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Charlize Theron vinse il suo primo e unico Oscar nel 2003 grazie a Monster di Patty Jenkins, film nel quale l’attrice si tolse i panni imbellettati della diva e si trasformò in Aileen Wuornos, prostituta diventata poi una delle serial killer più celebri della storia criminale degli Stati Uniti d’America. L’attrice si trasformò anche fisicamente, per esempio ingrassando di una decina di Kili e rinunciando al trucco, per assomigliare alla sofferta figura raccontata dal film, che del resto non vuole essere solamente una semplice cronaca dei fatti, ma anche un riconoscimento, per così dire, del contesto – un misto di mancanza di orizzonti, “white trash”, bigottismo e maschilismo feroce – che spinse la Wuornos a diventare un’assassina seriale.

Monster: la trama, fedele alla realtà, del film di Patty Jenkins

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Monster si concede pochissime libertà rispetto alla vera storia di Aileen Wuornos, raccontata dall’incontro decisivo con Selby (Christina Ricci), ragazza di cui si innamorerà e che, consapevole o meno dei crimini di Aileen, le starà sempre accanto, fino alla confessione che aprì alla protagonista le porte del carcere e del patibolo. Nel film di Jenkins del resto il lato melodrammatico del rapporto tra le due donne è una componente decisiva, anche perchè tesa a umanizzare la protagonista. Per esempio, nel finale, capendo che una telefonata tra lei e Selby è intercettata dalla polizia e che l’amata è stata messa alle strette dalle forze dell’ordine, confessa tutto anche per non far incolpare la ragazza di cui è innamorata.

Monster: la vera storia di Aileen Wuornos

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Aileen Wuornos nasca a Rochester, profondo Michigan, nel 1956. La sua infanzia fu travagliata; a 14 anni venne violentata, rimanendo incinta, da un amico di famiglia dei nonni dove viveva dopo che la madre rinunciò al mantenimento suo e del fratello. Il bambino fu affidato ad un orfanotrofio e lei, pochi mesi dopo, venne cacciata di casa. Fu quello il momento in cui, per mantenersi, iniziò a prostituirsi. La Wuornos ebbe poi un’esistenza costellata di piccoli crimini, lutti famigliari, violenze subite, momenti in cui illusoriamente ha sperato di abbandonare la strada e matrimoni falliti;  tutto questo le creò una rabbia interiore pronta ad esplodere. Nel 1989 incontra Tyria Moore ( La “Selby” del film ), cameriera lesbica di un locale gay. Le due iniziarono una relazione che durerà fino alla fine, con Aileen che continuerà a prostituirsi per mantenere lei e l’amata.

Il 1989 è l’anno “decisivo”; il 13 dicembre venne trovato il cadavere di Richard Mallory. Mallory fu la prima vittima della serial killer, che reagì ad un tentativo di violenza sessuale uccidendo l’uomo entrando così in una spirale di violenza e vendetta. Nel 1990 furono ritrovati lungo le strade del Michigan i cadaveri di altre sei persone (uno mai identificato, il camionista David Spears, l’allevatore Charles Carskadonn, Eugene Burness, il poliziotto in pensione Walter Jeno Antonio e Dick Humpreys). I luoghi del delitto erano privi di indizi decisivi con cui risalire all’assassino. Si ipotizzò comunque presto che il colpevole potesse essere una donna, probabilmente una prostituta che adescava i clienti per poi ucciderli. Il cerchio si strinse quando la Wuornos depositò ad un banco dei pegni una telecamera appartenuta a Richard Mallory.

Monster: il processo e la condanna a morte

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Aileen Wuornos venne arrestata in occasione di un raduno di motociclisti, ufficialmente con l’accusa di avere un porto d’armi abusivo, e ufficiosamente per i sospetti che aleggiavano sempre più forti su di lei. Come accade nel finale del film, confessò i suoi omicidi nel corso di una telefonata con Tyria, la quale nel corso di un interrogatorio aveva già accennato ai crimini della compagna, prendendosi ogni responsabilità.

Nel 1992 iniziò il processo, legato al primo omicidio, a cui nel corso dei vari dibattimenti si aggiunsero anche le accuse per le altre uccisioni. Non vennero tenute minimamente in conto le violenze subite e la donna, che affermò di avere spesso ucciso per difendersi da tentativi di stupro e che continuava a esprimere la volontà di continuare ad uccidere, venne considerata assolutamente in grado di intendere e volere. Il 9 ottobre 2002, dopo dieci anni trascorsi in una prigione di stato in Florida, venne giustiziata con iniezione letale. Prima di morire la Wuornos disse che Vorrei solo dire che navigherò con The Rock e che tornerò con Gesù, come in Independence Day, il 6 giugno, come il film, con la grande astronave madre e tutto il resto. Tornerò”.

Alla Wuornos vennero anche dedicati due documentari – Aileen Wuornos: the selling of a serial killer e Aileen: life and death of a serial killer, realizzati nel 1994 e nel 2003 da Nick Bromfield – e un’apparizione in un episodio della quinta stagione di American Horror story (Hotel).

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