Chiamami col tuo nome: le migliori frasi del film di Luca Guadagnino

Ci sono frasi che rimangono impresse per sempre nella nostra mente (e nel nostro cuore) mentre ce ne sono altre che è più facile dimenticare o semplicemente mettere in un cassettino della memoria per un momento successivo. Scopriamo insieme le frasi che più ci sono rimaste impresse del film Chiamami col tuo nome.

Candidato agli Oscar 2018 come Miglior film e vincitore della statuetta come Miglior Sceneggiatura Non Originale, la pellicola Chiamami col tuo nome racconta la storia di formazione adolescenziale e di crescita sentimentale di un diciassettenne di nome Elio, interpretato da Timothée Chalamet. Durante le vacanze estive trascorse nelle campagne del Cremasco insieme alla sua famiglia, il giovane conosce Oliver, che prende il volto di Armie Hammer, uno studente straniero di archeologia in visita per redigere la sua tesi di dottorato e di cui finirà per infatuarsi. Ma l’amore sarà corrisposto? Tra incomprensioni, sotterfugi, occhiate seducenti e situazioni cariche di doppi sensi, i due vivranno un’intensa estate di passioni che li farà riflettere sulla loro vita.

Il film è un adattamento dell’omonimo romanzo di André Aciman pubblicato per la prima volta nel 2007 e rappresenta il terzo e ultimo film della “trilogia del desiderio” del regista Luca Guadagnino, dopo Io sono l’amore e A Bigger Splash. Nonostante l’interesse non proprio esaltante dimostrato nei confronti di queste prime due pellicole, Chiamami col tuo nome si è rivelato un inaspettato trionfo di critica e di pubblico, ottenendo un’ottima accoglienza presso i festival nazionali e soprattutto esteri, nonostante una gestazione durata quasi dieci anni. E chissà se dovremo aspettarne altrettanti prima di vedere il sequel che Guadagnino e Aciman ci hanno promesso.

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Elio (Timothée Chalamet) e Oliver (Armie Hammer) nella conversazione che sta per seguire.

In questa carrellata delle più belle frasi tratte dal film Chiamami col tuo nome, non possiamo che partire dall’inizio del racconto e dalla prima conversazione in solitaria tra Elio e Oliver intrattenuta nella piazza del paese in cui imparano a conoscersi a vicenda:

– Oliver: Che si fa da queste parti?
– Elio: Si aspetta che l’estate finisca.
– Oliver: Sì? E d’inverno che fate, aspettate l’estate?
– Elio: Veniamo qui solo per il Natale e per qualche altra vacanza.
– Oliver: Natale? Pensavo che foste ebrei.
– Elio: Sì, siamo ebrei ma anche americani, italiani, francesi. Siamo un atipica combinazione. A parte noi, sei forse l’unico ebreo che ha mai messo piede in città.
– Oliver: Io vengo da un paesino del New England. Sono già lo strano ebreo. E tu qui che fai?
– Elio: Leggo libri, trascrivo musica, vado a nuotare, esco la sera.
– Oliver: Divertente.

Delle frasi che permettono di conoscere sin da subito e affermare il contesto in cui si svolge la storia, ossia un paesino sperduto tra le campagne, in cui l’arrivo di uno straniero è un vero e proprio evento in quanto non succede mai nulla di interessante. Le parole di Elio permettono di conoscere il background della sua famiglia che, per tutto il film, parleranno un misto di inglese, francese e italiano a dimostrare la loro origine multietnica. Oltre questo, si può già iniziare a notare il sarcasmo che intercorre tra i due protagonisti e che sarà presente in ogni loro conversazione all’interno di tutto l’arco del film. Infine, è interessante osservare come entrambi usino delle parole ben precise come “strano” e “atipica combinazione” per riferirsi a loro stessi, come se si sentissero diversi a prescindere dalla relazione, all’epoca insolita e assolutamente innaturale, che sarebbe cominciata tra i due ragazzi.

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Elio (Timothée Chalamet) in una delle scene del film Chiamami col tuo nome.

