Peter Sellers: 10 curiosità sul poliedrico attore britannico

La vita privata, gli oscar mancati, i ruoli drammatici e gli amori di uno dei più amati attori britannici.

Spesso annoverato fra i cosiddetti “cattivi” del cinema, a causa di una vita privata non omologata e di alcuni eccessi che l’hanno reso un attore difficile per molti registi (Blake Edwards ne sa qualcosa), Peter Sellers è rimasto nella memoria collettiva essenzialmente per due o tre ruoli: l’ispettore Clouseau di La Pantera Rosa, lo scienziato ex nazista di Il dottor Stranamore, l’attore indiano Hrundi V. Bakshi di Hollywood Party.
Ma dietro ai personaggi c’è un uomo che, nei 54 anni della sua tutto sommato breve esistenza, non si è mai del tutto rivelato. Forse è anche per questo che il film dedicato alla sua carriera, Tu chiamami Peter (2004, con Geoffrey Rush nei panni di Sellers) non può dirsi del tutto riuscito: perché il camaleontico Peter è un mosaico irrisolto, un’icona incompresa che sfugge alle facili definizioni. Spesso le curiosità e le anomalie che lo riguardano coincidono di fatto con la sua vita: ripercorriamole assieme.

Peter Sellers in 10 curiosità, fra carriera e vita privata

Peter Sellers e la Royal Air Force

Peter Sellers Cinematographe.itFiglio di attori di varietà e quindi immerso nel mondo dello spettacolo fin da bambino, Peter Sellers si misura fin dalla più tenera età con svariati talenti: è un abile ballerino, impara a suonare la batteria e il banjo, si mette in mostra come cabarettista per la radio e per la tv.
Appare dunque piuttosto curiosa e imprevedibile per questo la sua decisione di arruolarsi ad appena 17 anni nella RAF, l’aeronautica militare del Regno Unito. L’aviatore di seconda classe Sellers diventa caporale, e intrattiene i commillitoni con piccoli show improvvisati, in cui imita anche i suoi superiori.

Quest’esperienza sarà utilissima, per gestire poi al meglio i personaggi – ben tre! – interpretati in Il dottor Stranamore di Kubrick: il colonnello Lionel Mandrake, il presidente Merkin Muffley e, appunto, l’indimenticabile dottor Strangelove (aka Stranamore).

Peter Sellers e l’amore per la musica

Peter Sellers Cinematographe.itCompletato il suo periodo militare, Sellers assaggia per la prima volta la celebrità: diventa infatti una delle colonne portanti del The Goon Show, programma radiofonico della BBC in cui dà libero sfogo alla sua vis comica.

In radio cresce esponenzialmente anche la sua passione per la musica: forse non tutti sanno che esiste anche una carriera discografica di Sellers, impreziosita da svariate tournée con diverse jazz band e da ben dieci album. Le collaborazioni musicali sono di primissimo piano, e vanno da Sophia Loren (per molti anni si è parlato di una relazione fra Sellers e Loren, sempre smentita però dall’attrice italiana) a Joan Collins, passando addirittura per Ringo Starr (The Magic Christian, 1970).

Peter Sellers e Vittorio De Sica

Peter Sellers Cinematographe.itLa vera carriera cinematografica di Sellers inizia nel 1955, grazie a La signora omicidi. Tutti vogliono Peter, tutti vogliono avvalersi del suo eccezionale talento. Nel giro di dieci anni l’attore britannico amplia a dismisura il suo carnet di collaborazioni: Jack Arnold (Il ruggito del topo, 1959), Stanley Kubrick (Lolita, 1962, e Il dottor Stranamore, 1964), Blake Edwards (La Pantera Rosa, 1963).

Nella sua filmografia c’è spazio anche per tre film italiani: La verità… quasi nuda (1957) di Dario Zampi, Caccia alla volpe (1966) di Vittorio De Sica e Sette volte donna (1967) sempre di De Sica. In Caccia alla volpe – scritto da Cesare Zavattini assieme a Neil Simon – ricopre il ruolo del protagonista Aldo Vanucci, un ladro che ad un certo punto si finge regista e ruba tutta l’apparecchiatura al medesimo De Sica, mentre sta girando un film.

Peter Sellers e l’arte dell’improvvisazione

Peter Sellers Cinematographe.itÈ difficile capire quando Peter Sellers reciti seguendo un copione e quando invece si abbandoni all’improvvisazione. Di norma i registi approfittavano del suo estro, lasciandogli campo totalmente libero. Per meglio comprendere le capacità di Sellers basti pensare che persino Stanley Kubrick (noto per la sua volontà di controllo totale sulle sue opere) accettò l’anarchia creativa di Sellers, permettendogli di tratteggiare i tre personaggi di Il dottor Stranamore come meglio credeva.

Del resto, quando Peter Sellers aveva carta bianca dava il meglio di sé: come in La Pantera Rosa, in cui il suo ispettore Clouseau letteralmente si mangia il vero protagonista David Niven/Charles Lytton, e come in Hollywood Party, in cui il suo Hrundi V. Bakshi diventa un corpo comico irresistibile e irrefrenabile sia nelle sequenze soliste (la gag della carta igienica in bagno) sia in quelle corali (l’esplosione della festa nella megavilla del produttore).

Peter Sellers e la copertina di Playboy

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Nel 1964, nel momento più fulgido e felice della sua carriera, Peter Sellers diventa anche cover boy: è il primo uomo infatti a comparire sulla copertina di Playboy, la celebre rivista erotica rivolta principalmente al pubblico maschile. In questa apparizione c’è tutto lo spirito goliardico dell’attore britannico: la celebrità è un gioco, e come tale va vissuta. Anche se di fama ci si può anche ammalare: per tutta la sua vita Sellers sarà tormentato da malinconia e depressione, dal dubbio atroce di non possedere in verità alcuna qualità e di non essere all’altezza del suo successo.

