Da Inception a Eraserhead: i 5 finali più enigmatici della storia del cinema

Quante volte siamo rimasti confusi e disorientati dal finale di un film? Quante volte una semplice scena di pochi secondi scatena irrequietezza negandoci la possibilità di scoprire la verità celata dietro l’intera narrazione? Ormai sono anni che innumerevoli registi ci tormentano con delle conclusioni che creano più domande che risposte, lasciando noi spettatori in balia di dubbi che, probabilmente, resteranno irrisolti. Dunque, diamo un’occhiata insieme ai 5 finali più enigmatici della storia del cinema. Attenzione agli spoiler per chi non ha mai visto le pellicole citate.

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Sicuramente un regista come Christopher Nolan non si è mai risparmiato, realizzando pellicole in cui ciò che è reale si confonde con ciò che potrebbe essere solo frutto della nostra immaginazione e il film del 2010 con Leonardo DiCaprio non fa eccezione.

Prendendo spunto dalla teoria freudiana del subconscio, Inception ambienta la sua narrazione prevalentemente all’interno dei sogni delle persone, in un non luogo strutturato secondo dei livelli. Più si scende di livello, più si avanza nel subconscio, più subentra il rischio di non poter emergere dalla realtà del sogno. Queste sono le regole del gioco. Come distinguere, quindi, la realtà dall’apparenza? Molto semplicemente attraverso dei totem, ovvero dei piccoli oggetti che permettono al sognatore di ristabilire il contatto con la realtà.

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Per esempio Cobb, il personaggio interpretato da Leonardo DiCaprio, fa girare una trottola. Se la trottola smette di girare, lui è certo di trovarsi nel mondo reale. Se la trottola gira senza mai fermarsi, allora Cobb sa di trovarsi in un sogno.

Nel finale della pellicola, il personaggio di DiCaprio finalmente ritorna a casa dalla sua famiglia ma, per essere certo di trovarsi nella realtà vera, fa girare la sua trottola su un tavolo. Prima che l’oggetto possa cadere, le voci dei figli distraggono Cobb dalla trottola che continua a girare senza fermarsi. Noi spettatori continuiamo a guardare la trottola ma, prima che cali il buio, ci è concesso vedere solo un lieve tremolio nell’oggetto, lasciandoci il dubbio: la trottola è caduta veramente oppure no? Cobb si trova nel mondo reale o è relegato nel limbo? Non lo sapremo mai con certezza.

4. Shutter Island

Martin Scorsese è un altro regista che con Shutter Island indubbiamente si è dato da fare per generare uno di quei finali enigmatici, quelli che non ci fanno dormire la notte.
Shutter Island racconta la storia di un detective incaricato di investigare sulla scomparsa di una paziente in un manicomio criminale situato su un’isola. Man mano che la narrazione procede, però, nel detective si fa strada il dubbio che una cospirazione voluta dai grandi capi del manicomio sia stata indetta contro di lui per fargli credere di essere pazzo, così da mantenere segrete le terribili verità custodite dall’isola.

Quando noi stessi spettatori ci convinciamo quanto il detective della cospirazione, il film ci rivela che il protagonista è un internato del manicomio e che l’intera indagine condotta non è altro che un frutto della sua immaginazione.

Nonostante la lucidità ritrovata dopo la sconvolgente rivelazione, il giorno seguente il protagonista ha un altro crollo psichico e questo convince i medici che non esiste altro rimedio per una simile patologia fuorché la lobotomia. Prima di avviarsi per subire l’operazione, però, il “detective” pronuncia queste parole: “che cosa è peggio: vivere come un mostro o morire da persona per bene?”.

A questo punto ciò che tutti noi ci chiediamo è: il protagonista ha avuto solo una ricaduta o ha ritrovato anche un momento di lucidità? È rimasto completamente pazzo o può ancora essere salvato dalla sua malattia mentale? Perché quelle parole sembrano essere pronunciate dalla parte più sana e consapevole del paziente.

3. Birdman – L’imprevedibile virtù dell’ignoranza

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Passiamo a una pellicola che ha fatto strage di statuette nella notte degli Oscar 2015, permettendo al regista Alejandro Gonzalez Inarritu di ritagliarsi un posto nella lista dei registi più apprezzati del momento.

