Era il 4 marzo del 1950 quando, nelle sale cinematografiche, debuttava una nuova principessa Disney, una ragazza di umili origini che cambia la sua vita grazie a una scarpetta di cristallo e una zucca-carrozza. Lei è Cenerentola e, nonostante abbia oltre 70 anni, è ancora una delle fanciulle più amate della fabbrica dei sogni fondata nel 1923 dal visionario Walt Disney. Se tutti ricordiamo il lungometraggio per alcuni dei suoi elementi più iconici, come il vestito magnifico, la Fata Madrina, la perfida matrigna e i topini che cuciono l’abito da ballo, in realtà dietro questa storia d’amore c’è molto di più. Anzi, possiamo dire che, senza l’uscita di Cenerentola, la Walt Disney Company oggi potrebbe non esistere nemmeno. E non solo. Il re dei sogni in persona, Walt, dichiarò come proprio Cenerentola contenesse la sua scena preferita di tutti i cartoni da lui curati.

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Cenerentola, nel cuore di Walt Disney per un motivo molto speciale

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Guardando i nuovi progetti della Disney e tutti i lungometraggi che ha rilasciato dalla scomparsa del suo creatore, nel 1966, ci siamo sempre chiesti che cosa avrebbe pensato il buon Walt dei cartoni prodotti dopo la sua era. Nessuno potrà mai rispondere a questa domanda, però possiamo sapere quale era la scena preferita di “Zio Walt” tra tutti i classici di cui si è occupato nel corso della sua vita. Fu lui stesso a raccontare, infatti, come la sua scena animata preferita fosse proprio la trasformazione dell’abito stracciato di Cenerentola, che grazie all’intervento della Fata Madrina diventa un meraviglioso vestito da ballo. Indubbiamente, la sequenza della trasformazione è graficamente spettacolare, ed è da sempre una delle più amate anche dai fan. Ma non è solo per la sua perfezione tecnica delle animazioni di Marc Davis che questa scena era amata dal papà dell’animazione. Walt Disney, infatti, disse che quel momento particolare raccontava, come nessun altro, la filosofia dietro all’azienda da lui creata. I miracoli possono accadere, se non perdi la speranza. Il riscatto è possibile, se hai il coraggio di sognare e se ti lasci aiutare. Un messaggio di speranza che, da Cenerentola in poi, è diventato parte fondamentale di ogni racconto proposto dalla Disney.

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Ecco come Cenerentola ha salvato la Disney e le ha permesso di sopravvivere

La speranza che Walt associava a Cenerentola non era solo quella sentimentale, ma anche una speranza legata a problemi economici. Questo cartone, ispirato alla favola di Charles Perrault e a quella dei Fratelli Grimm, infatti, è stato il primo lungometraggio prodotto dalla Disney dopo i tagli della Seconda Guerra Mondiale. Come se non bastasse, gli Studios non navigavano esattamente nell’oro: nei primi anni ’40 aveva rilasciato Pinocchio, Fantasia, Dumbo e Bambi, ma il box office non era andato bene e gli incassi non bastavano a coprire i costi e a risollevarsi dal dopo guerra. Proprio qui entra la genialità di Walt, che contro tutto e tutti decide di scommettere su un’altra fiaba europea e su un’altra protagonista femminile.
Se Biancaneve, tredici anni prima, era stata presentata al pubblico danzando con i sette nani, ora Cenerentola lo avrebbe fatto danzando con il principe azzurro, in magnifici saloni di un castello ispirato a Neustwanstein, maniero bavarese di Ludwig soprannominato “Re delle fiabe”. Il progetto è rischioso, e va realizzato con un budget molto basso, di circa tre milioni di dollari. Per questo si usa la stessa tecnica di Biancaneve, quella del live action footage: negli studi Disney vengono ricreate le scene del cartone in veri e propri set, dove attori reali recitano davanti agli animatori, che possono così prendere spunto per le pose e le espressioni. A dare il volto alla bella Cenerentola sono Ilene Woods per le scene di canto, ventenne scelta tra su 309 aspiranti, ed Helene Stanley, che qualche anno dopo avrebbe interpretato anche Aurora (La bella addormentata nel bosco) e Anita (La carica dei 101).

