Cinematographe.it, Made in France

Sam, un giornalista freelance specializzato in cultura musulmana, vuole studiare il crescente fenomeno dei circoli fondamentalisti nella periferia di Parigi, vicini a gruppi estremisti islamici. L’uomo entra in un gruppo di quattro giovani, guidato da Hassan che viene incaricato di creare una cellula jihadista; la missione è colpire il centro di Parigi, nel cuore degli Champs-Elysees. Questa è in breve la trama di Made in France, il film del 2015 diretto da Nicolas Boukhrief, interpretato da Malik Zidi, Dimitri Storoge, François Civil, Nassim Si Ahmed e Ahmed Dramé.

Made in France porta sullo schermo gli eventi di una Parigi multietnica e multiculturale, cosa che per molto tempo è stata ritenuta giustamente valore aggiunto ma che poi è diventato elemento da combattere strenuamente: nelle banlieue non mancano le moschee illegali, gli Imam integralisti che plagiano i fedeli musulmani instradandoli verso la Jihad.

Cinematographe.it, Made in FranceMade in France: è “solo” un film

A nord di Parigi, quattro giovani musulmani lasciano una sala di preghiera e si recano all’appuntamento con Hassan, un loro amico tornato a Parigi dopo essere stato in Afghanistan, dove si è addestrato con i Talebani. Hassan è tornato in Francia per creare una  cellula jihadista in grado di insanguinare Parigi. Sam, uno dei ragazzi, approfitta delle sue radici islamiche per infiltrarsi e fare un reportage, ben presto inizia ad avere paura, a quel punto però è troppo tardi. Non è il telegiornale, non è un reportage, è “solo” un film ma la materia è viva, pulsante. Un film che è ispirato agli eventi specifici che vengono in mente? No, sarebbe troppo presto. Un film che è partito dal massacro di Charlie Hebdo? Nemmeno, perché la pellicola è girata precedentemente. L’ambientazione è infatti del 2013 e il film è stato girato nel 2014. Si può parlare di un film che anticipa i tempi? Forse perché il titolo di Boukhrief racconta una ferita aperta per tutto il mondo, prevedendo tragicamente i fatti che hanno colpito la città il 13 novembre 2015; basti pensa che paradossalmente e tragicamente nella metropolitana parigina c’erano i poster della pellicola proprio mentre i terroristi nella notte più lunga per la Francia moderna attaccavano la città.

Cinematographe.it, Made in FranceUn racconto di qualcosa che è accaduto e dopo poco accadrà

La locandina porta al pubblico un’immagine emblematica: il profilo di un kalashnikov che si sovrappone a quello della Tour Eiffel; colpire il cuore di una città questo fanno le cellule jihadiste e questo (di)mostra la locandina: era successo nel 2004 nell’attentato di Madri, nel 2011 con quello alle Torri Gemelle. Tutto è diverso quando tocca all’uomo vero, quando non c’è una ricostruzione, ma c’è la realtà, quando ci sono gli edifici che esplodono, le certezze che crollano. Non per questo però le immagini fanno meno male, infatti un’opera come Made in France smuove qualcosa di profondo – paure, ricordi, angosce e dolore -, infatti per due volte l’uscita del film è stata posticipata. Il lancio era previsto a gennaio ma poi ci furono gli attentati di Charlie Hebdo e del supermercato kosher Hyper Cacher, e l’uscita, ovviamente, è stata rinviata per rispetto verso una città, verso una Nazione e verso tutti coloro che hanno perso la vita durante quegli attentati, e per chi è rimasto. Made in France doveva essere presentato in anteprima, a ottobre, al 20° Busan International Film Festival, e sarebbe dovuto essere proiettato in un centinaio di sale il 18 novembre, ma, di nuovo, la realtà ha replicato la finzione (13 novembre 2015, sparatoria al Bataclan). È un thriller avvincente ma è anche una precisa analisi, psicologica e sociologica, su ciò che abita le menti di quei giovani musulmani francesi che entrano nel baratro del fanatismo religioso. Il distributore James Velaise, titolare della Pretty Pictures, ha affermato che nessuno in quel momento sarebbe andato al cinema a vedere il film e hanno deciso così di mantenere un profilo basso”.

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Un’opera cinematografica utile a comprendere una materia complessa e drammatica

Il regista, di padre algerino e madre francese, raccontano che si sia ispirato in parte ad una storia vera, quella di Mohamed Merah che era stato sospettato di aver assassinato nel 2012 tre soldati francesi e di aver compiuto la strage nella suola ebraica di Tolosa (attentati di Montauban e Tolosa appunto). Il film, proprio come era avvenuto nella realtà, porta sul grande schermo una situazione specifica in bilico che sopravviveva in una stasi che da un momento all’altro avrebbe portato al collasso, quella che poi dopo è stata descritta da Holland come uno stato di guerra, mostra una gioventù che è troppo facile etichettare semplicemente come folle, malata. Il film entra a poco a poco nei meccanismi incomprensibili di chi sta organizzando un atto terroristico, di chi programma la morte, racconta come nasce un terrorista, di quanto la paura possa rendere difficile fare ciò che è giusto o anche prendere le decisioni nel momento opportuno. Prende in esame aspetti talvolta considerati ovvi ma che ovvi non sono, mette in luce come cittadini “comuni”, amici e parenti, diventino parte integrante della Jihad, sempre comprendere fino in fondo la portata della loro decisione.  Made in France dà l’ennesimo esempio di quanto l’arte possa anticipare i tempi, prevedere ciò che sarebbe impossibile prevedere, dar corpo ai timori più profondi dell’uomo. 

Poco importa quale sia effettivamente l’evento o la Storia specifica da cui prende le mosse, più che altro è interessante comprendere come, in realtà, ci siano dei punti di congiunzione e di congiuntura tra i vari avvenimenti, tra i vari attentatori e tra le varie realtà che hanno portato poi alla realizzazione di questi tragici atti, e che poi per estensione diventa modello grazie al quale capire questo fenomeno mondiale.

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