Il ragazzo e l’airone: spiegazione e significato del film

Di cosa parla davvero Il ragazzo e l'airone di Miyazaki? Ecco la spiegazione e il significato di un altro capolavoro del regista giapponese.

Il ragazzo e l’airone è il 13º film d’animazione scritto e diretto dal maestro Hayao Miyazaki e segna il suo ritorno sul grande schermo dopo 10 anni, con un ennesimo capolavoro. Il regista premio Oscar per Il castello errante di Howl è conosciuto e amato in tutto il mondo, soprattuto a partire dall’Orso d’oro per La città incantata nel 2002, 2 film che hanno consacrato Miyazaki come uno dei massimi esponenti del mondo dell’animazione e tra i migliori registi di tutti i tempi. Sono molteplici le tematiche trattate da Miyazaki, che ne esplora le profondità indagando i lati più nascosti dell’animo umano, stratificando le emozioni per esplorarne i legami con l’anima, il cuore e la psiche. Dall’infanzia alla sottile linea che divide il bene dal male, fino alla rappresentazione della figura femminile, Il ragazzo e l’airone riassume tutta la poetica del regista, con riferimenti espliciti alle proprie opere, alla sua stessa idea di cinema e anche alla storia dello Studio Ghibli, del quale è co-fondatore e con il quale è iniziata la sua ineguagliabile e stupefacente carriera. Un carriera senza battute d’arresto, esitazioni o film che non abbiano conquistato un pubblico sempre più ampio.

Il ragazzo e l’airone è una fantastica sorpresa, se si considera che il regista, dopo Si alza il vento, a causa dell’avanzare dell’età, aveva annunciato il proprio ritiro. È dal 2016 che si sente parlare però di questo inaspettato ritorno; il film ha avuto una lavorazione e produzione estremamente travagliata, rischiando di non vedere mai la luce. Definito come uno dei lungometraggi più costosi mai realizzati in Giappone, è uscito in sala il 14 luglio 2023, distribuito successivamente all’estero. In Italia è stato prima presentato alla Festa del Cinema di Roma, per poi venire distribuito in sala il 1º gennaio 2024, conquistando e dominando per settimane il Box Office. In corsa per gli Oscar, Il ragazzo e l’airone si è già aggiudicato il Golden Globe come Miglior film d’animazione ed è stato inserito tra i 10 migliori film dell’anno dalla National Board of Review. Complesso e affascinante, Il ragazzo e l’airone è un film doppio, capace di raccontare più storie, oltre alla trama principale, che vede protagonista un bambino di nome Mahito. Ecco di seguito, la trama, il significato e la spiegazione di tutto quello che è stato capace di trasmettere il nuovo film di Miyazaki.

La trama del film Il ragazzo e l’airone

Il ragazzo e l'airone - cinematographe.it

Nel 1943 la Guerra del Pacifico vede triste protagonista anche la città di Tokyo, devastata dai bombardamenti. Il fuoco che divora l’ospedale porta alla morte di Hisako, paziente ricoverata per una grave malattia. Il figlio Mahito e suo padre, marito di Hisako, un anno dopo, si trasferiscono in campagna per trovare un po’ di pace e serenità, lontano dalla guerra. Shoici, il padre di Mahito, si risposa con Natsuko, sorella di Hisako, che fatica ad entrare in sintonia con Mahito. Al tempo stesso Mahito ha abbandonato la propria vita in città, deve frequentare una nuova scuola dove è vittima di bullismo e non riesce ad adattarsi a nessuna di quelle situazioni che costituiscono il suo nuovo mondo. Un giorno Mahito ha uno scontro con un misterioso airone cenerino che lo conduce alle rovine di una torre, un luogo immerso e nascosto nel bosco che circonda la casa. Mahito, spaventato da quel luogo, va via intimando all’airone di lasciarlo in pace. Il giorno successivo Mahito, tormentato dalle difficoltà che ha a scuola, dove viene umiliato e picchiato, si ferisce intenzionalmente colpendosi la testa con una pietra, evitando così di tornare a scuola i giorni a seguire.

