The Woman King: la storia vera dietro al film

The Woman King: le mezze verità di una narrativa cinematografica reale e cruda tra parallelismi storici e mitologici.

The Woman King è il film diretto da Gina Prince-Bythewood con protagonista Viola Davis, che da sempre, non solo con l’interpretazione di ruoli emotivamente importanti, combatte contro qualsiasi forma razziale e classista di cui anche gli Stati più civilizzati sono stati responsabili. Esemplare la sua interpretazione in The Help, di una cameriera nera schiavizzata dai bianchi americani.

The Woman King: i parallelismi storici, mitologici e cinematografici

The Woman King, uscito il 1° dicembre nelle sale italiane e lo scorso 9 settembre negli Stati Uniti, sta conquistando gli spettatori attraverso un racconto dalla cruda materialità, che si sfila tra realtà e inventiva cinematografica.

Ambientato nel 1820, il film ripercorre le atrocità nei confronti delle donne africane da parte dei commercianti di schiavi; una storia vera, concretamente mai interrotta, che si insidia in ogni epoca, persino in quella contemporanea attraverso la prostituzione, i campi di concentramento e la tratta dei migranti che affrontano il viaggio in mare in condizioni precarie nella speranza di un destino più fortunato.

Nella pellicola hollywoodiana, tanti i riferimenti che concatenano condizioni sociali di tutte le epoche, scorrendo, persino, negli aspetti mitologici largamente ripresi nei dettagli con cui la tecnica cinematografica rende corporea la forza femminile. La forza delle giovani guerriere africane rimanda ampiamente alla donna spartana, al loro attaccamento alla disciplina, all’allenamento e addestramento atletico oltre che alla lotta contro ogni forma di sottomissione nei confronti di un maschio padrone e detentore di diritti assoluti, con l’osservazione di tre regole fondamentali: non unirsi in matrimonio; allenare il proprio fisico per potenziare la propria corporeità, praticare una sorta di austerità psicologica necessaria per l’affermazione dei propri diritti. 

The Woman King: la dimensione iper reale della narrativa del grande schermo

La cinematografia rappresenta, nel complesso, un’espressione culturale che, tra i molteplici scopi, ha anche quello di informare e far conoscere. La “settima arte”, pur distinguendo i tanti generi che la compongono, segue, in ugual modo, tendenze “fantastico-irreali” e tendenze “realistiche-oggettive”; propone, in ogni caso, sia pur in maniera trasversale e metaforica, concetti culturali, sociologici, politici, storici, traslandoli in una dimensione “iper reale” che altro non è che la naturale dimensione del cinema. 

The Woman King tratteggia la storia di giovani guerriere inserite in un reggimento militare: le Agojie, guidate dalla splendida Nanisca, combattono contro tribù rivali; bottino della vittoria nemica è lo scambio di schiavi con i colonialisti europei.

The Woman King: i riferimenti alla guerra in Africa del 1823, tra realtà e copioni

Il film è tratto da eventi realmente accaduti nell’Africa del 1823 nel Regno di Dahomey, fondato nel 1600 e durato fino al 1904.

L’Africa, da sempre, è purtroppo segnata dal permanere di tantissimi conflitti, guerriglie culturali e sociali che dominano, sanguinarie, sulla pace. Il Regno di Dahomey è il nemico storico del Regno di Oyo, esattamente come riportato nella pellicola. Rispetto a quanto raccontato nel film, studiosi e critici internazionali hanno però tenuto ad evidenziare la necessità di ribadire un netto distaccamento storico\reale rispetto all’identità pacifica attribuita al regno di Dahomey, sostenendo, al contrario, non solo quanto sia stato uno dei regni più ricchi, ma anche tra i regni che maggiormente abbiano patteggiato con i colonialisti per lo scambio di “merce umana”, degli schiavi, sodalizzando con una politica colonizzatrice basata sullo sfruttamento e sull’annullamento di ogni diritto naturale.

I riferimenti storici temporali sembrano coincidere anche nel film che, però, non esclude una linea parallela più romanzata, forse necessaria per mantenere i canoni estetici del grande schermo: la storia d’amore, i costumi di scena, il linguaggio molto più evoluto rispetto al contesto socio-culturale dell’epoca originale. 

Chi è la vera Nanisca, il personaggio di Viola Davis in The Woman King?

Nanisca, non è un personaggio storicamente vissuto, è un personaggio dal significato metaforico, perché come Nanisca sono state tante donne e tante altre lo sono ancora; l’origine del nome sembrerebbe avere una matrice francese, seppur è documentato che il Regno di Dahomey sia stata una colonia della Francia, sotto il suo protettorato fino al 1960.  Per quanto riguarda la storia della giovane Nawi, risulta vera solo a metà, Nawi è un personaggio realmente esistito ma, dando fede alle documentazioni storiche, risulta esser stata una giovane combattente nella seconda guerra franco- dahomea avvenuta circa 50 anni dopo rispetto ai fatti del 1823 raccontati da Gina Prince-Bythewood.

Oggi il regime militare delle Agojie non esiste più, ma nel corso dei secoli sono state tantissime le combattenti per l’emancipazione femminile che, nel Sud del mondo, soprattutto in alcuni Paesi, per condizionamenti culturali ed economici, rendono un martirio la vita della donna.

The Woman King, la donna re, arriva nei nostri cinema in un momento eticamente in crisi; l’emergenza pandemica, le tante guerre taciute, la guerra in Europa, le persecuzioni verso coloro che “violano” leggi sacre, rabbuiano il tempo che viviamo e dimostrano che l’uomo, con la sua presunta intelligenza, è, tra gli esseri viventi, il più feroce! 

 

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