The Conjuring - Il Caso Enfield

Ormai è chiaro: in James Wan vediamo tutti, o quasi, il regista perfetto per riportare in auge un certo filone di cinema horror che viene troppo spesso bistrattato e relegato a genere di serie B.

Avendo appreso appieno che, negli ultimi anni, la demarcazione fra horror e thriller risulta sempre meno nitida, il regista confeziona prodotti sempre in bilico fra due generi che si contaminano a vicenda, traendo linfa dall’immaginario di figure demoniache tradizionali e muovendone i fili all’interno di luoghi infestati (spesso case) che riflettono sempre l’immagine di scenari già visti, già vissuti, nel cinema. Perché quest’operazione riuscisse, per Wan è sempre stato di considerevole importanza l’adoperamento del suono e della musica. Quando The Conjuring 2 – Il caso Enfield (recensione) finalmente comincia, sappiamo già la formula, perché conosciamo The Conjuring. Introduzione mediante un incipit tanto folgorante quanto inquietante, fermo immagine sugli investigatori del paranormale Ed e Lorraine e, a questo punto, via con i titoli di testa gialli che scorrono, dal basso verso l’alto, sulle note di una musica che ci strega e, insieme, ci angoscia.

Se per quanto riguarda la prima parte della sua carriera, rappresentata dall’opera cult Saw-L’enigmista, Dead Silence (proseguo meno riuscito ma pur discreto) e l’action drama Death Sentence, il regista si avvaleva delle magnetiche e coincise musiche firmate da Charlie Clouser – ex Nine Inch Nail che resterà autore del marchio Saw e ne firmerà ogni capitolo a seguire, e che ha lavorato alle colonne sonore di film come Resident Evil-Exctintion, The Stepfather e per le serie tv Wayward Pines e American Horror Story – per la seconda parte della sua filmografia, abbandonate le dinamiche thrilleristiche e abbracciate le suggestioni del paranormale e del sovrannaturale, il regista si affida totalmente a Joseph Bishara.

E, diciamocelo, autore migliore non poteva essere scoperto. Bishara firma la colonna sonora di Insidious e relativi due sequel (Insidious 2: Oltre i confini del male, Insidious 3), The Conjuring e, ovviamente, il relativo sequel di cui parleremo. E non dimentichiamo Annabelle, spin-off tutto incentrato sulla “bambola assassina” custodita dai coniugi Warren, seppur decisamente meno convincente di The Conjuring.

The Conjuring – Il caso Enfield: “i più profondi timori sono generati dalla materializzazione tacita, raccolta e inaspettata dell’incubo, e mai dal puro caos”.

Il compositore pare così del tutto assorbito nell’opera di Wan da risultare non solo l’elemento fondamentale, come ci si aspetterebbe da ogni horror degno di essere chiamato tale, ma addirittura elemento iconico e costitutivo del cinema di Wan.

Nel luogo narrativo forse più classico di tutti, la casa infestata, si esigono momenti di silenzio che possono, o devono, essere riempiti solo da opportuni scricchiolii, battiti (di porte o, perché no, di mani), rumori assortiti.

The Conjuring, soundtrack agghiacciante per Il caso Enfield

Le apparizioni sono mute solo quando riguarda ombre strategicamente poste ai lati dello schermo, ma devono essere accompagnate dalla giusta musica quando invece la macchina da presa ci si sofferma ponendole al centro dell’attenzione, indugiandovi e quasi carezzandole. E sia Wan che Bishara comprendono una regola basilare, spesso trasgredita da autori meno avveduti: il suono ha l’obiettivo di guidare e marcare l’apparizione di una sagoma statica in piedi al centro di un corridoio per aumentarne l’inquietudine, e non deve mai portare, da solo, a un jump-scare. Anzi, meglio che non lo faccia affatto.

Sia chiaro, l’apporto di Bishara è fondamentale anche nell’enfasi di finali e seconde parti particolarmente fragorose, che noi non disdegniamo affatto; ma gli archi scordati e i cori mefistofelici di Bishara – che aumentano d’intensità progressivamente – forniscono una lezione preziosissima: i più profondi timori sono generati dalla materializzazione tacita, raccolta e inaspettata dell’incubo, e mai dal puro caos.

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