Inciso nelle ossa: significato e spiegazione del film

Cerchiamo di spiegare Inciso nelle ossa. ATTENTI AGLI SPOILER!

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Secondo capitolo tratto dalla famosa Trilogia de Baztán scritta da Dolores Redondo, Inciso nelle ossa è approdato su Netflix per narrare un’altra storia fatta di omicidi e leggende, sullo sfondo della quale si agita la vita personale di Amaia Salazar, l’ispettrice interpretata da Marta Etura che abbiamo già visto nel primo capitolo della saga (Il guardiano invisibile).

Nel film diretto da Fernando Gonzàlez Molina la protagonista, ora in procinto di diventare mamma, dovrà tornare nuovamente nella sua città natale, Elizondo, per seguire un nuovo caso. Se nel primo film ci era già stato accennato velatamente qualcosa sulle credenze popolari e le stregonerie che albergano in questa cittadina della Spagna, nel sequel il male inizia a venire prepotentemente a galla insieme al passato di Amaia, terribilmente legato anche stavolta al caso in questione.

Inciso nelle ossa: cosa succede nel film

Fin dalle prime immagini ci viene mostrata la Valle così come appariva in passato. Nel ‘600 era infatti una landa desolata in cui le streghe rapivano i bambini per poi sacrificarli durante i loro rituali. A questa prima scena ne segue un’altra che ci mostra l’ispettore Amaia Salazar col pancione: il suo piccolo verrà alla luce poco dopo aver visto la prima delle lettere a lei indirizzata, alla quale ne seguiranno altre simili. Una serie di omicidi e suicidi si avvicendano nel film, tutti collegati tra loro dalla presenza di braccia mozzate e da una parola: “Tarttalo”. Se vi state chiedendo chi o cos’è e cosa significa questo nome c’è da dire che il film è abbastanza chiaro a riguardo: Tartalo è infatti un ciclope noto nella mitologia basca, un mangiatore di cristiani, identificato anche col nome di Basajaun.

Scavando in questi misteri la protagonista è indotta a compiere un viaggio nel suo passato, tra i suoi ricordi e le sue paure, così si tesse adagio una trama contorta in cui le maledizioni che attanagliano da sempre la valle si intrecciano alla sua vita privata. In particolare tutto sembra concentrarsi sulla madre Rosario, una malata psichiatrica con la quale Amaia non ha molti rapporti e dalla quale si è allontanata in tenera età (già il film precedente mostra le violenze fisiche e psicologiche che ha dovuto subire). Anche i flashback provvedono man mano a darci un quadro sempre più concreto di ciò che sta accadendo sul piccolo schermo. Alla fine l’ispettore dovrà perfezionare ulteriormente il suo intuito e vedere le cose da un’altra prospettiva per comprenderle!

A rendere più interessante il racconto provvede anche il riferimento ai Cagots: una parte della popolazione che un tempo viveva nel confine franco-spagnolo, emarginati e costretti addirittura a sedere in fondo alla chiesa durante le funzioni religiose. Ferventi cristiani, la loro origine è tutt’ora avvolta nel mistero. Il film non si addentra troppo nella storia dei Cagots, ma quanto basta a darci una panoramica crudele e blasfema della Navarra, la regione in cui sono ambientati i fatti.
Aprendo una parentesi sulla loro identità, diverse sono le teorie che circolano, ma tutte convergono nella rappresentazione di una popolazione costretta a vivere in isolamento, a svolgere i riti cristiani (come battesimi o matrimoni) durante le ore notturne, maltrattata, obbligata a identificarsi con una zampa d’oca di stoffa cucita nei vestiti, riconosciuta fisicamente come gozzuta, maleodorante e deformata.

Il passato di Amaia è un tassello fondamentale nella spiegazione di Inciso nelle ossa

inciso nelle ossa cinematographe.it

Continuando a parlare dell’intreccio su cui si sviluppa il film di Fernando Gonzàlez Molina, è chiaro ai più che l’indagine prende il via col ritrovamento di alcune ossa umane (di un bambino per essere più precisi). A spiazzare l’ispettore Salazar è il risultato del test del DNA, che determina la parentela diretta proprio con Amaia. Da lì le domande sorgono spontanee: ha una sorella gemella morta prematuramente? Tra i ricordi della sua infanzia e le ricerche emerge finalmente una parziale verità: i suoi genitori aspettavano due bambine (per questo la protagonista trova due culle identiche), ma subito dopo la loro nascita la madre Rosario uccise una delle due gemelle, mentre Amaia riuscì a salvarsi grazie all’intervento del padre. E adesso la stessa sorte sembra essere riservata al figlio dell’ispettrice: Ibai. Dopo aver appreso quanto accaduto anche ciò che sogna acquista un senso: la bambina identica a lei che l’avvisa sulla pericolosità della madre indicandole una culla non è solo una fantasia.

