Era il 2001, Angelina Jolie era fresca di Oscar, nel fiore di quegli anni che la vedevano di una bellezza mozzafiato. Occhi giganti ed azzurri, le labbra più carnose che Hollywood abbia mai avuto il piacere di inquadrare. Una divinità reincarnatasi sulla Terra che brillava non solo per la sua predisposizione recitativa che l’aveva vista già impegnata in svariati ruoli, ma per una carica attrattiva che dopo di lei poche altre attrici sono riuscite a trasportare. Un’aurea di sensualità che ha spinto Simon West a sceglierla come sua Lara Croft, come configurazione cinematografica di uno dei videogiochi più importanti della storia dell’intrattenimento.

Una fisionomia che si prestava oltremodo benissimo all’idea che dell’archeologa inglese si aveva intenzione di dare, la collisione di due stelle, una umana e l’altra pixelata, che avrebbero reso insieme ancor più immortale il personaggio videoludico, tanto iconico da meritare nel tempo una stella sull’ammirata Walk of Fame. Un’incoronazione però del tutto mancata, andando rovinosamente inciampando sui suoi stessi errori e volendo perseverare con questi nel sequel delle avventure della protagonista Tomb Raider – La culla della vita, uscito in sala nel 2003.

Il reboot di Tomb Raider, il cambio di Lara Croft e quel reggiseno troppo vuoto…

tomb raider cinematographeUna coppia di film, Lara Croft: Tomb Raider del 2001 e il suo seguito due anni dopo, in cui tutto è sbagliato, tranne la scelta dell’attrice. O meglio, tranne la scelta dell’attrice per il suo impatto visivo. È indubbia infatti l’efficacia che l’aspetto della Jolie nei panni della Lara Croft di Simon West e di Jan de Bont ha esercitato sull’immaginario mondiale: la perfetta aderenza delle sue forme a quelle incredibilmente generose del personaggio, la sua presenza capace di ammutolire i comprimari, il potere di quello sguardo e di quella prestanza che non venivano meno durante le scene di azione.

Una figura. Un corpo e un viso che sono rimasti fissi nella mente collettiva. Una bellezza tonica e prosperosa a cui tutti erano costretti a ripensare. Per questo quando è stato annunciato un reboot filmico tratto dal videogioco la gente non ha accettato la possibilità del nuovo, e per questo poi ha del tutto bocciato l’arrivo dell’attrice Alicia Vikander. Come Angelina Jolie al tempo, l’interprete svedese approda al ruolo subito dopo essere stata reduce dal suo Premio Oscar, ma nonostante la coincidenza del riconoscimento, assolutamente lontana da quella portata erotica della prima attrice di cui la maggior parte delle persone si è sentita privata.

Alicia Vikander è gracile, è minuta nella sua quasi inesplosa corporatura. Un viso fresco, dove tutto sembra accuratamente misurato, di uno splendore che nasce dalla semplicità estrema. Non certo impossibilitata nel rappresentare un’ideale di sessualità, ma sicuramente meno provocatorio o istintivo di quello che Angelina Jolie ha significato agli inizi del 2000. Un’onda d’urto che si è ferocemente scagliata contro la scelta di affidare all’interprete europea la parte di Lara Croft, un’opposizione solida che ha messo in evidenza una verità sconsolante: solo un reggiseno imponente avrebbe potuto rendere secondo molti giustizia alla nuova protagonista del reboot.

Tomb Raider e la Lara Croft di Alicia Vikander

tomb raider cinematographeLavorando sul ruolo, mostrandosi preparata alle difficoltà che un franchising simile porta con sé e non temendo di allontanarsi dall’idealizzazione fredda e calcolatrice di cui si aveva memoria tramite le pellicole passate, Alicia Vikander ha dato prova nel nuovo Tomb Raider di essere degna di indossare le pistole della tanto acclamata beniamina, in un’interpretazione che dà tutto un diverso carattere alla sua protagonista. Se la Lara Croft di Angelina Jolie seguiva la strada battuta pari passo dal videogioco e non ne deviava mai la direzione, quella di Alicia Vikander si libera dalle catene del joystick e diventa un personaggio cinematografico a tutti gli effetti, sminuendo la vuotezza dell’archeologa di colei che precedentemente l’ha impersonata, contando su di una sceneggiatura ed una volontà di portare la Croft su di un piano di semplice cinema.

Angelina Jolie seguiva i comandi, mossa da fili immaginari che la guidavano nelle sparatorie mortali, sulla motocicletta in corse spericolate, nelle piroette a mezz’aria che mostravano l’innata abilità della ragazza. Una conoscenza dell’arte del combattimento di derivazione sconosciuta, quasi fosse intrinseca nella giovane fin dalla propria nascita. Un personaggio che agiva come un vero e proprio robot telecomandato, in un film in cui anche i sentimenti non potevano che risultare a questo punto artificiali, finti nei sorrisini tirati e nelle relazioni al loro culmine quanto mai irreali.

Basandosi sulla versione da gioco del 2013 Tomb Raider e quella del 2015 Rise of the Tomb Raider, il Tomb Raider cinematografico di Roar Uthaug con Alicia Vikander perde certo la fisicità di Angelina Jolie, ma acquista con la sua inedita protagonista uno spessore tutto diverso, un’efficacia che nessuna taglia di seno potrà mai compensare. La Vikander – aiutata dall’intenzione di basarsi su una rivisitazione della storia del personaggio più sfaccettata – dona a Lara Croft ciò che le mancava nel 2001 e nel 2003: l’umanità. L’archeologa non è ancora archeologa, ancora non usa le armi, non porta persino la treccia. Quella del film Tomb Raider è una Lara Croft alle sue origini, che scopre sé stessa e le sue potenzialità attraverso agenti esterni che la incamminano sul proprio destino. Un personaggio il quale deve ancora imparare che nella vita bisogna saper sopravvivere.

Lara Croft di Angelina Jolie e Lara Croft di Alicia Vikander: chi vincerebbe in uno scontro?tomb raider cinematographe

È dunque con questo elemento umano che Alicia Vikander sconfigge in una lotta impari la Lara Croft di Angelina Jolie. La sua protagonista è vera nelle sue pur inverosimili avventure, si piega sotto la possibilità della sconfitta che viene contemplata all’interno del film e che le dona addirittura forza. Il poter fallire per dimostrarsi reale. L’invincibilità che viene battuta dall’opzione della disfatta.

Niente è più falso nella nuova protagonista – in un’ottica che si rifà comunque al genere dell’azione. Non esegue più soltanto ciò che un premere di tasti le suggerisce in maniera impassibile. Ora ride, cade, lotta, urla, reagisce. Slegata dalle direttive di altri che dalla loro cameretta spingono il tasto A o B a loro voglia. Una personaggio che non è più solo esperienza da videogioco, ma da visione in sala. La Lara Croft di Angelina Jolie potrebbe sicuramente primeggiare in una lotta con la Lara Croft di Alicia Vikander, ma saprebbero comunque tutti chi delle due è la vera vincitrice.

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