Nella mente del serial killer: la spiegazione del finale

Nella mente del serial killer è un thriller ben congegnato, dove i personaggi si muovono all’interno di un labirinto fatto di trappole e guidati dalle abili mani di un burattinaio esperto.

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Nella mente del serial killer – Mindhuntes rappresenta un gioco psicologico perverso, una perfetta trappola per topi architettata attraverso un subdolo calcolo delle prevedibilità.  “Il successo si ottiene quando riuscirete a capire che l’arma più letale non è la pistola ma il cervello”; questa filosofia non è nuova, già nel film L’Uomo che fissa le capre (regia di Grant Heslov, 2009) si era parlato della storicità di come il potere della mente sia, alla gran lunga, più forte del corpo e di qualsiasi altra arma.

Nella mente del serial killer, thriller del 2004 diretto da Renny Harlin, si ispira al romanzo giallo scritto nel 1939, da Agatha Christie, Dieci Piccoli Indiani; questo è un viaggio nella psicologia di ciascun personaggio, scavando a fondo nella personalità, nelle abitudini e nei vizi di ciascuno di loro. Sono sette brillanti detective dell’FBI, tutti dotati di grandi abilità logiche e intuitive, addestrati per diventare dei profiler (speciale agente incaricato nel tracciare il profilo psichico e comportamentale del responsabile di un crimine); sono qui chiamati dal loro mentore Jake Harris (Val Kilmer) ad affrontare la prova finale, esercitazione finalizzata a testare le rispettive abilità nel gioco di squadra.

La simulazione conclusiva è stata programmata sull’isola di Oniega, al largo della costa degli Stati Uniti, dove è situata una base militarizzata costruita appositamente per lae simulazioni di attacchi e addestramenti intensivi. Harris viene affiancato da una new entry del Dipartimento di Filadelfia, l’agente Gabe Jensen (il rapper LL Cool J), incaricato di assistere alla prova, poiché l’istruttore non gode di ottima fama tra i colleghi a causa dei propri metodi di addestramento non convenzionali.

Un elicottero condurrà la squadra sull’isola e una volta ricevute le istruzioni attenderanno l’inizio del training; tuttavia, ben presto i provetti profiler si renderanno conto che il test ha preso una piega sconcertante. Così, l’esercitazione inizierà a mietere vittime e tutto comincerà a essere messo in discussione.

Nella mente del serial killer: “Sapere quale esca attira un topo è la parte divertente”.

nella mente del serial killer cinematographe

Nella mente del serial killer non ci permette di creare empatia con tutti i soggetti vista la loro rispettiva tragica sorte, anche se lo spettatore è chiamato a simpatizzare moderatamente per uno in particola, Sara Moore (interpretata da Kathryn  Morris).

Una narrazione circolare porta il prologo e l’epilogo a ricongiungersi; una circolarità che ha una stretta, e non casuale, affinità con lo scorrere del tempo. Infatti, l’orologio diventa un elemento imprescindibile nello scandire il susseguirsi inesorabile degli eventi; sveglie, orologi da polso e numeri rappresentano, così, elementi ossessivamente e maniacalmente ripetitivi, ricordando ai personaggi l’incessante fluire temporale. Tuttavia, anche il killer dimostrerà di avere un punto debole, che sarà proprio questa ossessione per il tempo a far cadere anche lui nella trappola del topo.

È proprio l’ultima inquadratura fissa frontale a ricordarci la ciclicità della trama che si presenta sotto forma della sfera infuocata del sole, al centro della scena, mentre l’elicottero appena decollato dall’isola si allontana con sopra i superstiti scampati alle diaboliche trappole dell’assassino. Questo movimento dei sopravvissuti di andare verso il sole appena sorto, verso l’inizio del nuovo giorno, diventa simbolo di un nuovo principio, in modo particolare per Sara, lasciandosi alle spalle non solo l’isola ma anche i propri demoni e il proprio traumatico passato.

Anche l’elemento naturale dell’acqua, strettamente interconnesso al concetto di tempo, ha Nella mente del serial killer un’accezione simbolicamente ben tratteggiata, accostandosi dal tema della morte, a quello peccato (o nel caso più strettamente legato al film del vizio) fino a rappresentare il lato più profondo della personalità.

La stretta affinità, che lega il fluido alla morte, permette a questo di diventare ambiente sepolcrale per alcuni personaggi, conservando un’accezione prettamente negativa, ma allo stesso tempo sarà luogo di rinascita e vita per Sara.

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