GIUDIZIO CINEMATOGRAPHE - FILMISNOW

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1985: l’isola dell’Asinara, il lembo di terra che dal nord-ovest della Sardegna protende verso la Corsica galleggiando su uno dei mari più spettacolari che esistano,diventa il luogo di deportazione per i due giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
I carabinieri dell’Ucciardone hanno intercettato una minaccia di attentato diretto a questi e alle loro famiglie. È una splendida giornata quando i festeggiamenti per il compleanno di Lucia Borsellino (figlia di Paolo) vengono bruscamente interrotti dall’arrivo dei militari che scortano rapidamente le due famiglie fino alla foresteria dell’isola: un edificio a pochi metri dal mare cristallino e dal carcere, unica cosa che rendeva famosa l’isola prima d’allora. Non c’è tempo per fare i bagagli, figurarsi per allestire il trasloco di mezzo archivio di “Carte” per dare la possibilità ai giudici di continuare nella stesura del maxi processo. La lontananza da casa e l’impossibilità di avere qualsiasi tipo di contatto con essa fa cadere in uno stato di malessere Lucia, costretta a tornare a Palermo per ricevere cure adeguate. In quel mese di permanenza le due famiglie prendono insieme coscienza di ciò che ora sono sicuri succederà prima o poi. Imparano ad apprezzare le differenze e le similitudini dei due personaggi che hanno scritto gli ultimi capitoli dei libri di storia odierni e fanno i conti con la rabbia e la paura dell’ essere stati rapiti dalle loro case e della possibilità, più che la volontà, di tornarci. Le carte, però, arrivarono e il lavoro ricominciò freneticamente, con l’unico scopo di smentire chi aveva detto che La Mafia non esiste, è solo uno stato d’animo. La Mafia, invece, esisteva ed esiste ancora oggi, e se sappiamo che il suo nome è “Cosa Nostra” è soltanto merito loro.

Con Era d’estate Fiorella Infascelli rende onore a Falcone e Borsellino sottolineando che la mafia esisteva ed esiste ancora oggi

Era d'estate

La regista Fiorella Infascelli aveva già girato sull’isola nel 2011. Si trattava del documentario A pugni chiusi, storia degli operai del petrolchimico di Porto Torres che, dopo la chiusura del Vinils, si sono reclusi per un anno e mezzo nel carcere dell’Asinara. È stato in occasione di quelle riprese che le è venuta l’idea di scrivere una sceneggiatura con un contesto storico preciso e mai raccontato ma che lasciasse spazio all’inconsapevolezza di cosa fosse realmente accaduto durante quell’arco di tempo. L’unica fonte di notizie più o meno certe è stata la testimonianza della moglie di Paolo, Agnese Borsellino, con la quale ha instaurato un rapporto di sincera amicizia.

Dopo che  il produttore Domenico Procacci ebbe visionato la sceneggiatura scritta a quattro mani con Antonio Leotti, non ci sono stati dubbi: il film si doveva fare! L’unica cosa che ha ostacolato la ricerca di fondi maggiori per una miglior riuscita del progetto, è stato un avvenimento abbastanza particolare: ogni attore che era stato designato come “prima scelta”, aveva accettato la parte senza esitazioni. Sono occasioni da non lasciarsi scappare nel mondo del cinema; così in un batter d’occhio Beppe Fiorello diventa Borsellino, Claudia Potenza sua moglie Agnese, Massimo Popolizio prende le fattezze di Falcone e Valeria Solarino quelle di Francesca Morvillo che, all’epoca,  non era ancora sposata con Giovanni. Lucia, Manfredi e Fiammetta (i tre figli di Paolo) sono interpretati rispettivamente da Elvira Cammarone, Giovanni D’Aleo e Sofia Langlet.

Era d'estate

Col senno di poi, per noi è quasi impossibile concepire una riuscita del film migliore di quella avuta. Il budget relativamente contenuto ha dato modo alla Infascelli di donare alla pellicola la semplicità che le spettava. La macchina da presa è quasi sempre ferma e al livello degli occhi dei protagonisti catapultandoci in una visione quasi teatrale dell’opera, riuscendo nell’arduo intento di non dare mai l’impressione di essere all’interno di una fiction per la TV. L’unico vero e proprio personaggio nei confronti del quale cambia lo stile registico è il mare. Le acque diventano lo specchio dell’umore dei protagonisti, oltre che il soggetto perfetto per aperture di diaframma capaci di donargli sfumature di colori surreali che confondono la percezione dello spazio-tempo in cui la vicenda è immersa.

Come avevano reagito? Fuori dal turbinio delle scorte, delle sirene, fuori da Palermo, dove vivevano ormai blindati da anni? Loro e le loro famiglie, in quel luogo, cosa provavano? Quali le loro fantasie, le angosce, le emozioni? Lì lo sguardo poteva spaziare verso il mare, verso l’orizzonte, ma poteva anche spostarsi su sé stessi, sulle mogli, sui figli. Questo racconta e inventa il film: la loro intimità, Paolo e Giovanni che raccolgono i ricci e intanto parlano della morte, Paolo che recita la Divina Commedia, le liti, i conflitti, le freddure di Giovanni, Manfredi che scappa, le cene sul mare, le paure e le notti svegli in attesa di notizie.

È ciò che ci risponde Fiorella quando le chiediamo le motivazioni che l’hanno spinta alla realizzazione di Era d’estate. La donna che sin dall’inizio degli anni ’70 era stata l’aiuto regista di Pasolini e dei fratelli Bertolucci non è mai scontata, mira dritto alle emozioni e viene da chiederci come mai i suoi film siano così lontani tra loro nel tempo. Nell’irriverenza di una domanda spesso si cela la tristezza di una risposta: “Negli ultimi anni ho accudito mio marito malato, il film è arrivato soltanto dopo la sua morte”. La stessa verso cui sapevano di salpare Giovanni e Paolo e che arrivò inesorabilmente sette anni dopo, travolgendo anche Francesca che intanto era diventata moglie di Giovanni. Entrambi avevano un matrimonio alle spalle e Giovanni Falcone era già quello di cui a noi è rimasto il ricordo. Si erano scelti nella consapevolezza di ciò che sarebbe successo, senza mai andare via dalla città nella quale avevano firmato la loro condanna.

Palermo ingoia tutto, ingoierà anche questa.

È una delle frasi storiche attribuite a Paolo Borsellino. Ed aveva ragione! Ciò che non sapeva è quanto il mondo intero somigliasse alla sua Palermo.

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