La Sirenetta: la storia vera di Andersen è molto più inquietante del film Disney

Il 9 novembre del 1990 usciva nella sale cinematografiche italiane il film di animazione La Sirenetta, basato sull’omonima opera di Hans Christian Andersen. La pellicola è ancora tra le più amate della Walt Disney Animation Studios ma le differenze con la storia originale sono tante e sostanziali. Scopriamo insieme la vera storia della sirenetta più famosa al mondo.

La Sirenetta (1989), il celebre film d’animazione diretto da Ron Clements e John Musker, è ancora oggi tra le opere più amate prodotte dalla Walt Disney Animation Studios.
La giovane sirena Ariel – figlia di Re Tritone – sogna di diventare un’umana e di vivere in superficie. Con l’aiuto di un suo amico, disobbedisce al padre e si reca dalla strega Ursula, per scambiare la sua incantevole voce con un paio di gambe. Una volta giunta sulla terra ferma, Ariel avrà tre giorni di tempo per far innamorare – senza l’aiuto della sua voce –  Eric, l’affascinante giovane principe che aveva salvato da un naufragio. Se dovesse fallire, la maledizione di Ursula diventerà permanente. Pur essendo la posta in gioco piuttosto alta, l’intero sviluppo del film porta lo spettatore a sperare in un lieto fine, che in effetti arriva. Ma la storia narrata nel 1837 da Hans Christian Andersen ha tutto un altro sapore rispetto alla versione disneyana. Scopriamola insieme!

La Sirenetta: una storia senza lieto fine

Dalla fiaba allo schermo: la vera storia de La Sirenetta

Anche se la Disney ha optato per un adattamento che andasse nella direzione di una storia d’amore, l’aspetto romantico nel racconto danese Den Lille Havfrue (La Sirenetta) di Hans Christian Andersen passa in secondo piano.   
Nella storia originale, la protagonista è una sirenetta che vive in fondo al mare con il padre, la nonna (personaggio assente nel film d’animazione) e le sue cinque sorelle maggiori. Compiuti i quindici anni, la giovane è istruita dalla nonna per compiere il rito di passaggio verso l’età adulta, raggiunto attraverso la concessione di nuotare fino in superficie e guardare il mondo oltre lo specchio d’acqua. È in questa occasione che la sirenetta, durante una violenta tempesta, salva un umano e se ne innamora a prima vista. Tuttavia, a differenza dell’adattamento Disney, ella desidera poter camminare non solo per l’amore nei confronti del principe o per curiosità verso la vita terrena, ma soprattutto perché ha imparato da sua nonna che gli umani hanno un’anima immortale, mentre le sirene, dopo la morte, si trasformano in spuma di mare. È questo il motivo che spinge la giovane a recarsi dalla strega: con le gambe potrà acquisire anche lei questo “dono”, sposando, entro un anno, un essere umano.           
La stessa trasformazione della sirenetta è decisamente più cruenta rispetto a quella proposta nell’adattamento animato; la protagonista non perde semplicemente la voce, ma è la strega a tagliarle la lingua. Inoltre, la comparsa delle gambe è così dolorosa che, ad ogni passo, la giovane ha la sensazione di essere “trafitta da coltelli”.

La situazione non si alleggerisce nel corso delle pagine, tutt’altro. Il principe si innamora di un’altra donna e decide di sposarla; la sirenetta, disperata e con il cuore spezzato, viene sollecitata dalle sorelle ad uccidere il principe con un pugnale magico, che le ragazze hanno ottenuto dalla strega del mare in cambio dei loro capelli: è questo infatti l’unico modo per rompere la maledizione e diventare di nuovo una sirena. Tuttavia, la protagonista decide di risparmiare l’amato, getta il pugnale in mare, e attende il sorgere del sole per trasformarsi in schiuma.           
Nel finale, l’atto di amore della giovane viene premiato: la sirenetta, anziché morire, viene accolta tra le figlie dell’aria, degli esseri invisibili, e avrà l’opportunità di ottenere un’anima e volare in Paradiso dopo trecento anni di buone azioni: “e la sirenetta sollevò le sue braccia luminose verso il sole di Dio, e per la prima volta sentì le lacrime. Sulla nave c’era di nuovo rumore e vita, vide il principe con la sua bella moglie che la cercavano, guardarono malinconici la schiuma che ribolliva, come se sapessero che si era gettata tra le onde. Invisibile lei baciò la fronte della sposa, sorrise allo sposo e insieme alle altre figlie dell’aria salì sulla nuvola rosa che navigava nel cielo.” (H. C. Andersen, Fiabe e storie, 1938).  

La Sirenetta: come cambiano i personaggi nella versione Disney?

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Attraverso queste poche righe riassuntive scopriamo che il significato stesso dalla storia immaginata da Andersen è stato completamente stravolto dalla Disney. Inscenare la morte dell’eroina avrebbe, secondo i creatori, prodotto un senso di disagio nel giovane pubblico. La storia andava necessariamente adattata al cinema per famiglie, seguendo le logiche di mercato. Ed ecco che entrano in scena canzoni, buffi personaggi e un romantico amore con lieto fine.    
È doveroso comunque sottolineare che Ariel è la prima principessa Disney ad assumere dei tratti caratteriali più carismatici e indipendenti, seppur esente da quella ambiguità della controparte letteraria. Nonostante ciò, molti paesi nordici, legatissimi alla fiaba tradizionale, all’epoca dell’uscita nelle sale cinematografiche del film di animazione, decisero di distribuirlo con il titolo Ariell (la doppia “L” nel nome è stata inserita probabilmente per distanziarlo dalla marca di detergenti), per non associarlo alla versione originale della fiaba.

Grande assente nell’opera disneyana è la figura della nonna, che nella versione letteraria ha un ruolo fondamentale nell’educazione della piccola sirena e delle sue sorelle. La nonna viene descritta come una donna saggia, di sani principi, l’incarnazione dei valori della tradizione. Al contrario del Re Tritone della Disney, l’anziana signora non impedisce alle nipoti di salire in superficie, al contrario, le prepara a questa esperienza; d’altra parte però non è entusiasta dell’ardente desiderio della nipote minore di possedere un’anima immortale come gli umani. È la tradizione che si scontra contro la forza innovatrice della gioventù. È un vero peccato che la nonna nella versione animata sia stata tagliata, così come le sorelle di Ariel che, pur presenti, hanno un ruolo molto marginale rispetto al rapporto di solidarietà che le lega nell’opera di Andersen, arrivando perfino a sacrificare i loro capelli – simbolo di femminilità – per salvare la protagonista da un destino crudele.           
Scompaiono dunque i personaggi, per così dire, più marginali o, piuttosto, che non hanno delle chiare connotazioni buone o cattive, come la futura moglie del principe o le già citate nonna e sorelle. Perfino la strega del mare è stata riadatta per essere una villain completa: nella versione letteraria ella agisce sì nei suoi interessi ma in modo molto più imparziale, limitandosi a dare a chi viene al suo cospetto ciò che desidera, con delle conseguenze ben chiare al momento dell’accordo.

L’eredità di Hans Christian Andersen

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Hans Christian Andersen ha lasciato un segno indelebile nella capitale e nella cultura danese. Il grande amico di Charles Dickens ha goduto di successo in tutto il mondo, soprattutto dopo la sua morte, avvenuta a Copenaghen nell’agosto 1875. La capitale danese ha omaggiato l’autore con diverse statue in suo onore, come quella in piazza Rådhuspladsen, e in onore della sua opera più popolare: La sirenetta, omaggiata con una statua di bronzo nel porto di Copenaghen.

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