Nel periodo in cui Mahito cerca di riprendersi, l’airone torna a fargli visita, dicendogli che se vuole rivedere la madre Hisako, dovrà entrare nella torre. Al tempo stesso Natsuko si addentra nelle profondità del bosco, proprio verso la torre. Preoccupato, Mahito, insieme alla domestica Kiriko, segue Natsuko e, nella speranza di rivedere la madre e far tornare indietro la nuova moglie del padre, varca la soglia di quella dimora tanto inquietante quanto suggestiva, accompagnato da Kiriko. Anche l‘airone li segue, seppur controvoglia, convinto di aver portato a termine il proprio compito una volta condotto Mahito all’interno della torre. Quello che scopre Mahito è un mondo magico popolato da creature misteriose, sovrumane, fatto di paesaggi straordinari e palazzi in rovina sul punto di sgretolarsi, stanze misteriose, giochi di luce e una serie di paralleli e analogie con la propria vita. All’interno di quello che si rivela essere un castello incantato Kiriko si trasforma in una bambola di legno perdendo la propria forma umana e Mahito rivede sua madre, ma si tratta di una versione giovane che non ha mai conosciuto, di nome Himi, e che in quel luogo possiede la capacità di dominare il fuoco.

Il ragazzo e l'airone

Himi si offre di aiutare Mahito nella sua impresa e nel tentativo di liberare Natsuko, ma viene catturata dal malvagio esercito di parrocchetti che presidia il castello. Deciso a salvare anche Himi, Mahito entra in contatto con il prozio, che aveva costruito la torre anni prima e che è ora custode di un mondo alternativo: perfetto, senza guerre e sofferenze, dove regnano pace, serenità ed equilibrio. Il prozio vorrebbe che Mahito possa succedergli e diventare lui Re di quell’universo dove tutti vivono in linea retta: seguendo uno scorrere degli eventi senza mai intervenire, evitando gioie e dolori, ma vivendo in pace. L’erede deve essere puro, innocente e della sua stessa stirpe. Mahito si oppone a questa richiesta, acquistando coraggio, maturità, e capendo che deve accettare Natsuko e la scomparsa della madre. Era infatti stato il prozio a ordinare all’airone di condurlo all’interno della torre. Mahito gli confessa che non è la persona giusta per quel ruolo: si è ferito da solo con una pietra ingannando gli altri, ha il sangue del prozio, ma non è innocente, è imperfetto, come quel mondo al quale sa di dover tornare. Mentre Mahito cerca Himi nei corridoi del castello il capo dei parrocchetti tenta di distruggere il regno del prozio, portando così alla rovina dello stesso luogo dove viveva con il proprio esercito.

Il mondo perfetto del prozio si sgretola così velocemente, Himi riesce a fuggire dai parrocchetti che cercano a loro volta di mettersi in salvo e Mahito, Natsuko, l’airone e Kiriko tornano nel mondo naturale. Prima di salutare Himi, Mahito cerca di avvertila di ciò che le accadrà e gli chiede di tornare con lui, ma Himi sa di appartenere a un altro tempo, deve tornare nella Tokyo nel quale è stata giovane, conoscere Shoici e dare alla luce Mahito. A distanza di 4 anni Mahito, il padre e Natsuko tornano a Tokyo, 2 anni dopo la fine della guerra.

