Spider-Man: No Way Home: cosa abbiamo visto nei primi 40 minuti del film?

Cosa si vede nei primi 40 minuti di Spider-Man: No Way Home? Vi sveliamo in anteprima come cambia il futuro di Peter Parker!

Leak, indiscrezioni e decine di trailer e spot: Spider-Man: No Way Home è il vero erede di Avengers: Endgame, giunto alla cima dei film con il maggior incasso della storia del cinema dopo un raffinatissimo gioco di hype. Per questo ora sono in migliaia gli spettatori e le spettatrici a chiedere a gran voce la pellicola definitiva, capace di raccontare Peter e Spidey come mai prima d’ora.

A pochissimi giorni dall’uscita in sala, attesa per mercoledì 15 dicembre, data già quasi sold out grazie all’ottimo risultato delle prevendite, abbiamo avuto l’onore di visionare i primi quaranta minuti di film. Le tante domande che abbiamo portato in sala hanno però dovuto retrocedere davanti a un epilogo pulito, interessante e capace di catturare l’attenzione. Un vero trailer, a suo modo quello definitivo, che promette molto ma sa anche cedersi e rivelare parte di quello che attende i numerosi spettatori già in fila. Ma è davvero tutto qui? Nessuna novità rispetto a quanto già visto in mesi di continua promozione? Forse no, e infatti abbiamo qualche buona novella per voi. Ecco dunque cosa abbiamo visto nei primi quaranta minuti di Spider-Man No Way Home.

Spider-Man: No Way Home – Nei primi minuti cambia tutta la vita di Peter Parker

Spider-Man: No Way Home scena - Cinematographe.it

Come se non avessimo mai abbandonato la sala. Spider-Man: No Way Home comincia dove la nostra bocca si era spalancata osservando il sorprendete finale del capitolo precedente. Ma non c’è tempo per riavvolgere la lingua: c’è troppo da raccontare e gli spiegoni, o i salti mortali indietro e in avanti nella continuity, possono aspettare. Qualcosa che solo un film Marvel così atteso può davvero concedersi.

Ricominciamo dunque dal faccione del J. Jonah Jameson (J.K Simmons), ripreso sugli schermi di Manhattan mentre urla a gran voce l’identità di Spider-man, accusato di avere assassinato l’eroe Mysterio. Il Daily Bugle non è più il rotocalco ad alta tiratura che i più accaniti fan della saga di Raimi di certo ricorderanno. J.K Simmons, apparso per qualche secondo in più rispetto ai trailer diffusi, siede altresì in uno stanzino qualunque, armato di green screen e voglia di incastrare il ragnetto (che fu il) più amato di New York. Siamo lontani dunque dal Flat Building cui Tobey Maguire atterrava prima di consegnare le foto di Spidey nell’ampio ufficio del direttore. Gli effetti disastrosi sulla vita di Peter sono però gli stessi. Se possibile anche peggiori. Perché mai prima d’ora avevamo assistito a uno Spider-Man smascherato di fronte a tutta la città. Peter Parker non è più un nome qualunque. E così la sua vita, già fuori dall’ordinario ma perlomeno protetta da un anonimato a cui il giovane studente si aggrappava.

Tom Holland e Zendaya

spider-man: no way home cinematographe.it

In mezzo alla folla, Peter riconosce MJ (Zendaya). Disperata e confusa, si stringe al compagno mentre la porta via tra i grattacieli della Grande Mela. È il loro rapporto a rubarci gli occhi e il cuore in questi primi quaranta minuti. Si videochiamano interrogandosi sul da fare. Salgono sui tetti per leggere di loro stessi, raccontati dalla stampa con il consueto amore per le fake news. Occhi lucidi e sorrisi. L’armonia tra i due convince e accenna un film parallelo, quel teen movie dai tona rosa che da sempre scorre sotto ogni trama dedicata a Spider-Man. I primi quaranta minuti anticipano inoltre il rapporto con Zia May. La Home Saga – come sono stati soprannominati i film di Spiderman con protagonista Tom Holland – conferma quindi la rete di relazioni su cui poggia e sviluppa l’arco del personaggio. L’identità rivelata è infatti una bomba-zucca che deflagra in tutta la vita di Peter, lasciando feriti in ogni dove. Ned e MJ non possono ad esempio accedere al College MIT proprio per via dei rapporti con Spider-Man, criminale ricercato dalle forze dell’ordine.

