Kevin Spacey, cinematographe.it

Un brano irriverente, brillante, incubo dei presunti cinefili quello del cantautore Caparezza per il “temibile” elenco rappato di spoiler che contiene: da Fight Club a Shutter Island, dal Il sesto senso a Psycho fino a, naturalmente, i titoli più significativi della filmografia dell’attore che dà il titolo alla celebre canzone: Kevin Spacey. Tratto dall’album Il sogno eretico del 2011 il pezzo non contiene solo questo ma, come tutti i brani del cantautore pugliese, sempre fedele alla sua identità autoriale, anche riferimenti e frecciatine al veleno alla società, al nostro cinema e ai nostri discutibili show televisivi basati sulla spettacolarizzazione del dolore:

“Bruce Willis in The Jackal muore

Come il cinema col cinepanettone

In Profondo Rosso l’assassino è la madre

In Psycho Norman è l’assassino della madre

Se ti interessa il genere ti basterà guardare

Porta a Porta, Primo canale”.

Kevin Spacey: quando l’attore premio Oscar era tra i più quotati di Hollywood

Ma quello su cui oggi a distanza di anni viene spontaneo riflettere ascoltando questo brano è quanto la sorte di uno degli attori più quotati e amati di Hollywood sia cambiata tragicamente a causa delle accuse di molestie iniziate nel 2017 – una archiviata nel 2019, un’altra nel 2020 – che gli sono costate la carriera, una carriera luminosa, un talento raro: due Oscar (miglior attore non protagonista per I soliti sospetti nel 1996, miglior attore protagonista nel 2000 per American Beauty ), svariati premi e candidature (Emmy, Golden Globe, BAFTA per fare qualche esempio) ruoli indimenticabili e iconici come il serial killer John Doe in Seven (1995) o il machiavellico Frank Underwood nella serie House of Cards, molti dei quali vengono citati nella canzone di Caparezza:

“Hai presente Kevin Spacey? (sì)

Bene, è lui Kaiser Söze nei Soliti Sospetti

Serial killer di Seven? Kevin Spacey

Cattivo di Superman? Kevin Spacey

Perfetto Criminale? Kevin Spacey

Ho capito, non c’è bisogno che mi stressi…

Il colonnello di American Beauty è gay, sì

Ed uccide Kevin Spacey”.

Kevin Spacey, cinematographe.it

Quello de I soliti sospetti di Bryan Singer è forse uno dei colpi di scena più riusciti della storia del cinema: Spacey interpreta il ruolo del truffatore Roger “Verbal” Kint che per tutto il film racconta la storia del terribile Kaiser Söze, boss criminale che nessuno ha mai visto che alla fine si scopre essere Roger stesso che riesce a raggirare con maestria gli inquirenti nella vana ricerca dell’implacabile padrino. Per Seven di David Fincher, invece, per tenere all’oscuro il pubblico dell’identità del misterioso killer che si ispira ai sette peccati capitali per uccidere le proprie vittime, il nome di Kevin Spacey fu addirittura omesso dai titoli di testa e da tutta la campagna pubblicitaria del film suscitando ancora più stupore nello spettatore quando nell’ultima mezz’ora scoprì incredulo che Spacey faceva parte del cast nei panni proprio dell’assassino.

Kevin Spacey, cinematographe.it

Un ruolo, quello del criminale, che, come canta lo stesso Caparezza, gli calza a pennello e che ha interpretato in diversi film: come Michael Lynch in Un perfetto criminale di Thaddeus O’Sullivan (2000) o Lex Luthor in Superman Returns di Bryan Singer (2006) o il più recente Doc in Baby Driver di Edgar Wright.

Kevin Spacey: una frase premonitrice nel finale de I soliti sospetti e nel brano di Caparezza

Il brano Kevin Spacey sottolineava ironicamente anche il fatto che l’attore fosse il più premiato, il più gettonato, garanzia di successo per un film grazie alla sua bravura e alla sua notorietà come viene ripetuto nel ritornello, una frase che l’attore ha sentito ripetersi numerosissime volte:

Kevin Spacey, cinematographe.it

“Oh! And the winner is Kevin Spacey

Two-time Academy Award winner Kevin Spacey is coming back to the big screen this week

Oh! And the winner is Kevin Spacey

Kevin Spacey, Kevin Kevin Kevin Kevin Spacey

Oh! And the winner is Kevin Spacey

This is Kevin Spacey’s second Academy Award, he won an Oscar

Oh! And the winner is Kevin Spacey”.

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Oggi gli applausi, che si sentono di sottofondo anche nella canzone, sono svaniti, inghiottiti da un silenzio assordante, dalla fine (ma non si esclude e si spera il ritorno) di un uomo e di un attore che ha dato tanto alla settima arte e al suo pubblico e oggi sta seguendo un percorso per curarsi dalla dipendenza sessuale e per riprendere in mano la sua vita lontano dai riflettori, finito (per molti) nel dimenticatoio. Come nella battuta che chiude I soliti sospetti ripresa alla fine del brano di Caparezza che oggi appare tristemente profetica:

“Dopo di che penso che non ne sentirete mai più parlare…”

E chissà se un giorno Kevin Spacey, oggi nell’ombra come il “suo” Kaiser Söze, tornerà a stupirci con le sue interpretazioni.