Ma passiamo ora alla scena in cui Oliver sta giocando a pallavolo e nota Elio che si aggira in maniera isolata intorno al campo. Questa sequenza può facilmente essere considerata come l’inizio di una sorte di danza di corteggiamento che porterà i due ad avvicinarsi sempre di più.

– Oliver: Che c’è, tutto bene? Un nervo accavallato?
– Elio: Sto bene.
– Oliver: Tieni, reggi. Fidati, presto sarò dottore. Ehi ehi, fermo, è questo il problema. Sei troppo stressato, ti devi rilassare un po’.
– Elio: Mi sto rilassando!
– Oliver: Marzia, vieni un minuto? Dammi un parere. Ecco, lo senti? È troppo teso, eh? Si deve rilassare. A dopo!

È proprio questa seconda conversazione tra i due, un gioco di parole e di carezze sotto le mentite spoglie di massaggi che inizia a far progredire il loro rapporto trasformandolo in una sorta di sfida tra gatto e topo, tra chi cederà prima all’infatuazione. Non grandi frasi lette da sole, ma che funzionano nel momento in cui si guarda la scena e risulta palpabile il cambiamento nel loro rapporto così come la forte attrazione che si sta per generare, che li spinge i due vicini senza però che nessuno ancora ceda alla tentazione. E subito dopo, ecco un’altra scena chiave che svela il desiderio di Elio di allontanare Oliver per quanto possibile, prima che finisca per bruciarsi.

– Elio: non vi sembra ineducato come dice “a dopo”? Arrogante.
– Padre di Elio: A me non sembra arrogante.
– Elio: Vedrete che ci dirà addio così quando arriverà il momento, col suo “dopo”.
– Madre di Elio: Nel frattempo dovremo sopportarlo per sei lunghe settimane, vero amore?
– Padre di Elio: Per me è timidezza. Vedrai che ti piacerà.
– Elio: E se invece lo odiassi?

Il tentativo di Elio di auto convincersi di odiare Oliver è divertente quanto triste, in quanto il ragazzo ancora non si è ancora reso conto pienamente del miscuglio di emozioni a cui non sa dare un nome. Come è solito dire: è più facile odiare che amare, soprattutto se si tratta della tua prima esperienza con l’amore. Elio cerca di trovare dei difetti in Oliver per avere quasi una scusa per detestarlo e per poter trasformare i suoi sentimenti in qualcosa di più riconoscibile e facile da gestire. Da questo momento in poi, il diciassettenne cercherà di distanziarsi da Oliver, mettendo una sorta di barriera per non svelare i suoi pensieri e non rivelare troppo di se stesso all’americano in modo tale che questo atteggiamento riesca a proteggerlo dal creare un qualsiasi tipo di legame, anche solo di amicizia, con l’altro ragazzo.

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Elio e Oliver nella scena in cui il ragazzo suona il pianoforte e che approfondiremo tra poco.

– Oliver: Elio, che fai?
– Elio: Leggo la mia musica.
– Oliver: Non è vero.
– Elio: Penso allora.
– Oliver: Sì? Pensi a cosa?
– Elio: Cose private.
– Oliver: Non me le dici?
– Elio: Non te le dico.
– Oliver: Non mi vuole dire a cosa pensa. Allora vado da tua madre.

Le loro conversazioni sono sempre un prendersi in giro sapendo quello che si sta dicendo davvero, con Oliver che stuzzica e Elio che si ritrae in sé stesso, perché è più semplice fare finta di niente ed evitarlo piuttosto che affrontare ciò che sta nascendo tra i due. Elio rifugge la conversazione per non rivelare qualcosa di troppo intimo come possono essere i suoi pensieri e cerca di ritirarsi in se stesso per evitare di dover aver a che fare con le strane e contrastanti emozioni che sta provando nei confronti del giovane americano. Ma facciamo un passo in avanti e andiamo leggere una delle conversazioni chiave tra i due e che rappresenta un punto di svolta nel loro rapporto.

