Strangerland - Cinematographe.it

Diretto da Kim Farrant, Strangerland è un film del 2015 che vede protagonista Nicole Kidman, Joseph Fiennes e Hugo Weaving, presentato al Sundance Film Festival e in seguito diffuso in poche sale cinematografiche e on demand.

Una pellicola che incuriosisce grazie anche ad una fredda e suggestiva fotografia, che tanto deve ai meravigliosi deserti e scenari selvaggi australiani, e la cui storia raccontata in chiave thriller coinvolge lo spettatore in un baratro di domande che restano fino alla fine senza risposte. La scelta del finale del film infatti ha da sempre diviso il pubblico.

Strangerland: la trama del film

La famiglia Parker si è da poco trasferita a Nathgari, una piccola cittadina australiana che sorge nel deserto australiano. Matthew (Joseph Fiennes) e Catherine (Nicole Kidman) dormono in due stanze separate e soffrono una vita di coppia che non va a gonfie vele, mentre i loro figli Tom (Nicholas Hamilton) e Lily (Maddison Brown) sembrano essere sempre più sfuggenti, coltivando un desiderio di fuga che cresce ogni giorno di più.

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Tom in particolare, ogni notte si aggira per la città per evadere da una pesante realtà, mentre Lily in piena adolescenza è attratta da ragazzi sempre diversi con cui finisce a letto. Matthew con il mitigato aiuto della moglie cerca di riprendere i suoi figli, ma senza alcun successo: una sera infatti per la rabbia, vede i due allontanarsi e glielo lascia fare senza dire nulla, nel tentativo di dargli una lezione.

Ma quando il giorno dopo Catherine per diverse ore non vede i figli tornare, la coppia comprende che l’allontanamento di questa volta deve avere delle spiegazioni più profonde. Insieme al poliziotto locale Rae (Hugo Weaving), cercheranno di fare luce sulla vicenda che inizierà a turbare i due coniugi, scavando nel loro passato famigliare e individuale.

Il controverso finale di Strangerland

Strangerland è un film che si basa molto sulle sensazioni e sulle immagini: i dialoghi infatti non sono particolarmente intensi quanto la recitazione, quella di Kidman e Fiennes brilla su tutti, ma ci nascondono delle brevi frasi, indizi e parole che possono permetterci di provare a capire dei personaggi che restano fondamentalmente, e forse anche volutamente, un mistero da sciogliere se non da lasciare irrisolto. Una scelta su cui sceneggiatore e regista avrebbero potuto optare appellandosi al fatto che l’umano in sé, ferito dal tempo e dai suoi trascorsi, resta sempre inafferrabile.

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A ben vedere infatti il film finisce con un ampia e lunga inquadratura sul deserto australiano, con le sue ripide, la vegetazione che appare qua e là intervallata dalla roccia, e la sua vastità che affascina e inghiotte chi la guarda quanto più che mai chi vi si perde. In questo senso il deserto appare come la metafora della famiglia Parker, che inghiotte dolore senza riuscire a domarlo.

Personaggi vaganti, senza soluzioni di ritorno

La sparizione di Lily, che fino all’ultimo fotogramma non sapremo se essere viva o morta, o se abbia addirittura deciso volutamente di scappare per salvarsi, adolescente vogliosa di essere desiderata e di desiderare, è forse la vittima sacrificale di una fragile incrinatura esistenziale che parte dai suoi genitori. Il film infatti ci lascia intendere che tra Matthew e Catherine ci siano discorsi in sospeso e vicende di cui non scopriremo mai il vissuto.

Sembrerebbe in alcuni punti del film infatti che tutti i mali della famiglia siano iniziati dopo che la figlia abbia avuto una relazione con un professore nella cittadina dove abitavano prima, e che sia stato il motivo principale del loro trasferimento. Dal diario di Lily però comprendiamo però che c’è un malessere profondo, una mancanza d’amore e di attenzione che parte dal rapporto a lei incomprensibile dei suoi genitori.

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In Strangerland, titolo che fa riferimento non solo alla zona in cui è ambientata la vicenda ma anche e soprattutto al vissuto interiore, nessun personaggio trova pace o risoluzione. Come allo spettatore, neppure ai Parker è data la possibilità di comprendere e conoscere quanto accaduto a Lily per poter ricominciare. Ritrovano Tom senza però riuscire a comprendere dalle poche spiegazioni del bambino cosa sia realmente accaduto quella notte a lui e sua sorella.

Il finale del film quindi resta forse volutamente sospeso, un punto di non ritorno incapace di dare risposte a chi guarda e agli stessi personaggi, che forse solo nel pieno di una vicenda drammatica si rendono conto di conoscere troppo poco l’uno dell’altro, accecati dal dolore e dalla paura di guardarsi allo specchio pur di non accettare se stessi e i loro limiti. Una scelta senz’altro spiazzante, e che lascia attoniti fino alla fine.

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