In nome di mia figlia: la storia vera dietro al film con Daniel Auteuil

In nome di mia figlia si ispira a un disturbante caso di cronaca nera.

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In nome di mia figlia è un film drammatico uscito nel 2016 che vede Daniel Auteuil e Sebastian Koch per protagonisti, diretti da Vincent Garenq. Le vicende narrate sono incentrate su un cupo e disturbante caso di cronaca nera realmente successo. E ora ve lo racconteremo.

La reale vicenda da cui è ispirato In nome di mia figlia con Daniel Auteuil e Sebastian Koch

Film In nome di mia figlia

La storia che ha ispirato In nome di mia figlia risale al 1982. È la notte tra il 9 e il 10 luglio. In Germania, presso la casa del patrigno Dieter Krombach con la mamma, la 14enne francese Kalinka Bamberski viene trovata morta nel proprio letto. Le ragioni del decesso non appaiono chiare in un primo momento, condotto dalle Forze dell’Ordine locali.

Tutto pare essere incentrato su un’iniezione che Krombach, di professione medico, le avrebbe sottoposto la sera del 9. Un preparato a base di cobalto e ferro, secondo Dieter atto a migliorare l’abbronzatura della adolescente. In realtà, i fatti non torneranno, tanto che egli, contraddicendosi, sosterrà in seconda battuta di aver effettuato l’iniezione per curarla dall’anemia.

In teoria, il preparato può effettivamente provocare una reazione violenta. Ma il padre biologico della ragazzina, André Bamberski, il personaggio chiave di In nome di mia figlia, esprime fin dal principio forti dubbio a riguardo. Non crede affatto sia il risultato di un incidente. Del resto, i dettagli dell’autopsia sembrerebbero suggerire una violenza carnale, ma non provarlo con assoluta certezza.

Soprattutto, di norma l’eventuale choc per la somministrazione avviene subito. Non a distanza di ore o perfino nel sonno, al contrario di quanto asserisce Krombach. I sospetti sono pure alimentati da un oscuro episodio nel passato di Dieter: il decesso della sua giovane moglie, durante gli anni Settanta, causa avvelenamento.

in nome di mia figlia

In Germania il medico Dieter Krombach (interpretato da Sebastian Koch nel film In nome di mia figlia) non finisce incriminato. Tuttavia, il padre André riesce con caparbietà e determinazione a ottenerne, nel 1995, la condanna in Francia, quantomeno per omicidio preterintenzionale. Si tratta di una vittoria solo temporanea. Pochi anni più avanti la Corte Europea dei Diritti Umani annulla la sentenza poiché Krombach non è presente al processo per difendersi.

L’epilogo è comunque ben lungi dall’essere scritto. Nel 1997 accade l’ennesimo colpo di scena nella battaglia legale: a Krombach il giudice commina una pena di due anni e ne dispone la rimozione dall’albo dei medici per aver drogato e violentato una sua paziente 16enne, facendo partire una serie di denunce contro il responsabile. Tra di loro, nello stesso anno, due ragazze lo accusano di essere state drogate e stuprate proprio con la tecnica dell’iniezione di ferro e cobalto.

Allora nell’ottobre 2009 André Bamberski (Daniel Auteuil nel film In nome di mia figlia) prende una drastica decisione: far rapire Krombach per trascinarlo in Germania, avendo la Germania negato l’estradizione per un caso già archiviato.

in nome di mia figlia

Eppure, il rapimento riesce e la Francia nega alla Germania la restituzione di un provato Krombach, ormai settantaseienne. Al contrario, nel 2011 gli assegna 15 anni di reclusione in carcere. Il capo d’imputazione è quello di lesioni intenzionali con conseguente morte non intenzionale. Il verdetto viene successivamente impugnato da Krombach ma la Corte Europea dei Diritti Umani lo conferma ufficialmente nel 2018. Dopodiché un tribunale francese condanna Bamberski a un anno di reclusione (pena in seguito sospesa) per il rapimento del patrigno di Kalinka.

Leggi anche In nome di mia figlia: recensione del film di Vincent Garenq

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