– Oliver: Mi sembra diversa, l’hai cambiata?
– Elio: L’ho cambiata un po’.
– Oliver: Perché?
– Elio: L’ho suonata alla Listz se avessi alterato la versione di Bach.
– Oliver: Rifammi quella che hai suonato fuori.
– Elio: Oh, vuoi quella che ho suonato fuori.
– Oliver: Ti prego.
– Elio: Oh, certo.
– Oliver: L’hai cambiata di nuovo, non ci credo.
– Elio: Sì, l’ho cambiata un po’.
– Oliver: Ma perché?
– Elio: L’ho suonata alla Busoni se avesse alterato la versione di Listz.
– Oliver: E perché non alla Bach che suona Bach? Che c’è di male?
– Elio: Perché non l’ha scritta per chitarra. Di fatto, non si sa neanche se sia sua.
– Oliver: Come non detto!

Quella appena descritta è sicuramente una delle scene più conosciute ma anche una delle più importanti del film, in cui Elio e Oliver intrattengono una conversazione sulle note che il diciassettenne sta suonando al pianoforte. Forse per la prima volta emerge in maniera palese come Oliver sia realmente interessato ad avvicinarsi all’altro ragazzo e stia cercando un vero contatto con Elio nonostante tutta la sua ironia e il comportamento intrattenuto fino ad adesso, leggermente equivoco ma che ancora non si può considerare un vero e proprio flirt. Il giovane italiano si fa quasi beffe dello studente americano con delle frasi assurde e divertenti, ma desiste nel suo intento di prenderlo in giro nel momento in cui questo accenna ad andarsene. Un gioco di tira e molla in cui ci si avvicina e ci si allontana in quanto non si riesce a state troppo lontani dall’altro, come una calamita che sente il bisogno di attaccarsi al polo opposto. Certamente bisogna ammettere che per quanto Oliver stuzzichi, anche Elio non gli rende la vita facile. La scena è un commisto di ironia fortemente sarcastica e goliardia che non può non far sorridere.

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Michael Stuhlbarg, Timothée Chalamet e Armie Hammer insieme alla scoperta di un reperto arheologico.

Potremmo continuare a citare ogni singola scena del film in cui sono presenti Elio e Oliver e ciascuna conversazione che i due hanno avuto o citando altre frasi come “Oliver, non voglio che tu vada via” oppure  “Avevi quella camicia quando sei arrivato” o, ancora, la più celebre che ha dato il titolo all’opera “Chiamami col tuo nome e io ti chiamerà col mio” ma preferiamo finire con un monologo, quello tenuto dal padre di Elio verso la fine del film, che forse rappresenta l’essenza stessa della pellicola e che più svela il lato tragico di ogni storia d’amore e non solo del rapporto spezzatosi tra questi due giovani:

Quando meno te lo aspetti, la natura ha astuti metodi per trovare il tuo punto più debole. Tu ricordati che sono qui. Adesso magari non vuoi provare niente, magari non vorrai mai provare niente e, sai, magari non è con me che vorrai parlare di queste cose. Però prova qualcosa, perché l’hai già provata. Senti, avete avuto una splendida amicizia, forse più di un’amicizia, e io ti invidio. Al mio posto, un padre spererebbe che tutto questo svanisse, pregherebbe che il figlio cadesse in piedi ma non sono quel tipo di padre. Strappiamo via così tanto di noi per guarire in fretta dalle ferite che finiamo in bancarotta già a trent’anni. E abbiamo meno da offrire ogni volta che troviamo una persona nuova, ma forzarsi a non provare niente per non provare qualcosa…che spreco. Ho parlato a sproposito? Allora, dico un’ultima cosa. Per chiarire meglio. Forse ci sono andato vicino, ma non ho mai avuto una cosa così. Qualcosa mi ha sempre frenato prima, si è messa di mezzo. Come vivrai saranno affari tuoi, però ricordati: il cuore e il corpo ci vengono dati soltanto una volta e, in men che non si dica, il tuo cuore è consumato e, quanto al tuo corpo, a un certo punto nessuno più lo guarda e ancor meno ci si avvicina. Tu adesso senti tristezza, dolore, non ucciderli, al pari della gioia che hai provato.

Questo dilaniante monologo è forse la parte del film più emozionante e che strappa il cuore in tantissimi pezzi, degna conclusione della nostra rassegna.

Leggi anche: Chiamami col tuo nome: analisi psicologica del film e dei personaggi

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