Arriva marzo, e Cenerentola debutta in tutto il mondo dopo essere uscito negli Stati Uniti il 15 febbraio 1950. Ed ecco che i desideri di zio Walt si avverano: il lungometraggio è un successo incredibile, viene ridistribuito nelle sale per cinque volte negli Usa e sette in Italia, incassando complessivamente 85 milioni di dollari. Cifre da capogiro, che permettono allo studio di ristabilirsi economicamente, pagare i debiti e pensare a nuovi progetti. Proprio come la sua Cenerentola, Walt non ha perso la speranza e ha avuto il coraggio di cambiare le cose. “Se puoi sognarlo, puoi farlo”, diceva. E aveva ragione.

Il castello alla musica, ecco come questo classico iconico ha cambiato i lungometraggi Disney Cenerentola Cinematographe.it

Cenerentola, quindi, ha salvato la Disney ed è rimasta particolarmente nel cuore di Walt. Ma non è tutto: il lungometraggio ha avuto un successo incredibile, che ha cambiato per le sempre la Disney in tanti sensi. Il castello, per esempio, è diventato talmente iconico che venne adottato come simbolo della compagnia, e che venne riprodotto a grandezza naturale nel Walt Disney World in Florida.
La musica, poi, si è meritata l’Orso d’oro per miglior film musicale al primo Festival di Berlino e tre nomination agli Oscar per il miglior sonoro, colonna sonora e canzone per Bibbidi-Bobbidi-Boo. La colonna sonora di Cenerentola, infatti, rappresenta una vera e propria rivoluzione per la compagnia. Prima di quest’opera, il soundtrack merchandising disneyano non esisteva, ma le canzoni di Cenerentola erano così buone che vennero messe sotto protezione copyright. Ecco nascere la Walt Disney Music Company, ed ecco che i brani cantati diventano sempre più importanti per la casa di animazione. Negli anni saranno sempre più un marchio di fabbrica, e andranno a coinvolgere delle vere leggende della musica mondiale come Phil Collins e Elton John. E non finisce qui. Cenerentola rivoluziona ulteriormente la registrazione delle colonne sonore. Fu Walt Disney in persona ad avere l’ispirazione: durante le registrazioni in studio, pensò di far cantare a Ilene Woods la canzone Canta Usignolo registrando le armonie su una seconda e terza traccia, usando una tecnica mai utilizzata prima nel mondo del cinema.

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Cenerentola prende vita, e la magia continua anche oggi. Ecco i legami tra il film animato del 1950 e il live action del 2015

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Anche se ha ormai 70 anni, Cenerentola è diventato un classico immortale. E se ancora oggi è amatissimo, e fa sognare a occhi aperti generazione dopo generazione, il merito è anche del live action prodotto dalla Disney nel 2015. La compagnia si era appena lanciata nel progetto di dare fattezze in carne e ossa ai suoi personaggi d’inchiostro, e decise di farlo proprio con la seconda principessa della sua storia. Per dirigere il film viene scelto Kenneth Branagh, per intrepretare la bella Cenerentola si prendono i tratti delicati e il talento di Lily James. A completare il cast Cate Blanchett nei panni della matrigna, Helena Bonham Carter in quelli della Fata Madrina e Richard Madden in quelli del Principe Azzurro. I live action non sempre sono una scommessa vincente, ma quello di Cenerentola forse è quello che convince di più tra tutti quelli realizzati. La storia, seppur con alcuni cambiamenti, ha riportato piuttosto fedelmente gli avvenimenti del cartone originale, e al resto ci hanno pensato i set sfavillanti, i costumi da far girare la testa, le danze e la musica. Un impegno che è stato premiato con l’amore di pubblico e critica, e con un incasso di oltre 500 milioni di dollari in tutto il mondo. La famosa sequenza centrale, quella della trasformazione dell’abito, è tanto magica nel film quanto lo era nel cartone. Chissà se Walt avrebbe colto anche nella pellicola lo stesso messaggio di speranza, chissà se avrebbe amato la scena nello stesso modo. A noi piace pensare di sì.