Georgetown - Cinematographe.it

Per il suo esordio alla regia, Christoph Waltz ha deciso di rappresentare tutta l’ambiguità e le ombre che si aggirano intorno all’omicidio di Viola Herms Drath. La trama di Georgetown ricalca infatti gli accadimenti degli ultimi anni della vita della ricca signora (che per la finzione cinematografica assume il nome di Elsa Brecht) che, dopo il matrimonio con Ulrich Mutt, ha iniziato una discesa lungo una spirale fatta di apparenza sociale e subdola violenza psicologica, in cui il capitolo della sua morte è solo un imprevisto ostacolo nella cavalcata di Mutt verso la perversa celebrità. Lo spunto per l’operazione romanzata della vicenda è l’articolo The worst marriage in Georgetown firmato da Franklin Foer e apparso sul New York Times a luglio del 2012.

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Viola e Albrecht all’inizio della loro relazione.

La vera storia dietro il film Georgetown riguarda appunto l’omicidio di Viola Herms Drath per il quale il suo secondo marito, il Colonnello Albrecht Gero Muth Muth, è stato ritenuto colpevole e condannato in carcere: quanto il loro matrimonio potesse far aggrottare le sopracciglia a gran parte della società è presto spiegato dalle evidenze dei fatti. Viola Herms Drath era nata in Germania, a Dusseldorf, l’8 febbraio 1920, in una famiglia abbiente, tanto da aver imparato presto anche la lingua inglese nelle frequenti vacanze studio passate in Scozia. Ma è in terra natía, tra Monaco e la Svizzera, che conosce il suo primo marito, Francis S. Drath, stella nascente delle forze diplomatiche militari tedesche. Dopo il matrimonio, la coppia si trasferisce negli Stati Uniti, precisamente a Lincoln, in Nebraska, abbandonando quindi in gran parte la sua carriera di sceneggiatrice e interprete per le realtà culturali della Bavaria e di Monaco in particolare. Negli Usa Viola continua i suoi studi e inizia a scrivere come corrispondente per giornali tedeschi, venendo a contatto con le maggiori personalità politiche ed economiche del tempo. In concomitanza del trasferimento della coppia a Georgetown, a Washington DC, Viola diventa un nome sempre più importante nella scena sociale del tempo, grazie alla sua attività giornalistica e di pubbliche relazioni, arrivando anche a collaborare con George H.W. Bush. A inizio del 1986, sfortunatamente, suo marito muore.

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Albrecht Gero Muth nella sua uniforme militare.

Come riportato in Georgetown, già qualche anno prima, Viola era stata avvicinata da un misterioso Albrecht Gero Muth, cadetto dell’esercito tedesco, un giovane volenteroso e ambizioso, pronto a conquistarla per il carisma da lei emanato, ma anche per le sue preziosissime connessioni sociali. Pochi anni dopo la morte del marito, a 70 anni, Viola sposa il nuovo compagno, allora ventiseienne. Da quel momento, i racconti di vita di Muth si arricchiscono di dettagli fantasiosi, elementi al limite del credibile, creando una mitologia intorno alla sua persona in cui è impossibile stabilire i confini tra fantasia e verità. Secondo i suoi racconti, un conte tedesco di stanza in India l’avrebbe nominato suo successore sul letto di morte, motivo per cui pretende l’appellativo nobiliare nei suoi confronti e, al termine della guerra in Iraq nel 2003, avrebbe guadagnato l’uniforme e il grado di Brigadiere Generale dell’esercito iracheno in virtù del suo operato nei confronti del popolo indigeno.

In questo panorama al limite del leggendario, la relazione tra Viola e Muth si complica sempre più, alternando momenti di prestigiosa vita sociale a lunghe assenze dell’uomo e, soprattutto, di una rete di violenza psicologica che cerca di minare il ruolo potente della moglie in ambito sociale. L’11 agosto 2011, Viola viene trovata morta nel bagno della sua dimora proprio da Muth che provvede subito ad avvisare la polizia, facendo anche notare come, nonostante l’età avanzata della donna, sia improbabile una sua morte accidentale. Al termine dell’intricato gioco inscenato da Muth con la polizia rappresentato dal film di Waltz, il secondo marito della vittima viene condannato per l’omicidio di Viola Herms Drath, lasciando dietro di sé una folta schiera di interrogativi non risolti.

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