Occasione di riscatto per un quasi dimenticato Michael Keaton, Birdman racconta una storia in cui la dicotomia tra realtà e apparenza domina la vita di Riggan Thomson, un ex celebrità decaduta che spera di riconquistare pubblico e critica mettendo in scena uno spettacolo a Broadway. Ma l’ombra del supereroe Birdman, personaggio interpretato dall’attore in una nota serie di blockbuster, incombe alle spalle di Riggan, mettendo a repentaglio la riuscita dello spettacolo.

Colpito da visioni e allucinazioni, il punto di vista del protagonista rende difficile constatare cosa è realtà e cosa è immaginazione e non c’è da stupirsi se il finale rimarca ancora questo dualismo. Dopo che Riggan si è gettato da un palazzo, la figlia Sam corre alla finestra, lanciando uno sguardo terrorizzato verso il marciapiede e preludendo, quindi, a un tragico destino per il padre. Passato qualche secondo, lentamente, la ragazza volge gli occhi verso il cielo e l’angoscia dipinta sul suo viso si trasforma in un sorriso mentre osserva qualcosa o, probabilmente, qualcuno tra le nuvole.

Sorge spontanea la domanda: Riggan è morto o, infine, ha preso davvero il volo? La risata della figlia protende più verso la seconda opzione ma non è neanche da escludere che quella di Sam sia una semplice allucinazione. Del resto il sottotitolo del film recita “l’imprevedibile virtù dell’ignoranza”.

2. L’inquilino del terzo piano

La pellicola del maestro Roman Polanski tratta una disturbante narrazione in cui il protagonista della storia, il nuovo inquilino di un appartamento precedentemente abitato da una ragazza suicida, è gettato in una spirale allucinata che lo condurrà sull’orlo della pazzia e a compiere un tragico gesto. È probabile, però, che questo film non risulterebbe tanto inquietante se fosse privato del suo terrificante finale.

Dopo aver tentato il suicidio per le numerose allucinazioni e disavventure vissute nella nuova abitazione, il protagonista si risveglia completamente bendato in ospedale rendendosi conto di aver assunto esattamente il punto di vista della ragazza suicida, che lui stesso era andato a trovare a inizio film.

Ma la conclusione non si limita a questo perché negli ultimi secondi di pellicola, tra le persone che gli fanno visita in ospedale, l’inquilino del terzo piano scorge sé stesso! Così il ciclo si chiude e mentre osserva il suo “secondo io” ricominciare l’intero ciclo narrativo, il poveretto emette un urlo straziante che ci lascia col cuore in gola ma anche con tante domande. Si è trattato di un loop temporale? Dell’ennesima allucinazione? Secondo alcuni la spiegazione potrebbe essere più semplice: noi spettatori siamo stati resi partecipi di una storia immaginaria partorita dalla ragazza suicida quando ha visto il protagonista farle visita in ospedale a inizio pellicola.

In pratica, la moribonda avrebbe immaginato la storia dell’protagonista del film e, conseguentemente, noi saremmo stati resi partecipi di una narrazione di finzione. Teoria interessante, che potrebbe dar senso al tutto. Ma è anche vero che il fascino dell’Inquilino del terzo piano sta proprio nel non fornire risposte certe e sensate.

1. Eraserhead

Se dobbiamo parlare di finali enigmatici, è il caso citare quello di una pellicola partorita dalla mente del regista indecifrabile per eccellenza nonché autore più difficile da interpretare in senso univoco: parliamo di David Lynch e del finale di Eraserhead.

Se risulta complicato trovare un nesso logico tra le varie scene di Eraserhead solo per proporre una sintesi della narrazione, dare un senso alla conclusione della pellicola è impresa impossibile. In breve, nella scena finale il protagonista si trova in uno spazio completamente bianco e abbraccia la donna dalle guance deformate. Poi cala il buio.

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E restano aperte mille domande: quanto di quello che abbiamo visto è reale? Cosa significa questo abbraccio finale? Perché questa donna ha le guance deformate? Chi è l’uomo che tira le leve a inizio film? Potremmo andare avanti all’infinito senza trovare alcuna risposta. Lynch stesso ha sempre rifiutato di fornire spiegazioni e, forse, risiede in questo il grande fascino di Eraserhead: è un film aperto a infinite possibilità interpretative.