Il significato dell’airone nel film di Hayao Miyazaki

Il ragazzo è l’airone è un film superficialmente e apparentemente classico e che riprende con precisione e modernità le fasi del viaggio dell’eroe di Vogler, ma è anche un film carico di significato e simbolismo, con riferimenti alla letteratura italiana, alla mitologia greca e romana, e alla cultura giapponese. La storia di Mahito è un racconto di formazione dove sottotesti, tematiche, messaggi e riferimenti nascosti ed espliciti vanno a comporre un film straordinario, emozionate e portatore dell’essenza più profonda di temi universali. Tutto, ogni personaggio ed elemento, acquista nel film doppi volti e significati, a partire dall’airone stesso. L’airone cenerino è originario di 3 Paesi: l’Europa, l’Africa e l’Asia; la specie dell’airone viaggia fino a oltre il circolo polare artico e nel folklore giapponese simboleggia il mondo degli spiriti e degli dei, la purezza e il trapasso, ed è legato a un mito in particolare: in questo si racconta di un principe che, morto lontano da casa, prende forma e sembianze di un uccello bianco, che non viene mai chiamato airone, ma che, secondo descrizioni e numerosi studi, sembra riferirsi proprio all’airone.

Al tempo stesso, in base ai colori, gli aironi sono portati di diversi messaggi, come l’airone azzurro, il così detto airone notturno e l’airone grigio, che è quello del film di Myazaki. Gli aironi grigi vengono considerati inquietanti, emblemi di nostalgia, malinconia e addirittura paura. L’airone appare in Il ragazzo e l’airone come un Caronte, traghettatore dell’Ade che accompagna le anime, in questo caso Mahito, da una riva all’altra del fiume Acheronte. Nella mitologia greca però questo viaggio avveniva a seguito di precisi rituali funebri, quando le anime erano pronte alla vita dopo la morte. Questo è connesso all’anima di Mahito, ma il ragazzo non sembra apparentemente pronto: lui stesso si definisce imperfetto, come un’anima ancora in “costruzione”, intaccata da scelte sbagliate ed errori commessi per non affrontare la realtà. Il suo è un animo giovane di un bambino che ha ancora tutto il tempo per capire chi è e chi vuole essere. L’airone potrebbe essere quindi più probabilmente il Caronte di Dante, rappresentato come un demonio, schiavo della volontà divina e che trasporta solo le anime dannate.

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Attinenza a Dante anche in relazione a Virgilio, perché l’Airone potrebbe rappresentare, più positivamente, anche Virgilio, che non è qui portatore di sapienza e intelligenza, ma che guida e accompagna Mahito attraverso i segreti di questo mondo incantato. La stessa “selva oscura” è l’ingresso, tenebroso e spaventoso del castello magico e così il “cammin di nostra vita”, crisi di Dante narrata nella Divina Commedia è, nel film di Miyazaki, Mahito alle prese con un dolore che non riesce e non vuole superare. Più di tutti, il riferimento a Dante è la scritta che Mahito legge all’ingresso del castello: “fecemi la divina podestate” e che rimanda all’apertura del terzo canto dell’Inferno della Divina commedia: “per me si va ne la città dolente, per me si va ne l’etterno dolore, per me si va tra la perduta gente. Giustizia mosse il mio alto fattore; fecemi la divina podestate, la somma sapienza e ‘l primo amore”. La critica ha associato l’airone, più in generale, allo Psicopompo, che tanto nella mitologia quanto nella religione, è colui che accompagna le anime dei morti nell’oltretomba.

Nel tempo, lo Psicopompo è stato a volte rappresentato come un’entità neutrale, messaggero dell’aldilà e spesso associato alla morte, nel caso in cui questa sia vista come precedente a un passaggio tra mondo sensibile e sovrasensibile. In Il ragazzo e l’airone, l’airone è quindi l’unica figura capace di unire due universi non in contatto tra loro, solo lui può trasportare Mahito in quel mondo; principalmente mostrargli l’entrata del castello incantato.