La valenza della copertina di Playboy però è anche un’altra: gli anni ’60 sono anche quelli in cui esplode la sua nomea di sciupafemmine e tombeur de femmes, che gli procurerà non pochi problemi sia a livello personale che artistico.

Peter Sellers e i (quattro) matrimoni

Peter Sellers Cinematographe.itNel giro di poco più di vent’anni Peter Sellers si sposa per ben quattro volte. Il primo matrimonio, con Anne Howe, si interrompe a causa delle voci sulla sua relazione extraconiugale con la cantante Wanda Jackson. E a gettare benzina sul fuoco c’è anche il gossip relativo al colpo di fulmine fra lui e Sophia Loren, avvenuto sul set di La miliardaria (1960). Se da un lato Loren ha sempre smentito con forza, dall’altro Sellers non ha mai negato la sua infatuazione per l’attrice italiana. Il suo turbolento percorso sentimentale prosegue poi con altre tre unioni: Britt Ekland (1964), Miranda Quarry (1970) e Lynne Frederick (1977).

Evidentemente, avere al proprio fianco Peter Sellers non era un’impresa facile. Tra gli aneddoti più ricorrenti spicca quello sulla nascita del suo primogenito, Michael: Sellers alla sala parto preferì la prima teatrale del nuovo spettacolo di Judy Garland.

Peter Sellers e le multiple personalità

Peter Sellers Cinematographe.it«Se mi chiedete di essere me stesso, non saprei cosa fare. Io non so chi o cosa sono»: con una vita fatta di centinaia di ruoli che gli hanno permesso di scalare la radio, la tv e infine il cinema, Peter Sellers affermava in realtà di non esistere. Il vero Sellers era il personaggio che stava interpretando, indipendentemente dal fatto che si trattasse di un ruolo comico o drammatico. Finite le riprese, Peter diventava un essere cupo e tragico, un foglio bianco in cerca disperata di autore.

Durante uno sketch per il The Muppet Show, Sellers si trovò in difficoltà di fronte alle domande di Kermit la rana, che lo stava intervistando sulla sua vita oltre le scene. Di fronte ad un quesito sulla sua vera personalità, Sellers rispose «Una volta la mia personalità era dietro la maschera, ma l’ho rimossa chirurgicamente».

Peter Sellers e i ruoli drammatici

Peter Sellers Cinematographe.itInchiodato alla comicità che l’aveva reso famoso, Peter Sellers non trovò mai un regista disposto a metterlo alla prova in ruoli seri e drammatici. Per il grande pubblico lui era solo e semplicemente un interprete da farsa o da commedia, era questo che ci si aspettava da lui.

Tuttavia nel 1979, con l’obiettivo di dare una svolta alla propria carriera, Sellers fa di tutto per portare a compimento Oltre il giardino, la storia di un giardiniere analfabeta che viene scambiato dall’alta società per un grande filosofo e per un illuminante politico. Lo spunto è il romanzo Presenze di Jerzy Kosinski, di cui Sellers si innamora. Dopo svariati rifiuti, un regista finalmente accetta: è Hal Ashby, già autore di L’ultima corvé (1973). Il film è un successo di critica, Time dedica la copertina a Sellers e lui vive questa esperienza come una catarsi: «Vi vorrei ringraziare molto per esservi presi la briga di indagare i più profondi recessi di che cosa diavolo sono io».

Peter Sellers e la morte della Pantera Rosa

Peter Sellers Cinematographe.itCon Oltre il giardino si apre la possibilità di una carriera parallela che controbilanci la filmografia quasi totalmente comica di Peter Sellers. Alla leggerezza di Il diabolico complotto del dottor Fu Manchu (1980) ora si contrappongono nuovi progetti più impegnativi grazie ai quali finalmente Sellers può rinverdire il proprio talento. Ma non c’è, purtroppo, più tempo: nel luglio 1980, ad appena 54 anni, Peter se ne va, a causa delle conseguenza di un infarto.

Quello che accade dopo ha dell’incredibile: nel 1982 Blake Edwards cerca di continuare la saga della Pantera Rosa realizzando Sulle orme della Pantera Rosa, che ricicla le scene scartate degli episodi precedenti. In questo seguito postumo Peter Sellers appare nei primi 40 minuti di pellicola, e l’operazione scatena lo sdegno dell’opinione pubblica. Si arriva ad un processo e ad una condanna: la produzione viene costretta a risarcire l’ultima moglie di Sellers, Lynne Frederick, con oltre un milione di dollari.

Peter Sellers e l’Oscar… che non c’è

Peter Sellers Cinematographe.itNonostante una carriera lunga 30 anni, Peter Sellers resta per tutta la sua vita totalmente ignorato dagli Academy Awards. Quando Hollywood si accorge con colpevole ritardo della sua esistenza, è tardi: grazie a Oltre il giardino Sellers porta a casa un soffertissimo Golden Globe e riceve una nomination come Miglior Attore Protagonista agli Oscar, ma il premio finisce poi nelle mani di Dustin Hoffman per Kramer contro Kramer. L’obiettivo era stato comunque raggiunto: farsi beffe di un establishment che l’aveva sempre ignorato, firmando un capolavoro indelebile della storia del cinema.

Al suo funerale, per sua espressa volontà, viene suonata la canzone In the Mood di Glenn Miller, da lui notoriamente detestata. I presenti non possono fare a meno di sorridere, riconoscendo in questo gesto l’ultimo supremo sberleffo di un genio dell’arte. D’altronde, parafrasando una delle frasi più importanti di Oltre il giardino, la vita non è altro che uno stato mentale.