Trilogia del Baztan, Cinematographe.it

Tutte le strade portano a Elizondo, o meglio non proprio tutte, ma almeno quelle della detective della Policia Foral di stanza a Pamplona Amaia Salazar di certo. Parafrasando l’antico proverbio nostrano, abbiamo voluto sottolineare come la città situata nella provincia e nella comunità autonoma della Navarra, nel nord della Spagna, rappresenti il cuore nero e pulsante delle disavventure dalla protagonista della Trilogia del Baztán, perché volente o nolente è lì che i fantasmi del suo travagliato passato e le indagini sui responsabili della catena di efferati delitti la condurranno. Proprio in quella terra maledetta dalla quale  la donna era fuggita appena diciottenne, un po’ come dopo di lei è stata costretta a fare la Anna Raina di Curon. Due binari che finiranno per entrare in rotta di collisione, riportando a galla una serie di tremende verità che costituiscono la materia prima dei capitoli della saga letteraria di Dolores Redondo e le trasposizioni cinematografiche firmate da Fernando González Molina.

La fedeltà alle matrici letterarie è alla base della trasposizione cinematografica della Trilogia del Baztán

Trilogia del Baztán, cinematographe.it

Disponibili nel catalogo Netflix, i tre film (Il guardiano invisibile, Inciso nelle ossa e Offerta alla tormenta) sono cronologicamente venuti alla luce nell’ultimo quadriennio, raccogliendo consensi dentro e fuori dalle mura amiche, laddove le matrici letterarie hanno conquistato milioni di lettori. Un dato che non poteva che attirare l’attenzione della Settima Arte, con i vertici della piattaforma che si sono accaparrati i diritti di distribuzione. Ed eccoci qui catapultati in quei luoghi bagnati dalle acque del fiume che dà nome all’intera vallata e alla trilogia crime della scrittrice iberica, alla quale l’adattamento è rimasto pressoché fedele nel plot dei singoli atti, ma anche nell’ibridazione dei generi, con un mix di detective-story, serial-thriller e quel pizzico abbondante di soprannaturale (leggende e tradizioni popolari del Baztan) che funge da classico specchietto per le allodole. In tal senso, il regista e gli sceneggiatori ne hanno assecondato e restituito l’essenza e il modus operandi, seguendo alla lettera la scia di sangue che conduce diretta all’epilogo della cripta di Offerta nella tormenta.

Trilogia del Baztán: i romanzi e le trasposizioni dei tre capitoli hanno in comune pregi e difetti

il guardiano invisibile, cinematographe.it

Si finisce così con il combinare senza soluzione di continuità la saga famigliare dei Salazar e con le inchieste di un agente che ha fatto della disciplina, del sapere e dell’istinto un importante biglietto da visita. Caratteristiche che emergono nell’identikit del personaggio sia nei romanzi che nelle pellicole, ma che a conti fatti sovrastano e dominano sul suo disegno umano. Quest’ultimo è, per quanto ci riguarda, uno dei due talloni d’Achille dell’operazione. Non c’è dubbio che nell’arco dell’intero racconto la one-line della figura di Amaia (interpretata con tutte le sfumature e le progressioni del caso da una brava e intensa Marta Etura) e il suo percorso, compresi la maternità e il rapporto conflittuale con la madre, offrano allo spettatore le basi per comprendere i motivi di tanto astio e terrore. Ciononostante, il peso del ruolo da detective e le intricate dinamiche che animano le indagini sul serial killer di adolescenti in Il guardiano invisibile e gli infanticidi commessi dalla setta locale per tenera a bada gli spiriti in Inciso nelle ossa, finiscono con monopolizzare l’attenzione del fruitore anche quando tutti i pezzi iniziano a trovare la collocazione nel capitolo conclusivo della trilogia.

La serialità televisiva sarebbe stata la “casa” ideale per accogliere la storia al centro della Trilogia

Offerta alla tormenta, cinematographe.it

Al netto delle sette ore complessive di fruizione della saga cinematografica, la componente mistery è, come nell’opera letteraria, il pezzo forte del menù, con echi che riportano alla mente il poliziesco scandinavo I delitti di Fjällbacka di Camilla Läckberg, con relativa serie televisiva (Omicidi tra i fiordi). Ciò che manca è invece il ritmo, che se nelle pagine dei romanzi della Redondo ha un efficace crescendo, in tutte e tre i film invece appare piuttosto singhiozzante, con riuscite accelerate sempre e soltanto in prossimità del traguardo. Nel mezzo delle oltre due ore di ciascun capitolo, con Inciso nelle ossa che, in veste di secondo, assolve al compito ingrato di traghettatore, ci sono sicuramente dei momenti in cui il termometro della tensione sale, ma qualcosa in più avrebbe giovato nell’economia complessiva. Per questo restiamo convinti che la serialità sarebbe stata la “casa” ideale per accogliere la storia al centro della Trilogia del Baztán.