Cocaine. Dal biopic alla storia vera di White Boy Rick

Siamo nel 1984, nella Detroit opulenta che venne soprannominata Motor City per la sua produttività industriale. In quegli anni risplendevano come simbolo di sviluppo le fabbriche di Ford, General Electric e Bell. Quella di successo era una società in prevalenza wasp, bianca, che al tempo stesso, nei suoi sobborghi confinava anche gran parte degli afroamericani. È in questa periferia difficile che inizia la storia di un quattordicenne che accompagnava il papà nella compravendita di armi da fuoco. Nell’America dell’autodifesa un fucile in casa non era cosa rara, così anche il sottobanco di Richard Wershe permetteva alla sua famiglia di tirare a campare. Suo figlio Richard Wershe Jr. accompagnava spesso il padre nelle sue compravendite, ma il ragazzo era più sveglio e si fece trasportare dalle compagnie degli spacciatori del quartiere. Commerciavano il crack ed erano afroamericani, per questo ribattezzarono il ragazzo White Boy Rick.

Cocaine. Dal biopic alla storia vera di White Boy Rick: la cronaca

L’FBI, insieme alla polizia di Detroit mise il ragazzo e suo padre alle strette costringendo Rick a diventare il più giovane informatore di sempre. Al termine dell’operazione che prevedeva l’arresto dei capi di Rick, il ragazzo fu lasciato a sé stesso. Così il ritorno allo spaccio per le strade di Detroit, stavolta di cocaina, fu naturale. Fu arrestato a 17 anni per la detenzione di 8 chili di polvere bianca nel 1987. Nessuna protezione. La quantità limite per il codice penale americano era di 650 grammi, così l’ergastolo diventò inevitabile.

Wershe è rimasto dietro le sbarre per 30 anni nel carcere di Oaks, Michigan, a poche ore dalla sua Detroit. Poi in Florida. La legge ribattezzata 650 Lifer Law, ergastolo immediato e automatico per detenzione di almeno 650 grammi di droga venne firmata dall’allora governatore dello stato William Milliken. Nel 1998 ammise l’atto come “peggior errore della mia carriera”. In 220 subirono la stessa severità di Wershe, ma a fine millennio erano tutti usciti per buona condotta guadagnando altre forme di pena meno restrittive, tranne Rick.

Un’ora e un quarto d’aria al giorno e la permanenza in una cella grande come un piccolo bagno furono la vita di White Boy fino al 2017. In quel periodo nonostante l’aiuto di ex agenti dell’FBI che assistettero ai fatti e l’attenzione dei giornalisti per la sua storia particolare, Wershe e i suoi avvocati incontrarono una serie di ostacoli sul percorso per ottenere la liberazione. Le sue offerte per la libertà vigilata vennero negate in un contenzioso durato anni. “Tutto quello che ho cercato di fare negli ultimi dieci anni è stato messo in piedi per poter discutere a favore di quest’uomo”. Dichiarò Ralph Musilli, avvocato di lunga data di Wershe. “Non siamo mai stati in grado di ottenere un’udienza, ovunque o su qualsiasi cosa”.

Cocaine. Dal biopic alla storia vera di White Boy Rick: la scarcerazione

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Nel 2015 il Guardian scriveva che il ragazzo era rimasto al servizio dell’FBI anche in prigione. Fu contattato nel 1992 per penetrare un nuovo gruppo di poliziotti corrotti. Gli stessi che facevano parte della rete che lo vide protagonista negli anni ‘80. Anche se ne ‘98 la legge 650 Lifer fu abrogata, il cammino per la libertà di Wershe fu complicato da processi capziosi che lo legarono alla cella ancora per molto. Libertà osteggiata anche da un nuovo sindaco colpevolista, la questione assunse parossismi da Godot intorno a un ragazzo oramai cresciuto, ma custode di delicati panni sporchi che riguardavano poliziotti corrotti. Ma di più, era un capro espiatorio perfetto.

La scarcerazione avvenne finalmente nel luglio del 2017, ma un mese dopo Wershe fu nuovamente arrestato per una condanna riguardante fatti del 1999. A quanto pare White Boy Rick aiutò la sorella e la madre in un giro di auto usate, alcune delle quali si rivelarono rubate. Le due furono scagionate dopo un patteggiamento ma lui  è ancora in carcere.

Cocaine. Dal film  alla storia vera di White Boy Rick: documentario, film e Kid Rock

La storia di White Boy Rick è molto più complessa e controversa nel periodo carcerario. Se ne potrebbe tirare fuori un legal thriller, o pure una serie tv. Invece ne furono fatti diversi documentari, uno dei quali, prodotto da True Crime, intitolato White Boy e diretto da Shawn Reach s’interroga sui perché della prolungata carcerazione di Wershe seguendo due ipotesi: combattere il traffico di droga ed eliminare funzionari pubblici. La fama di Rick ha toccato anche il mondo della musica quando Kid Rock ha inciso un singolo dedicato al ragazzo cresciuto in carcere per stupefacenti: Back From The Dead.

Soltanto nel 2018 arriva nei cinema americani il film diretto da Yann Demange. Per il ruolo del ragazzo è stato scelto Ritchie Merritt, un attore esordiente calato perfettamente nel ruolo con un’interessante faccia da schiaffi. Il padre lo interpreta Matthew McCounaughey, premio Oscar per Dallas Buyers Club che in almeno un paio di scene regala importanti lezioni di acting. Costato 29 milioni di dollari ne ha incassati 25,4 in tutto il mondo dalla prima uscita di settembre. Seppur distribuito da Warner Bros mantiene l’anima indie, quindi il suo cammino, anche se più lento del previsto, sarà quantomeno lungo.

Cocaine – La Vera Storia di White Boy Rick: leggi qui la recensione del film 

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