Stasera in tv Kill Bill Vol. 1

“La vendetta è un piatto che va servito freddo”. Parola di Quentin Tarantino. Kill Bill Vol. 1 apparve per la prima volta sul grande schermo nel 2003 segnando il grande ritorno al cinema del regista italo-americano dopo il clamoroso successo di Pulp Fiction. In effetti, in Kill Bill Vol. 1 vediamo in azione il miglior Tarantino di sempre: cura formale nella composizione dell’inquadratura, utilizzo di registri stilistici disparati (cartoon, spleet screen, dettaglio, ralenti, bianco e nero, sovrimpressione, struttura temporale ad episodi), commistione di generi differenti (revenge movie, splatter, chambara movie, spaghetti-western, film di kung fu di Hong Kong, serie televisive) e una colonna sonora strabiliante che diventa parte integrante della storia del film (e non solo).

Kill Bill Vol. 1: da Bang Bang (My Baby Shot Me Down) a The Green Hornet Theme e The Lonely Shepherd, tutte le musiche della soundtrack del film di Tarantino

Kill Bill Vol.1
Lucy Liu e Uma Thurman in una scena del film.

La colonna sonora di Kill Bill Vol. 1 all’epoca fece scalpore: si tratta di una serie di brani, musiche, spezzoni di dialoghi, canzoni e motivi che fanno da sfondo alle vicende turbolente di Beatrix Kiddo (Uma Thurman), nome in codice “Black Mamba”, una donna americana in cerca di vendetta. Dopo essersi tirata fuori dalla Deadly Viper Assassination Squad, una squadra di feroci assassine al servizio del temibile Bill (David Carradine), Beatrix sta per convolare a nozze nella deliziosa cappella dei “Due Pini”. Prima, però, dovrà fare i conti con la rabbia, l’invidia e la spietatezza delle ex colleghe di lavoro: Vernita Green (Vivica A. Fox), O-Ren Ishii (Lucy Liu) e Elle Driver (Daryl Hannah).

Il suo sogno di diventare presto sposa e madre (Beatrix è in attesa di una femminuccia) sarà infranto dall’arrivo inaspettato di Bill e dei suoi scagnozzi: il massacro è dietro l’angolo. Beatrix, miracolosamente sopravvissuta alla carneficina di Bill, vola ad Hokinawa per apprendere l’arte suprema del kung fu dal maestro Hattori Hanzo (Sonny Chiba) e potersi finalmente vendicare delle sue ex colleghe. Il singolo pop Bang Bang (My Baby Shot Me Down), in una inedita versione acustica eseguita da Nancy Sinatra, accompagna i titoli di apertura del film: la cinepresa mostra tacchi di stivali, una sposa imbrattata di sangue che giace al suolo, lamenti, frasi sconnesse e un colpo di pistola alla tempia della povera donna. Dissolvenza in nero e note simboliche della canzone scritta da Sonny Bono.

Il motivo Twisted Nerve di Bernard Herrmann, celebre compositore e direttore d’orchestra statunitense (ricordate gli archi stridenti di Psycho?) è fischiettato da Elle Driver, nome in codice “serpente montano della California”, mentre avanza con fare losco lungo i corridoi dell’ospedale dove è ricoverata Beatrix Kiddo. La sequenza è davvero molto interessante: poche ragionate inquadrature mostrano gambe e piedi di una Elle Driver fischettante (di bianco vestita), mentre un dettaglio rivela che la donna stringe nella mano un ombrello rosso; lo spleet screen mostra allo spettatore alcuni oggetti come una siringa, il braccio (con flebo inserita) di Beatrix e il camuffamento “infermieristico” di Elle, il tutto mentre scorrono le noti solenni di Twisted Nerve.

Poetica ed intrisa di simbolismi è la sequenza ambientata nel laboratorio del maestro Hattori Hanzo, all’interno del quale avviene la cerimonia di consegna, nelle mani di Beatrix, della spada più potente ed affilata che “l’uomo di Hokinawa” abbia mai forgiato. La sequenza è arricchita ed accompagnata dal celebre brano di Gheorghe Zamfir, The Lonely Shepherd, caratterizzato dalla sinfonia fiabesca ed incantata del flauto di Pan.

Tarantino cita anche il serial televisivo e in particolare il celebre serial (prima radiofonico, poi televisivo e cinematografico) Il Calabrone verde, ideato da George W. Trendle e Fran Strikes, che segnò il debutto sulle scene del mitico attore e maestro di Jeet Kune Doo Bruce Lee: la sigla del programma, con il frenetico e ritmato Green Hornet Theme di Al Hirt, accompagna la sequenza in cui Beatrix da Hokinawa vola a Tokyo per sgominare la Yakuza di O-Ren Ishii. Il montaggio alternato mostra Beatrix in aereo e O-Ren in automobile: di lì a poco, Beatrix, in tuta gialla e a cavallo di una fiammenggiante motocicletta, attraversa le strade della metropoli giapponese in attesa della “resa dei conti alla Casa delle Foglie Blu”.

Grande citazione di Ennio Morricone e del suo spaghetti-western è la sequenza del combattimento tra Beatrix Kiddo e gli 88 Folli, scagnozzi al servizio della Regina della Yakuza, O-Ren Ishii: il brano Mystic ad Severe, composto da Morricone, tratto dal film Da uomo a uomo (Death Rides A Horse) diretto da Giulio Petroni nel 1967, scandisce la lotta senza esclusione di colpi che ha luogo all’interno della Casa delle Foglie Blu. Il violento combattimento, caratterizzato da braccia amputate, zampilli di sangue e via dicendo, è introdotto dal dettaglio degli occhi (un classico della cinematografia western) delle due principali guerreggianti, Black Mamba e O-Ren Ishii.

L’arrivo trionfale di O-Ren Ishii e degli 88 Folli alla Casa delle Foglie Blu è, invece, accompagnato dal brano Battle without Honor or Humanity di Tomayasu Hotei: Tarantino cita uno dei suoi cineasti prediletti, Kinji Fukasaku e il film da lui diretto nel 1973 Lotta senza codice d’onore. Nella sequenza in questione un carrello a precedere mostra la combriccola di assassini sfilare lungo i corridoi della dimora: alcuni dettagli rivelano le scarpe indossate da O-Ren Ishii (i tipici zoccoli nippponici), la gomma che sta masticando l’inquietante Gogo e le risate beffarde degli 88 Folli.

Il celebre brano pop Don’t Let Me Be Misunderstood del gruppo franco-statunitense Santa Esmeralda accompagna la snervante sequenza del combattimento finale tra Beatrix Kiddo e O-Ren Ishii: in un angolo di paradiso terrestre, un giardico nipponico velato da una pesante coltre di neve e dalla nebbia notturna, si svolge la fatidica resa dei conti tra le due antiche antagoniste. Il bianco candido del kimono indossato da O-Ren si tinge di rosso sotto le sciabolate e i fendenti di Beatrix: una lotta che non sembra terminare mai, caratterizzata dai sospiri profondi delle due donne, da alcune battute di dialogo che interrompono per un momento il combattimento, dalla fontanella di legno che tira l’acqua, dai fiocchi di neve che cadono senza soluzione di continuità. Un motivo tradizionale giapponese chiude la sequenza (e la lotta sanguinaria tra i due personaggi) con la morte terribile di O-Ren: una sinfonia dalle note armoniose, delicate e nostalgiche che fa da contrappunto alle immagini di violenza estrema mostrate da Tarantino sullo schermo.

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