v per vendetta

Io sono testimone diretta della forza delle idee, ho visto gente uccidere per conto e per nome delle idee, li ho visti morire per difenderle.

Questa frase, pronunciata da un voice over, apre V per Vendetta in una scena ambientata in un passato lontano, ovvero il 1605. Il 5 novembre 1605 un gruppo di congiurati avevano progettato di far esplodere la Camera dei Lord e uccidere il re, proprio il 5 novembre, all’epoca Giacomo (Stuart) I Re d’Inghilterra, durante l’apertura del Parlamento inglese. Il complotto era noto come la Congiura delle Polveri. Tra i congiurati Guy Fawkes, il cui stile e volto sono ripresi da V.

Le idee e l’idealismo sono il fulcro del film e questo aspetto viene confermato verso la fine del film, quando V si trova faccia a faccia con Creedy, il quale gli spara ripetutamente più volte senza riuscire a ucciderlo. Così Creedy, disperato, domanda a V “Perché non muori?”, e V risponde:

Sotto questa maschera non c’è solo carne, sotto questa maschera c’è un’idea Creedy, e le idee sono a prova di proiettile.

In un mondo distopico e futuristico, una versione moderna di 1984 di George Orwell, V per Vendetta racconta di un mondo tra il 2005-2020, in particolar modo in Inghilterra, in cui il totalitarismo e la paura si sono impossessati non solo dell’ambito politico, ma del controllo totale della vita di tutti i cittadini. Lo Stato, capitanato da un totalitarista senza scrupoli come Adam Sutler, punisce chi è, secondo la mentalità dello Stato, diverso, libero e non timoroso di essere se stesso. La paura, il terrore sono infatti la chiave della politica dello Stato inglese, che ha come motto “Strength through unity, unity through faith”, in italiano “La forza attraverso l’unità, l’unità attraverso la fede”. Annientando chi cerca di affermare la propria identità e il proprio essere, questo totalitarismo vuole avere in pugno i suoi cittadini, rendendoli servi e dipendenti dallo Stato. V ha un piano ben dettagliato che è molto più grande e di ampio raggio, rispetto a quanto possa sembrare, ovvero una semplice vendetta personale.

V per Vendetta: le frasi memorabili del film con Natalie Portman

V, grazie anche all’incontro con Evey Hammond, interpretata da Natalie Portman, porterà in atto il suo piano, vendicarsi di tutti coloro che furono responsabili dell’annientamento totale di migliaia di persone al campo di concentramento di Larkhill, e compiere giustizia nei confronti del popolo inglese, donando loro così la libertà. Infatti nell’ultima scena, tutta la città di Londra osserva come uno spettacolo l’esplosione del Parlamento inglese, simbolo del marcio del mondo. Poco dopo tutti i cittadini, che avevano il volto coperto dalle maschere di Guy Fawkes, se la tolgono, uno dopo l’altro, riconquistando la propria identità e libertà, ridonatagli dalle idee e la lotta di V.

Il simbolo della maschera è molto interessante in V per Vendetta. Nella scena appena descritta, la maschera non serve solo a celare le identità, ma ad unire il gruppo, ognuno è V, ognuno è Guy Fawkes, ognuno è un ribelle. Anche la risposta di Evey alla domanda dell’ispettore Finch su chi fosse V in realtà è interessante, potrebbe ricordare da un certo punto di vista l’Uno, Nessuno, Centomila di Luigi Pirandello, perché anche V in fondo poteva essere uno, di fatto nessuno, eppure centomila.

Era Edmond Dantès. Ed era mio padre e mia madre, mio fratello, un mio amico, era lei, ero io, era tutti noi.

Con la parola maschera si associa sempre l’idea di apparenza, nascondere, il celare qualcosa. In latino il concetto espresso da questo termine veniva indicato tramite la parola persona. Al tempo dei Romani quindi veniva associato il concetto di nascondere se stessi con il concetto di prendere l’identità di qualcuno altro. In Al di là del bene e del male Nietzsche dedica una lunga analisi al concetto di maschera, che non connota per forza con qualcosa di negativo. Mettersi una maschera può proteggere noi stessi dalla nostra verità, ma anche gli altri dallo scoprire una verità che non vogliono avere svelata.

La maschera nietzschiana assume così una doppia funzione, proteggere la propria profondità e dividerci allo stesso tempo da una realtà per il nostro essere in qualche modo spiacevole, una realtà dalla quale fuggire. Nietzsche aggiunge che ad ogni “spirito profondo” cresce una maschera, perché solo chi ha profondità interiore ha il bisogno di celarsi dietro di essa. V cita spesso William Shakespeare da opera differenti:

Dal Macbeth: “Io oso fare tutto ciò che può essere degno di un uomo, chi osa di più non lo è.

Ritornando sul tema della maschera, appropriata è la citazione di V da La dodicesima notte:

Nascondi ciò che sono e aiutami a trovare la maschera più adatta alle mie intenzioni

Il tema del nascondersi per salvaguardare il proprio essere, così come il dover apparire qualcun altro, mentendo, è un tema centrale in V per Vendetta. V porta Evey a vivere un’esperienza terribile, mentendole e facendole credere di essere in una realtà non vera, le ha mentito per farle scoprire la sua forza, una verità su di lei di cui non era a conoscenza. La verità diventa così un mezzo per conoscere se stessi, per scavare nel profondo e raggiungere i propri scopi. Infatti il concetto della verità e il suo ruolo emerge in più parti del film, ma in particolare quando Evey racconta a V che il padre era uno scrittore e diceva sempre:

Gli artisti usano le bugie per dire la verità, mentre i politici le usano per coprire la verità

Inoltre il tema della verità viene sottolineato quando Evey trova a casa di V la scritta: “Vi Veri Veniversum Vivus Vici”, (da notare che nel film la frase viene erroneamente attribuita al Faust e si presuppone la versione di Marlowe o Goethe, ma in realtà non compare in nessuna delle due opere) tradotta in italiano “Con la forza della verità in vita ho conquistato l’universo” e questo è assolutamente quello che ha fatto V.”

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