Audrey Hepburn: 10 curiosità sull’indimenticabile star del cinema

Audrey Hepburn è tra le attrici più amate e iconiche della storia del cinema. Ma oltre la Star c’è molto di più. Ecco alcune curiosità sull’indimenticabile Holly Golightly di Colazione da Tiffany.

Soprannominata “L’attrice dell’amore”, perché esprimeva amore in ogni suo gesto, ma anche “Pugno di ferro in un guanto di velluto”, Audrey Hepburn, a dispetto della sua immagine delicata e – all’apparenza – fragile, aveva in realtà un rigore e una forza incredibili.   
Attrice dal talento poliedrico, ha saputo incantare il mondo intero interpretando principesse, modelle, bibliotecarie. Ecco 10 cose che dovete sapere sull’indimenticabile Audrey Hepburn.  

1. Audrey Hepburn: la biografia

Audrey Hepburn: 10 cose da sapere sull'indimenticabile star del cinema

Audrey Hepburn nasce il 4 maggio del 1926 a Ixelles. I suoi genitori, Joseph Anthony Ruston Hepburn e Ella van Heemstra, si conobbero nelle indie olandesi ma – temendo che i marxisti potessero prendere il sopravvento – decisero di trasferirsi in Belgio, dove nacque Audrey. Il padre era una diplomatico, mentre la madre una baronessa olandese, figlia di un governatore.           
Nel 1935 i coniugi Hepburn divorziarono, quando Audrey aveva soli 6 anni, e Joseph – forte sostenitore del partito fascista belga e anche acceso antisemita -abbandonò la famiglia per trasferirsi in Inghilterra, dove diventò membro attivo delle camice nere.        
L’attrice raccontò anni dopo che quello fu uno dei momenti più traumatici di tutta la sua vita, nonché la prima ferita della sua infanzia: “L’abbandono di mio padre mi ha resa insicura a vita”.

2. Il ruolo nella resistenza olandese

Nel 1939 Audrey tornò in Olanda dove dovette cambiare il suo nome in “Edda”, per evitare che qualcuno sospettasse che fosse di nazionalità inglese, e iniziò a studiare danza al conservatorio.
A settembre i tedeschi arrivano in Olanda. I suoi zii furono deportati e giustiziati e lei, con la sua famiglia, fu costretta a vivere in uno seminterrato, patendo la fame. In quegli anni nacque la resistenza olandese. Lei, seppur piccina, ebbe un compito importante per una bambina di quell’età: doveva far recapitare dei messaggi nascondendoli nella suola delle scarpe. Inoltre, Audrey, che amava ballare e recitare, cercava di alleggerire gli animi partecipando – o organizzando lei stessa – a spettacoli segreti per la raccolta fondi in favore del movimento di opposizione al nazismo.

3. Audrey Hepburn: l’amore per la danza

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La danza è stata la sua ancora di salvezza per tutta la guerra. Audrey stessa in diverse interviste ha rivelato di avere un amore incondizionato per il balletto. Durante gli anni della guerra metteva in scena delle recite per distogliere la mente da quello che stava accadendo, l’unico modo che aveva per sfuggire alla realtà.
Nel maggio del 1945 i Paesi Bassi furono liberati e la futura star di Hollywood ottenne una borsa di studio per la prestigiosa scuola di danza di Marie Rambert a Londra, la quale la accolse in casa sua come fosse una figlia. Tuttavia, Hepburn, che amava danzare con tutta se stessa, si accorse ben presto che non sarebbe mai diventata prima ballerina. Non era la più brava e non aveva la tecnica per eguagliare le sue coetanee:  “Volevo essere una ballerina più di qualsiasi altra cosa al mondo. Ma questa carriera mi ha portato tanta felicità e fortuna”.

4. Audrey Hepburn: Vacanze Romane e il premio Oscar

Audrey Hepburn: 10 cose da sapere sull'indimenticabile star del cinema

Nel 1952 il celebre regista William Wyler volò in Inghilterra per cercare un’attrice esordiente per il suo prossimo progetto. Audrey si presentò al casting insieme a moltissime altre ragazze, e riuscì ad ottenere la parte nel film che lanciò la sua carriera: il capolavoro senza tempo Vacanze Romane, in cui la giovanissima attrice si trovò a lavorare al fianco della star di Hollywood Gregory Peck.     
Questa fu una prova importantissima per lei, che, pur non avendo mai studiato recitazione, sapeva esibirsi, eccome. Anni dopo il suo esordio rivelò che per interpretare la parte e suscitare emozioni cercò di attingere ai suoi ricordi, al suo vissuto.
Peck raccontò a Entertainment Weekly che chiamò il suo agente per far inserire il nome di Audrey nei titoli, cosa che inizialmente non era prevista: “Sono abbastanza intelligente da capire che questa ragazza vincerà l’Oscar nel suo primo film e sembrerò uno sciocco se il suo nome non è in cima, insieme al mio”. E la predizione si avverò.

5. Il sodalizio con Givenchy

Audrey Hepburn: 10 cose da sapere sull'indimenticabile star del cinema

Nel 1953 Audrey Hepburn ebbe un appuntamento con Hubert Givenchy nel suo atelier parigino. Lo stilista credeva in realtà che avrebbe incontrato un’altra Hepburn, Katharine, così si trovò spiazzato quando apparve di fronte a lui quella giovanissima ed esile attrice. Ma Audrey non si lasciò intimorire, anzi, espose al couturier le sue idee per Sabrina (1954). Come sappiamo, lo stilista fece un lavoro eccelso, valorizzando la figura della Hepburn, così lontana dai canoni estetici di quei tempi, con un guardaroba che fece la storia del cinema. I due insieme crearono uno stile unico, iconico, che rispecchiava tutta la personalità di Audrey. Inoltre, negli anni Cinquanta non era così comune che un’attrice avesse un rapporto così intimo e diretto con il proprio stilista.   
Givenchy creò per la Hepburn dei look unici per i suoi personaggi, come l’abito rosso di Jo in Cenerentola a Parigi (1957) e il perfetto tubino nero, voluto semplice e senza fronzoli da Audrey stessa, per la Holly di Colazione da Tiffany (1961).

