Tutti lo sanno: 5 motivi per vedere il film di Asghar Farhadi

Perché vedere Tutti lo sanno? Ecco alcuni motivi per i quali non dovete perdere il nuovo film diretto da Asghar Farhadi che segna l'esordio del regista in lingua spagnola e la nona collaborazione sul set tra Penélope Cruz e Javier Bardem.

- Ultimo aggiornamento: 7 novembre 2018 16:38 - Tempo di lettura: 6 minuti

Arriverà nelle sale italiane l’8 novembre distribuito da Lucky Red Tutti lo sanno (Todos lo saben), il nuovo film dell’iraniano Asghar Farhadi. La pellicola, che ha come protagonisti Penélope Cruz e Javier Bardem, è stata scelta come film d’apertura della 71ª edizione del Festival di Cannes.

Il film racconta la storia di Laura, che dall’Argentina (dove vive con la sua famiglia) torna assieme ai suoi due figli nel paesino spagnolo dov’è nata e cresciuta. L’occasione è il matrimonio di sua sorella, un momento importante e gioioso per ritrovarsi con tutti i parenti e gli amici di un tempo. Tra questi c’è Paco, proprietario di vigna ed ex amore di Laura, con cui il sentimento non si è mai spento davvero. L’atmosfera di festa per il matrimonio è delle più belle, ma avviene il dramma: Irene, la figlia sedicenne di Laura, viene rapita, lasciando tutti nello sgomento più totale e facendo riemergere vecchi dissapori e contrasti.

Tutti lo sanno è un’opera intensa e di ampio respiro: un’ulteriore conferma non solo della bravura dei suoi interpreti, ma anche della capacità di Farhadi di giocare costantemente con il certo e il dubbio, con la verità e la bugia, realizzando pellicole incisive e sempre attuali. Un film assolutamente da non perdere per svariate ragioni. Noi ne abbiamo trovate 5 e ve le diciamo di seguito!

Perché vedere Tutti lo sanno? 5 motivi per non perdere il film con Penélope Cruz e Javier Bardem, dall’8 novembre al cinema

5. L’ambientazione iberica

Tutti lo sanno è ambientato in un paesino del sud della Spagna. Nel film non si specifica bene quale esso sia, ma ciò non ha importanza: siamo in una dimensione rurale, con dinamiche che, nonostante siano collocate in un’epoca contemporanea, hanno un che di atavico, e il tutto trova uno sfondo ideale proprio nel paese dove si svolge la vicenda. Una cittadina molto piccola e a tratti polverosa, circondata da grandi vigneti che fungono da base per l’economia locale. Dal momento che questa storia parla principalmente di rapporti umani, questi risultano sviluppati meglio grazie al “silenzio” che vi è intorno. Nulla a che vedere con le relazioni instaurate nelle grandi metropoli: qui le persone sono “più vicine”, tutti si conoscono e sanno qualcosa l’uno dell’altro. La natura del luogo è il contorno perfetto per la realizzazione di tutto ciò. Anche la scenografia di Clara Notari è fortemente suggestiva: l’arredamento, com’è disposta la grande casa della famiglia di Laura (facente perno sul vasto patio) e l’architettura del paesino suscitano sentimenti di nostalgia e richiamano alla mente la cultura iberica più autentica e genuina.

4. La fotografia di José Luis Alcaine

Farhadi ha voluto per Tutti lo sanno José Luis Alcaine come direttore della fotografia. Spagnolo, classe 1938, Alcaine è uno dei più grandi esponenti di quest’arte in Spagna, ed è riuscito a ottenere, durante la sua lunga carriera, numerosi riconoscimenti, tra cui 5 premi Goya. Sono oltre 150 i film e le serie televisive che lo vedono autore della fotografia. Tra i cineasti suoi connazionali con cui ha collaborato figurano Vicente Aranda, Pedro Almodóvar, Carlos Saura e Bigas Luna. Oltre alle incursioni nel cinema americano, come ad esempio quello di Brian De Palma, Alcaine ha partecipato anche ad alcuni titoli italiani, lavorando per Alberto Lattuada, Fabio Carpi e Giovanni Veronesi. Tinte forti, un’esaltazione delle forme e un’estremizzazione dei contrasti sono i caratteri distintivi del suo operato. Per Tutti lo sanno, però, ha intrapreso vie alternative. “La nostra collaborazione è stata ottima – ha detto Farhadi – Ha cercato in tutti i modi di mettersi al servizio del realismo che cercavo. È uno straordinario direttore della fotografia che conosce bene la pittura e i problemi della luce. Vuole sempre sperimentare nuove idee e evitare i cliché, e possiede quel tipo di audacia che di solito associamo alla gioventù”.

