Sulla stessa onda: la spiegazione del finale del film Netflix

Sulla stessa onda è un film originale Netflix, realizzato in associazione con Mediaset e prodotto da CinemaUndici, visibile in streaming dal 25 marzo.

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Sulla stessa onda è un dramma adolescenziale, girato da un regista romano esordiente, Massimiliano Camaiti (già assistente alla regia di Carlo Verdone e Silvio Soldini) che racconta la breve ma intensa avventura sentimentale, e insieme l’eternità di un grande amore, quello tra Sara (Elvira Cammarone) e Lorenzo (Christian Roberto), siciliani, entrambi appassionati di vela, catapultati troppo in fretta in una vita da giovani adulti.
Sulla stessa onda è un’esortazione a vivere, con coraggio e tenacia, ogni attimo malgrado tutte le difficoltà e il vento contrario. Che in questa storia ha il nome di una malattia degenerativa: la distrofia muscolare. Così come accade, per fare un paragone un po’ azzardato, alla Jennifer di Love Story, che scopre improvvisamente di essere affetta da leucemia fulminante, anche a Sara resta poco da vivere, come ci suggerisce la scena finale del film, tenerissima e un po’ – forse volutamente – naive.
Sono passati mesi da quella straordinaria avventura che con Lorenzo hanno deciso di compiere “whatever it takes”: la regata del Golfo. Un viaggio in mare tra incoscienza e audacia, affrontato con la consapevolezza di vivere pienamente gli ultimi attimi di vita che li separano dall’inevitabile aggravamento delle condizioni di salute di Sara. Poi il viaggio in macchina, con i genitori di Sara, forse l’ultimo, per fare ritorno a casa.
Successivamente, la ragazza scompare dalla scena e assistiamo all’incontro tra Lorenzo e la migliore amica di lei, Barbara, interpretata dall’attrice Sofia Migliara, che gli fa dono di una collanina (quella che Sara indossava sempre).
Il ragazzo ritorna nel luogo speciale, la Casina Cinese di Palermo, che aveva visitato con Sara all’inizio della loro storia (l’inizio ufficiale della loro storia d’amore) e sdraiato sul pavimento, questa volta solo, e con la collana di Sara al collo, e il volto sereno, osserva le rondini disegnate sul soffitto, che tutto d’un tratto cominciano a volare con la sua fantasia. Le immagini finali chiudono il cerchio: Camaiti torna ai movimenti da teen movie, con cui aveva aperto le danze: il falò di fine estate sulla spiaggia di Favignana, il salto del fuoco di Sara, il colpo di fulmine negli sguardi, l’amore che nasce al chiosco della birra, un lento ballato sulle note di Promise di Ben Howard.

Sulla stessa onda: un’esortazione a non sfuggire al dolore

Sulla stessa onda, cinematographe.it
Non bisogna sfuggire al dolore, ma imparare a conviverci”, sono le parole che pronuncia il padre (Vincenzo Amato) a Lorenzo, un ragazzo di oggi che sta affrontando una situazione più grande di lui e che sceglie di continuare ad attraversarla, anziché ignorarla. Perché quel dolore coincide con la sua più vivida felicità. Un uomo che sa cosa significa perdere la persona amata, sarà sempre lui infatti ad ammettere davanti al figlio: “Prima provavo rabbia, ora penso alla fortuna che ho avuto di amarla”. Vivi ogni attimo e durerà per
sempre, recita la locandina di Sulla stessa onda. Carpe Diem, vivi quello che c’è da vivere e che senti di voler vivere, se ti rende felice. Nel bene e nel male, nella salute e nella malattia. Perché è bello godere, anche senza una prospettiva, di ogni momento che la vita ci regala.
Il teen drama lascia poco spazio al melodramma, mentre la chiave di lettura del film è il sentimento e il coraggio di viverlo, e poi “pensare che domani sarà sempre meglio”. Il film contiene un messaggio di speranza e di positività. Sara capisce molto presto che è importante circondarsi di persone che la fanno stare bene, specie nel momento in cui il destino le è avverso, e continuare a lottare per la vita senza arrendersi. Donatella Finocchiaro, che nel film interpreta il ruolo della madre apprensiva di Sara, dice:
Oltre ad essere una bellissima storia d’amore, Sulla stessa onda è anche una metafora dell’oggi, un film sulle difficoltà. Una cosa che capiamo bene ora che ci ritroviamo chiusi in casa”.
Come ho affrontato il personaggio?” – ha continuato l’attrice siciliana – La grande difficoltà era trovare il giusto equilibrio tra l’essere una madre protettiva e allo stesso tempo una mamma capace di aiutare la figlia a vivere. Essere, insomma, una sorta di Jolly. In questo mi ha aiutato e mi sono ispirata all’esperienza vissuta con mia madre quando l’ho assistita”. Siamo tutti sulla stessa barca, o meglio sulla stessa onda.

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