Il ragazzo e l’airone è ispirato alla vita del regista

Il ragazzo e l'airone uscita italia cinematographe.it

Il ragazzo e l’airone è in parte basato sulla vita di Miyazaki, anche lui figlio di un ingegnere aeronautico come Mahito, e provato dai bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale. Similmente a Mahito, anche la famiglia di Miyazaki dovette lasciare Tokyo, trasferendosi prima a Utsunomiya e successivamente a Kanuma. Anche le condizioni di salute della madre di Miyazaki, Yoshiko, hanno delle somiglianze con quelle di Hisako: nel 1947 Yoshiko contrasse la tubercolosi spinale, della quale soffrì per 8 anni. Fu ricoverata in ospedale, venendo poi trasferita a casa, in isolamento, per evitare di contagiare parenti e familiari. Questo evento è ripreso con precisione in una scena in particolare: quella della sala parto dove Natskuo è tenuta prigioniera nel mondo incantato. La storia potrebbe essere in realtà ispirata anche al romanzo E voi come vivrete? di Genzaburō Yoshino. Il libro che Hisako donò a Mahito e che il figlio ritrova dopo la morte della madre. La storia di E voi come vivrete? racconta la vita di Cooper, quindicenne che dopo la morte del padre, influenzato dalla madre, si trasferisce dallo zio, abbandonando quella che era la sua vita precedente. Il rapporto con lo zio, i racconti che ogni giorno l’uomo gli fa, stupiscono e meravigliano un giovane Cooper alla ricerca del proprio posto nel mondo, inconsapevole della complessità dei rapporti umani.

Il genere del romanzo è quello del coming of age, come anche ll ragazzo e l’airone, indipendentemente da tutti i sottotesti e tematiche che si possono trovare all’interno del film di Miyazaki. Mahito è comunque fisicamente simile a come Miyazaki era da bambino e la madre venne trasportata dall’ospedale in campagna a causa dei bombardamenti. Anche il rapporto tra madre e figlio riprende quello che il regista aveva con sua madre. Questo è però comune a molte delle figure femminili dei film di Miyazaki. Il mondo incantato sembra quindi essere maggiormente il subconscio di Mahito e non un luogo reale. A evidenziarlo sono: la figura di Himi, la madre da giovane, viva come Mahito vorrebbe, e che uccisa dal fuoco, nel mondo incantato ha il potere di controllarlo e servirsene; Natsuko, bloccata in sala parto perché consapevole che mai Mahito la considererà come una seconda madre; l’airone, che gli permette di entrare in contatto con se stesso e con la propria interiorità, e anche i Wara Wara, esseri piccoli, bianchi e sgraziati che altro non sono che gli esseri umani prima di prendere forma e corpo nel mondo reale. Anche gli stessi parrocchetti potrebbero essere frutto del subconscio di Mahito: sono egoisti e pronti a distruggere quel mondo perfetto, senza però davvero capire che anche loro rischierebbero di scomparire e non essere più ciò che sono, se quel mondo davvero si sgretolasse.

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A destare dei dubbi sul fatto che si tratti effettivamente del subconscio di Mahito è l’esistenza e la storia della torre. Nel film la torre del prozio sorge in un punto colpito da un meteorite anni prima e che aveva attratto la giovane Hisako all’interno. La ragazza vi rimase per un anno intero, tornando poi come se niente fosse accaduto, al mondo naturale. A svelare questo evento del passato, una delle domestiche di Shoici che spiega quindi perché una giovanissima Himi appaia nel regno magico. La torre costruita dal prozio, quando però Mahito vi si addentra, è instabile, pericolante, incerta e sul punto di crollare. Il regno che viene controllato all’interno non porta di certo l’uomo alla consapevolezza, l’essere umano vive ignaro e incosciente verso un obiettivo prestabilito, in un mondo finto, senza mai crescere, cambiare, capire, vivere. Il fondatore di quello stesso mondo magico, creato grazie ai poteri di una pietra spaziale, è pronto a tutto affinché quel mondo non scompaia. Alla ricerca di un erede, che abbia lo stesso suo sangue e un’anima pura, il prozio è il Dio di un universo utopico e interessato solo e unicamente a far sì che quel mondo incantato non venga distrutto. Ma se il castello rappresenta il subconscio di Mahito, il prozio si rivela essere una parte di Mahito, quella che non vuole elaborare il lutto e accettare le contraddizioni e le molteplici visioni del mondo.