3. La bravura degli interpreti in Tutti lo sanno

Leggi anche Penélope Cruz e Javier Bardem: una storia d’amore e film

Non solo Penélope Cruz, Javier Bardem e Ricardo Darín, ma l’intero cast artistico di Tutti lo sanno è semplicemente azzeccato. Cosa non scontata: le scene di gruppo sono numerose, e il rischio di far emergere discrepanze e differenze nella resa recitativa collettiva poteva essere alto. Invece gli attori di questa pellicola si muovono e interagiscono come un meccanismo ben oliato, elemento fondamentale in una storia come questa, dove la famiglia, la sua istituzione e i valori in essa contenuti sono posti al centro. Ovviamente, l’attenzione è principalmente rivolta alla Cruz e a Bardem, e non solo perché sono gli interpreti principali della pellicola. I due attori (marito e moglie nella vita oltre che colleghi sul set) confermano ancora una volta di essere artisti eccezionali. Da una parte Penélope Cruz che, nell’interpretare Laura e nel dar vita alla sua sofferenza, non risulta mai eccessiva né forzata, dosando con naturalezza la propria passione interiore con un riserbo fittizio; dall’altra Javier Bardem, che si impone sulla scena per prestanza fisica e ingombranza emotiva, portando sullo schermo in maniera mirabile la profonda evoluzione del suo Paco. Non è la prima volta che la coppia di attori recita nello stesso film: sono ben 9 i titoli che li vedono insieme su un set, e anche questa volta – sebbene interpreti di personaggi che nell’universo immaginato da Farhadi non stanno insieme – la chimica tra i due è palpabile, un’incredibile assonanza artistica prima ancora che sentimentale.

2. La regia di Asghar Farhadi

Asghar Farhadi è un regista iraniano di grande successo, un artista enormemente apprezzato dalla critica di tutto il mondo. Tutti lo sanno è il suo ottavo film nonché il suo esordio in lingua spagnola. Sia con Una separazione (2011) che con Il cliente (2016), Farhadi si è aggiudicato l’Oscar al miglior film in lingua straniera. Nel secondo caso, il regista e sceneggiatore non si è recato a Los Angeles a ritirare la statuetta a causa del controverso ordine esecutivo emanato da Trump, che impediva l’accesso negli Usa ai cittadini di determinati stati, tra cui, appunto l’Iran. Nonostante l’ordine sia stato revocato per tempo, Farhadi ha comunque deciso di non presenziare alla cerimonia degli Oscar in segno di protesta verso tali misure restrittive. Il cinema di Farhadi affronta la difficoltà dei rapporti interpersonali senza trattarli direttamente: tramite le sue storie, il cineasta si immerge nelle mille sfumature che circondano ogni tipo di relazione, attraversando bugie, dubbi, certezze e verità, senza mai attribuire nessuna di queste a uno specifico personaggio e, anzi, facendo emergere come sia quasi impossibile stabilire cosa sia giusto e cosa no. Lo spettatore viene a conoscenza a poco a poco degli elementi che costituiscono ogni singolo film di questo regista: Farhadi non mette subito tutto sul piatto, ma snocciola lentamente indizi e informazioni che serviranno a completare il puzzle, o almeno ad andarci molto vicino. Il senso di instabilità e incertezza è ciò che permea le sue pellicole, strutturate quasi come congegni e funzionanti anche grazie al lavoro svolto nella definizione dei personaggi, che si rivelano, alla fine della storia, irrimediabilmente soli. Si tratta di un regista che riesce a cogliere il linguaggio universale dei sentimenti umani in ogni situazione, non importa in quale latitudine essa sia ambientata.

1. Le tinte noir di una vicenda drammatica

Tutti lo sanno non è soltanto un dramma familiare, ma è un’opera che esplora sfumature noir, quasi da giallo. Accanto ai dissapori emersi e ai rancori mai sopiti nella famiglia di Laura e tra gli altri abitanti del paesino, si sviluppa la suspance per il destino della giovane Irene, l’adolescente rapita. Il dubbio, elemento cardine del cinema di Farhadi, non dà tregua ai protagonisti né allo spettatore: di fronte a un’emergenza così drammatica, risulta lecito sospettare di tutti, anche dei più impensabili. Un intreccio ben riuscito tra l’introspezione dei rapporti umani e il mistero del rapimento rendono Tutti lo sanno un film capace di assorbire lo spettatore, un’altra pellicola riuscita del regista iraniano.