Escobar - Il fascino del male, Cinematographe.it

Volevo capire come un essere umano potesse diventare un mostro, non volevo il mito né la caricatura di un cattivo“. È nelle parole dell’attore principale Javier Bardem che si riconosce l’essenza di Escobar – Il fascino del male, la pellicola scritta e diretta da Fernando León de Aranoa nel 2017 che, attraverso un’inedita ottica femminile, ricostruisce la vita privata e professionale del più celebre criminale del momento. Ma la storia vera è davvero come quella narrata nel film?

Incentrato sulla vita di Pablo Escobar, descrivendone le vicende a partire dall’ascesa criminale avvenuta all’inizio degli anni ’80 fino ad arrivare alla sua morte, avvenuta nel 1993, il lungometraggio dipinge gli eventi descritti nel libro Amando Pablo, Odiando Escobar: pubblicato per la prima volta nel mese di settembre del 2007, la biografia si presenta come una raccolta delle memorie sensazionali e, al contempo, terribilmente sconvolgenti di Virginia Vallejo, la più celebre amante di Pablo Escobar, rispettivamente interpretati da Penélope Cruz e Javier Bardem.

Escobar – Il fascino del male: è una storia vera quella che ha ispirato il film di Fernando León de Aranoa?

La storia vera di Escobar – Il fascino del male Cinematographe.it

Escobar – Il fascino del male è un film mediocre. Nonostante le brillanti premesse, come la maggior parte della restante filmografia dedicata al criminale, il lungometraggio si perde a narrare gli anni del narco-terrorismo e si sofferma su quel racconto di lusso e violenza, di droghe e sesso in cui si è trasformata la vita del colombiano, dimenticandosi del suo focus: il punto di vista femminile totalmente inedito e profondamente intimo.

Trattato nel film vagamente e con scarsa importanza, il legame sentimentale con Virginia Vallejo, giornalista che, dopo essere stata a lungo la sua amante, decise di collaborare con la giustizia favorendone la cattura, è fondato su una storia vera. Il lungometraggio, infatti, è ispirato alla già citata biografia scritta dalla stessa Vallejo: Amando Pablo, Odiando Escobar: scrittrice e giornalista, personalità mediatica e, dal 2010, rifugiata politica negli Stati Uniti d’America, Virginia Vallejo descrive la relazione amorosa con Pablo Escobar Gaviria, intrattenuta tra il 1983 e il 1987, gli anni più violenti e burrascosi dell’impero il capo del Cartello di Medellín.

In questa biografia che si trasforma in narrazione autobiografica, la giornalista ripercorre le tappe più importanti della storia d’amore che più le ha sconvolto la vita, partendo dal primo incontro avvenuto in una sfarzosa festa organizzata dallo stesso boss, passando alla sua collaborazione con DEA, la nota agenzia antidroga statunitense, fino ad arrivare al definitivo addio alla sua Colombia avverrà il 18 luglio del 2006 a bordo di un volo speciale monitorato dalla Drug Enforcement Administration. L’allontanamento dall’amata patria riconosce la sua principale motivazione nell’accusa che la donna mosse nei confronti di Alberto Santofimio, Ministro della Giustizia: il politico, stando alla testimonianza della donna, avrebbe istigato l’omicidio di Luis Carlos Galan, candidato alla presidenza. La Vallejo aveva preso la decisione di dare ascolto alla sua razionalità, dimenticandosi di ascoltare le immorali parole del suo cuore, e di collaborare con il Dipartimento di Giustizia americano, rivelando i sanguinosi segreti dei criminali colombiani. Proprio come viene mostrato in Escobar – Il fascino del male.

Senza soffermarsi unicamente sulla sfera sentimentale, quindi, Amando Pablo, Odiando Escobar mette in luce le relazione del noto amante con la classe politica della Colombia, con i gruppi paramilitari della paese e con i governi dittatoriali dei Caraibi, descrivendo la nascita e il boom dell’industria della cocaina.

Il film di Fernando León de Aranoa è un ritratto dalle tinte inedite e intime

La storia vera di Escobar – Il fascino del male Cinematographe.it

I giorni dei sogni e dell’innocenza. Così Virginia Vallejo si riferisce alla prima fase dell’amore che la legava ad Escobar. Entrambi avevano trentadue anni, la prima volta che si incontrarono, e si accesero subito di quella passione che caratterizza la nascita di un nuovo amore. Nonostante tutto, però, a quei giorni felici ne seguirono altri più violenti, i giorni del terrore e dello splendore e poi quelli dell’assenza e del silenzio.

La loro relazione non fu l’unica cosa ad evolvere: parallelamente ad essa, con il passare del tempo, a personalità di Escobar e, conseguentemente, la sua influenza nel panorama politico della Colombia dell’epoca continuavano a cambiare forma. La sua ostilità contro gli Stati Uniti continuò ad aumentare e venne seguita dalla decisione di formare gruppi paramilitari. Le attività illegali portate avanti dal cartello di Medellin allargavano la loro area di influenza e il lusso che derivava direttamente da esse aumentava. La tacita collaborazione con le figure politiche di spicco si trasformava in un’abitudine. “Con Pablo ho perso la ragione. (…) Lui si trasformò in un uomo cercato dalla legge, mentre io, dal canto mio, mi trasformai in una donna ricercata dai media. [Eravamo, ndr] due persone che si conoscevano e si prendevano cura l’uno dell’altro, due persone che avevano bisogno l’uno dell’altro, nonostante tutto il dolore causato dalle assenze, dai suoi crimini e dai miei peccati”. Queste le parole di Virginia quando si riferisce a quel processo di crescita a cui il potere di Escobar fu soggetto.

In poche parole, Amando Pablo, Odiando Escobar è un’affascinante e dettagliata descrizione del criminale che Virginia Vallejo aveva imparato a conoscere e dell’uomo che aveva imparato ad amare. È a causa dell’unicità di questa storia vera che Fernando Leon de Aranoa ha deciso di tradurla in immagini, producendo Escobar – Il fascino del male. “Il suo è il racconto disperato di un naufragio. Parla di attrazione e fascinazione, ma anche della pazzia e del terrore senza eguali di uno dei decenni più violenti della storia moderna, di cui Virginia fu al tempo stesso parte e testimone (…)” ha spiegato il regista.

Un’idea interessante, quella di de Aranoa. Un’idea che, però, non è stata concretizzata con la stessa potenza che aveva sulla carta. Anche solamente in seguito ad una panoramica fin troppo rapida sull’autobiografia di Virginia Vallejo, infatti, è spontaneo chiedersi come mai il regista abbia completamente tralasciato l’esplorazione delle profondità dell’amore controverso che legava la donna al criminale più celebre del momento. La questione melodrammatica e sentimentale è stata relegata ad un ruolo di secondo piano. Come è già stato ripetuto, un punto di vista simile simile si sarebbe rivelata essere uno sguardo nuovo, inedito, mai raccontato. Rifiutando di dare più rilievo alla voce della protagonista femminile, Escobar – Il fascino del male si rivela essere un film come tutti gli altri: immotivatamente desideroso di dipingere l’ascesa e la successiva discesa materiale di Pablo Escobar e di ritrarre il criminale e non l’uomo che si nascondeva dietro quella maschera spietata, a dispetto del titolo e della storia vera da cui è stato generato. Una storia vera, quella di Amando Pablo, Odiando Escobar, in cui coesistono due prospettive: un’ottica personale, quella dell’amante Virginia Vallejo, e una storica, più fredda e distaccata.

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