Il cinema di Miyazaki e la spiegazione del finale de Il ragazzo e l’airone

Il ragazzo e l’airone è inoltre anche un testamento del cinema di Miyazaki. La pietra che rappresenta il regno creato dal prozio è composta da 13 elementi, come sono i film di Miyazaki, compreso quest’ultimo film. I riferimenti al suo cinema non riguardano però solo le proprie opere. Alcuni personaggi potrebbero prendere spunto da membri realmente esistiti dello studio Ghibli. In particolare Suzuki e Takahata, rispettivamente produttore, e co-fondatore dello studio Ghibli. Se Myazaki fosse Mahito, Takahata sarebbe il prozio alla ricerca di un successore, mentre Suzuki rappresenterebbe in qualche modo l’airone che aiuta Mahito nella sua scelta. Come l’airone è interessato al futuro del regno incantato, così Suzuki lo è nei confronti dello studio Ghibli, raffigurazione di questo mondo magico. La decisione presa da Mahito nel film, cioè il rifiuto di diventare l’erede del regno, potrebbe essere la consapevolezza di Miyazaki che lo studio Ghibli, prima o poi, dovrà necessariamente avere un altro erede. La morte di Takahata, avvenuta nel 2018, portò ad alcuni cambiamenti nella storia. In particolare venne approfondito e modificato il rapporto tra Mahito e l’airone. Alla fine l’airone è fondamentale ed essenziale per il viaggio di Mahito nel mondo incantato, ma meno interessato al futuro di quel castello, che in parte lo spaventa. Nel 2018 all’airone vennero infatti date più possibili connotazioni, attraverso ricordi e influenze da parte di queste 2 personalità, Takahata e Suzuki. Una scelta fatta quindi per costruire personaggi più sfaccettati e non riconducibili a qualcuno in particolare. Il ragazzo e l’airone è ricco di psicologia, e molte figure rimandando a persone care e Miyazaki e membri dello studio Ghibli. Kiriko è ad esempio ispirata a Michiyo Yasuda, colorista morta nel 2016, quando il progetto venne presentato.

Esiste quindi una libera interpretazione de Il ragazzo e l’airone: i nessi con la vita di Miyazaki, con la mitologia, la letteratura, e i riferimenti a tutto ciò che Miyazaki ha sempre voluto inserire nelle sue opere. In particolare il suo modo di raccontare e disegnare il subconscio: costituito da innumerevoli simboli, sempre surreali e soprannaturali, una raffigurazione attenta a tutto ciò che nella mente e nella psiche acquista significati e forme diverse, ingannevoli, mutevoli e da decifrare. È chiaro il tema del dover affrontare i propri dolori e le proprie sofferenze, di dover crescere, maturare, imparare a rialzarsi e non commettere gli stessi errori. L’errore, lo sbaglio o la bugia, sono inoltre, nella cultura giapponese, considerati molto gravi e capaci di contaminare l’indole buona di una persona. Ecco che le imperfezioni di Mahito non solo lo rendono consapevole di sé, ma desideroso di rimediare. La stessa Himi conosce e accetta il proprio triste destino, sa che deve tornare al suo tempo, alla sua vita, a quella che era la sua epoca, anche se anni dopo dovrà morire nell’incendio. La realtà che Mahito deve accettare è la verità, ciò che è successo, la morte della madre; è con questo lutto che Mahito deve fare pace. Sa che non esiste un mondo perfetto, è un’utopia assurda. Per quanto difficile e triste potrà essere la sua esistenza, la vita non è una linea retta, è fatta di alti e bassi, increspature, momenti felici e momenti dolorosi. E soprattutto, è fatta di scelte, come la sua decisione di tornare nel monto naturale e affrontare quello che la vita ha in serbo per lui.

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