6. Un’attrice contro gli schemi e gli stereotipi

Hepburn-Cinematographe.it

Audrey sin dal suo esordio in Vacanze Romane si impose come una star molto diversa dalle sue coetanee. Nel film del 1953 si taglia i cappelli, scorrazza su una vespa. Non è ferma ad attendere il principe azzurro ma è piuttosto l’emblema di una donna alla ricerca della sua libertà. Anche in Sabrina, seppur interpreti una ragazza innocente e spensierata, non ha paura di aprire il suo cuore e rivelare i suoi sentimenti, senza aspettare che sia l’uomo a fare il primo passo. In Colazione da Tiffany il personaggio di Holly – originariamente pensato per Marilyn Monroe – è libero da qualsiasi stereotipo: è malinconico, molto più complesso di come sarebbe dovuto apparire. Per questo è rimasto nella storia.

7. Hepburn vs Andrews: il particolare caso di My Fair Lady

Nel 1964 Audrey Hepburn recitò nel musical diretto da George Cukor My Fair Lady. La scelta dell’attrice britannica nel ruolo della protagonista fu molto discussa dalla stampa e dalla critica. Infatti, nell’originale di Broadway Eliza Doolittle era stata interpretata da Julie Andrews, che all’epoca non godeva della stessa fama della collega. Così, la produzione scelse di puntare su una star già affermata e Audrey, che non aveva la stessa estensione vocale delle Andrews, fu accusata di averle rubato la parte.  
Il progetto per lei fu estenuante, dovette prendere moltissime lezioni di canto e, nonostante ciò, la produzione scelse che sarebbe stata doppiata da Marnie Nixon per tutte le parti cantate.          
Nonostante l’enorme fatica, quella di Eliza Doolittle non è stata la più indimenticabile interpretazione della Hepburn. Julie Andrews ebbe invece giustizia, vincendo nel 1965 il premio Oscar per Mary Poppins.

8. La vita privata: gli uomini della sua vita

Nel 1954 Audrey sposò l’attore Mel Ferrer, con cui ebbe un figlio, Sean (nato nel 1960). Sappiamo che la coppia ha vissuto un idillio per i primi 10 anni di matrimonio ma che successivamente, vivendo e lavorando fianco a fianco per 17 anni, la loro relazione si spezzò irrimediabilmente.      
Ferrer e Hepburn divorziano nel 1968. Concluso il matrimonio, l’attrice iniziò una relazione con lo psichiatra italiano Andrea Dotti. La coppia convolò a nozze nel 1969 ed insieme ebbero un figlio, Luca, nato nel 1970. Durante gli anni del secondo matrimonio Audrey ebbe un aborto (il secondo in tutta la sua vita), che la ferì profondamente. Gli anni che seguirono furono molto bui e inaspriti dai numerosi tradimenti del marito.
Il matrimonio con Dotti finì nel 1982. Successivamente, Hepburn si innamorò dell’attore olandese Robert Wolders, conosciuto ad un’asta di beneficienza. I due non si sposarono mai ma rimasero insieme fino alla morte di lei, avvenuta il 20 gennaio del 1993. Audrey descriveva Wolders come un uomo molto premuroso e amorevole, in grado di comprenderla e rassicurarla. Con lui trovò finalmente la serenità che da tempo cercava.

9. Ha vissuto a Roma per più di 10 anni

Nel 1970, con la nascita del suo secondo figlio Luca, Audrey si trasferisce insieme al marito Andrea Dotti a Roma, dove visse fino al 1983. L’attrice parlava perfettamente italiano e amava la capitale, in cui le piaceva condurre una vita molto semplice. In quegli anni decise di abbandonare il cinema – all’apice del successo – per dedicarsi alla famiglia. La star di Hollywood non si pentì mai di quella scelta: “È stata una decisione ragionata e se vogliamo egoista. Con i miei bambini ero molto più felice. Non è stato un sacrificio perché sentivo di doverli accudire”.

10. Audrey Hepburn: l’impegno con UNICEF

Nel 1988, dopo la sua ultima apparizione cinematografica, Audrey fu nominata ambasciatrice UNICEF: “Non vedevo l’ora, dopo aver viaggiato e lavorato da quando ero bambina, di potermi ritirare dalle scene per curare il mio giardino, accudire i miei cani e dedicarmi alle cose che amo. Perché quella è la mia idea di paradiso. E invece eccomi ancora una volta a girare il mondo ma sono felice perché andrei anche sulla Luna per i bambini.”           
Hepburn prese il suo impegno, anzi, il suo lavoro, molto seriamente: prima di ogni missione studiava la situazione socio-economica del territorio e conosceva i problemi politici. Nel settembre del 1992 si diresse in Somalia per dare il suo sostegno in una struttura che si occupava di programmi per sfamare i bambini malnutriti. Quell’esperienza la provò profondamente e nel suo piccolo cercò di fare tutto il possibile per sensibilizzare le persone, credendo nella responsabilità collettiva.

L’attrice cercava anche di coinvolgere persone importanti ed influenti. Famosa è la sua apparizione al congresso degli Stati Uniti per chiedere fondi addizionali per un’emergenza. In un’ora ottenne 60 milioni di dollari e mostrò al mondo che è possibile – anzi, doveroso – scegliere di utilizzare il proprio nome per una buona causa.

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