatura che puntava a edulcorare Eddie Brock fino a una riabilitazione che stendesse ogni censura e ogni divieto sulle età minime del pubblico. Pare che la versione italiana sia anche già tagliata, figuriamoci. Il protagonista diventa un cronistello d’assalto innanzitutto privo della fama che gli si cuce intorno a parole. Sarà pure il reporter più bravo, ma non ci sono sfondi narrativi a darcene la misura. Così procediamo alla fiducia, per tentoni, lungo questo superficiale giocattolone di quasi due ore e venti. Insomma, i fan della star potrebbero trovare qualcosa d’interessante dietro il simbionte.

Venom – Perché evitarlo

Si sorride anche troppo per la famigerata ironia croce e delizia già di tanto Marvel Universe. E qui non viene mai spizzicata, bensì versata a mestolate abbondanti e disordinate. I duetti tra ospite e simbionte allora diventano siparietti. Spariscono paura, orrore, e l’inquietudine per quella che poteva essere una sublime reminiscenza cronenberghiana in salsa cinecomic resta fuori dalla porta di servizio insieme a una serie di buone idee rigorosamente non applicate al soggetto. Probabilmente farà il suo incasso anche se lo boicottaste. Magari non sarà neanche una cifra stellare quella finale, però il problema sta pure nell’aver scollato il personaggio da due mondi. Allo stato attuale da una parte siamo fuori dalla Marvel ufficiale, e quindi avulsi dall’universo Avengers, dall’altra restiamo esclusi dai Deadpool e X-Man di dominio Fox. Questo Venom paga quindi l’isolamento Warner anche in maniera retronarrativa, per così dire. Cioè, con intorno un vuoto incolmabile da altri eroi-supporto, praticamente quasi un vicolo cieco sulla strada degli universi allargati.

Venom – Attenzione, zona spoiler

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Da ora però si faranno alcuni spoiler, attenzione. Sul franchise invece la prima scena post titoli di coda introduce il Cletus Kasady che diventerà Carnage, lo spietato simbionte rosso arcinemico di Venom, con gli occhi da pazzo di un Woody Harrelson. Probabilmente l’attore texano ci farà pure divertire, qualora i sequel prendessero forma. Ma ora come ora, dopo l’agognata visione d’esordio, ci sono più dubbi che certezze. Nella seconda scena a fine titoli, invece, abbiamo una bella clip da Spider-Man. Un nuovo universo, film d’animazione natalizio che ci mostrerà un futuro con il nuovo allievo di un maturo Peter Parker. È proprio qui che in pochi secondi si chiude la prova del nove sulla mediocre riuscita di Venom. Questo Arrampica muri animato ha più stile, più anima, più fascino e più ritmo nel suo breve timing di un Venom nell’intera epopea di oltre due ore di film appena scorse. È un peccato per Hardy, ma anche per la Williams, attrice sempre ottimamente plasmabile sui diversi ruoli e generi. Stavolta le tocca subire insieme al divo londinese una cifra stilistica nei dialoghi troppo spesso sempliciotta e bucata come un emmenthal anche per quanto riguarda tante piccole incongruità narrative. Il n.2 sarà una rinascita?

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