Peter non ci sta. Disilluso e impossibilitato a rispondere alle calunnie, oscilla per New York senza vestito, nudo come solo un supereroe smascherato può essere. Osservare Tom Holland protagonista di alcune scene d’azione, senza maschera e dunque stunt, è un vero piacere. Ancora una volta, e se possibile un po’ di più, è il film di Peter Parker, e non di Spider-man. Mai come ora, le parole di Tony Stark suonano chiare: “se non sei nulla senza il costume, non dovresti averlo”. Ora Peter ha solo se stesso e gli affetti, ed è più Spider-man che mai. Anche perché mai così super sono stati i problemi. Ecco dunque che arriviamo sulla soglia del Sancta Sanctorum del Doctor Strange.

Lo strano rapporto tra Peter Parker e Doctor Strange in Spider-Man: No Way Home

Spider-Man: No Way Home

Quanto visto nei numerosi trailer trova conferma, per ora. Peter chiede un incantesimo per far dimenticare a tutti di essere Spider-Man. Qualcosa però non va per il verso giusto. Disturbato mentre pronuncia le parole magiche, il Doctor Strange fallisce e apre la porta a strani visitatori. Siamo ancora incerti sull’effettiva veridicità di questa prima lettura, la quale appare troppo sciocca (uno stregone si può distrarre così facilmente?), soprattutto se associata agli eventi osservati nei rispettivi finali di Wandavision e Loki. Il resto del film saprà darci contezza dell’effettiva causa degli effetti fuori scala che abbiamo iniziato a saggiare.

Prima di raccontarvi però lo scontro con Doc Ock, approfittiamo dei primi quaranta minuti per anticipare l’inconsueto rapporto tra Strange e Peter. Lo stregone invita il ragazzo a trattarlo da pari – “Non c’è bisogno che mi chiami Signore” – ricordando la comune esperienza contro Thanos. Il comportamento di Peter sembra però deluderlo. D’altronde è solo un ragazzo, si ripete. L’incerto rapporto tra i due, già mostrati in conflitto nei trailer, sarà un elemento chiave per lo sviluppo delle vicende. La tela attorno al ragno è già molto fitta, e non sappiamo come potrà tornare sotto il controllo del suo proprietario. A complicare ulteriormente tutto arrivano i primi “visitatori”, ospiti da universi paralleli.

I primi quaranta minuti di Spider-Man No Way Home mostrano in azione il Doctor Octopus, mentre Lizard e Goblin appaiono per poche frazioni di secondo. Se non fosse stato per Molina, la coppia MJ-Peter avrebbe avuto la meglio sulla nostra attenzione. Ma l’entrata in scena del Dottore dalle braccia meccaniche è tutto quello che stavamo aspettando. Arriva l’“Hello Peter” e suona quasi nuovo. Convincono i movimenti, le braccia meccaniche riportate in schermo con una CGI che si lascia segure – nella saga di Raimi erano reali oggetti di scena – e riesce a scaraventare uno Spiderman ignaro di chi sia lo strano figuro apparso dal nulla. L’azione tiene i movimenti di macchina abbastanza fermi, interessati a mostrare nell’interezza le mostruose movenze di Doc e le reazioni di Peter, come sempre più interessato a contenere feriti e disastri più che a cercare lo scontro diretto. Speriamo che quest’ordine di regia, con l’equilibrio della scena al centro, possa permanere anche quando le inquadrature ospiteranno molti più personaggi.

Grazie alla tecnologia Stark implementata nel costume, Peter riesce a prendere il controllo del chip inibitore posto ad altezza della nuca di Octo Octavius, e dunque a controllarne le micidiali protesi meccaniche. Come mostrato negli ultimi trailer, il personaggio di Doc potrebbe non assumere il ruolo di villain principale, quanto invece quello di alleato.

Torna così in scena Strange, particolarmente adirato per gli arrivi da altri universi e pronto ad affidare a Spidey il compito di catturare i villain sparsi per la città con un nuovo spara-ragnatele potenziato con la magia. La quest, con una struttura a videogame, è però alquanto gravosa e lascia quindi a Peter l’occasione per chiedere un aiuto. Ecco dunque tornare in scena… MJ e Ned. Ora l’avventura può iniziare. E mancano ancora centodieci minuti. Le sorprese più grosse sono ancora tutte da scoprire.

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