Ma perché Rosario ha ucciso sua figlia? Come ci fa capire gradualmente il film, la donna credeva e crede fermamente in quelle pratiche rituali, come conferma anche una sua amica, la quale rivela ad Amaia la partecipazione a un gruppo pseudo ricreativo che inizialmente prevedeva attività come lo yoga. Tuttavia l’uomo alla guida del gruppo iniziò progressivamente a parlare di magia e stregoneria, portandoli addirittura a sacrificare alcuni animali di cui poi conservavano il sangue, fino a indurli al sacrificio umano. Mentre l’amica di Rosario, impaurita, si ritirò dal gruppo, altre donne rimasero al suo interno uccidendo spietatamente bambini in tutta la città, il che spiega la presenza di così tanti cadaveri di neonati (rinvenuti non solo nella chiesa). È chiaro che la madre della protagonista è coinvolta in tutti gli omicidi e i suicidi sui quali indaga Amaia e che il suo fine ultimo sia quello di sacrificare il nipote, che Rosario pensa essere una bambina.

Inciso nelle ossa: cosa accade nel finale e chi è il Dr. Berasategui?

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Nei momenti conclusivi del film, Amaia Salazar esamina il registro delle chiamate tra la madre e uno dei praticanti del rituale, al quale arriva tramite la moglie di lui. Secondo i registri l’uomo ha telefonato diverse volte alla struttura psichiatrica gestita da Padre Sarasola (Imanol Arias), nella quale Rosario è ricoverata.
Il personaggio interpretato da Arias, che appare anche prima di questo frangente, non aveva nascosto all’ispettore l’interesse a studiare il caso di sua madre, spiegando come spesso dietro presunte malattie mentali si celi il Male, quello che la società odierna tenta di spiegare e risolvere con la psicanalisi.

Ad ogni modo, una volta scoperte le chiamate Amaia, infuriata, si reca da Sarasola, pretendendo di far visita alla madre. Quando arrivano nella sua stanza però la donna non c’è: stando alle telecamere è fuggita dalla struttura, aiutata dal dottor Berasategui. Cercando tra le registrazioni degli incontri tra Rosario e il dottor Berasategui Amaia scopre che l’intenzione di sua madre è quella di uccidere suo figlio Ibai. Da qui in poi è una corsa contro il tempo, resa ancora più tragica dal disagio del fiume in piena che blocca ogni passaggio. Ma nonostante tutto Amaia si reca nella grotta in cui ha rinvenuto altre prove legate al caso, trovando sua madre e Berasategui in procinto di sacrificare il bambino, ma l’ispettrice riesce a salvarlo e ad arrestare il dottore, mentre Rosario riesce misteriosamente a fuggire.

Nell’ultima scena vediamo un confronto verbale tra Amaia e Berasategui in cui la donna gli intima di dire la verità. L’uomo non parla, però è abbastanza evidente che sia stato lui a commettere gli omicidi, lasciando le ossa nelle caverna. Ha manipolato i prigionieri giunti dal carcere alla clinica, che poi si sono suicidati tutti in modo analogo, lasciando il famoso biglietto con su scritto “Tarttalo” indirizzato a Salazar.
Inoltre gli agenti della polizia trovano anche una cella frigorifero in cui sono conservate tutte le braccia smembrate delle vittime, alcune addirittura scongelate e morse (presumibilmente dal dottor Berasategui).

La domanda che resta è: che fine ha fatto Rosario? Amaia non crede affatto che sia morta, anche se per cause di forza maggiore il caso viene chiuso e le città vicine allertate.
Se apparentemente sembra aver giocato un ruolo minore negli omicidi, appare chiaro come la donna porti avanti le sue convinzioni da moltissimo tempo, fungendo un po’ da “mente” e da complice. Insomma, non è certo stato Berasategui a deviarla, semmai si può parlare di un’unione di intenti.
Rosario è ossessionata dalla figlia fin da quando è venuta al mondo: le dice anche alla fine che con lei non ha ancora finito e tutto ciò che abbiamo visto (omicidi, smembramenti e suicidi) ci avvicina inevitabilmente verso Amaia: è suo figlio che vogliono, un innocente da sacrificare, su cui la perfida e folle donna ha già messo gli occhi prima ancora che nascesse.

Il significato del film

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Come nel primo capitolo anche in Inciso nelle ossa si punta a mixare la stregoneria con la giustizia e la razionalità. Chiaramente il fatto che Amaia sia così pragmatica e determinata nel proprio lavoro si incastra perfettamente con l’ambiente che la circonda, che invece pullula di credenze popolari e arcaiche.
Il riferimento al ciclope Tarttalo è solo metaforico, un richiamo al fatto che il braccio delle vittime venga usato e sia essenziale per compiere il rito. Egli non si identifica con la madre di Amaia né con nessun altro in particolare, sta semplicemente a indicare il fatto che il male è presente in tutti gli esseri umani che hanno deciso di intraprendere la strada sbagliata. Il dottor Berasategui, la madre di Amaia e persino le streghe rappresentate nelle scene di apertura del film sono solo coinvolte in credenze soprannaturali deliranti, disposti a tutto pur di portarle a compimento, persino a calpestare i loro principi morali.

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