Il Traditore, cinematographe.it

Per raccontare una storia appassionante come quella del “primo gola profonda della Mafia” Tommaso Buscetta era normale che si scomodasse uno degli autori di punta del nostro cinema: Marco Bellocchio. Il regista de I pugni in tasca non è nuovo al cinema civile e a portare sul grande schermo il suo punto di vista su personaggi che hanno segnato la storia italiana: da Aldo Moro in Buongiorno, Notte a Benito Mussolini in Vincere. Ne Il Traditore, presentato in concorso al Festival di Cannes appena trascorso, il volto del tormentato “boss dei due mondi” è quello di Pierfrancesco Favino, uno degli attori italiani più poliedrici e internazionali. Un’opera puntuale e appassionante, un film sull’uomo che con le sue dichiarazioni mise in ginocchio Cosa Nostra con coraggio e senza voltarsi indietro, anche a rischio della vita.

Leggi anche Il Traditore. Il film di Bellocchio visto dalla critica americana

Il Traditore, cinematographe.it

La colonna sonora firmata dal Premio Oscar Nicola Piovani, riflette al meglio le atmosfere del film commentando magistralmente le diverse vicende. Ansiogena e incalzante nei momenti decisivi, come quando Buscetta riflette sulle decisioni che cambieranno per sempre la sua vita e quella del nostro Paese o quando gli incubi notturni lo tormentano senza tregua; malinconica nei momenti più bui e di raccoglimento quando il pensiero va ai figli morti ammazzati, alla libertà che ha perduto per sempre o al Giudice Giovanni Falcone con il quale aveva instaurato un rapporto cordiale.

Leggi la recensione de Il Traditore

Pochi brani che compongono la colonna sonora de Il Traditore di Marco Bellocchio ma che segnano dei momenti precisi nelle vicende di Tommaso Buscetta.

Historia de un amor – Guadalupe Pinede

Il celebre brano datato 1955 del compositore Carlos Eleta Almarán nel corso degli anni è stato interpretato da un numero imprecisato di artisti e ha fatto parte della colonna sonora di molti film come La finestra di fronte di Ferzan Ozpetek e La vita segreta delle parole di Isabel Coixet. La canzone, un bolero sensuale e malinconico, parla ovviamente di un amore, un sentimento tormentato e doloroso dal quale è impossibile liberarsi. Ne Il Traditore la ascoltiamo in due versioni: la prima, forse la più nota, interpretata dalla cantante messicana Guadalupe Pinede in una delle scene più drammatiche della prima parte del film.

Tommaso Buscetta in Brasile con la sua famiglia viene arrestato dalla polizia, accusato di traffico di droga che lui si rifiuta di ammettere e sottoposto a indicibili torture. Le note di Historia de un amor introducono una ripresa aerea che mostra dall’alto la baia di Rio De Janiero e l’iconica statua del Cristo Redentore posto sulla montagna del Corcovado. Subito dopo si vedono alcuni militari su un elicottero tenere sospesa in aria per le braccia Cristina, moglie brasiliana di Buscetta, con la minaccia di gettarla in mare, mentre il marito su un altro elicottero, sanguinante e gonfio per le botte ricevute, guarda rassegnato la scena sapendo di doversi arrendere per salvarle la vita.  Un momento reso ancora più toccante dallo sguardo impaurito della donna che guarda il marito implorandolo con gli occhi di non farla morire. Il contrasto tra musica leggera e sequenza tragica rende a pieno il pathos della scena, un espediente molto usato al cinema.

La seconda versione del brano nel film è cantata dallo stesso Pierfrancesco Favino: Buscetta ormai vecchio e malato durante una piccola festa per i suoi 68 anni organizzata dall’inseparabile scorta canta Historia de un amor con trasporto ed emozionato, un po’ alterato dall’alcol. Gli occhi sono lucidi, lo sguardo è rivolto a chissà quali pensieri: forse alla libertà che non avrà mai più, quella di tornare alla sua amata terra e mangiare “un gelato a Mondello”, forse ai figli morti ammazzati a causa sua per ordine di Totò Riina. Le immagini amatoriali del vero Buscetta che canta la stessa canzone chiudono, poi, il film.

Va, pensiero – Giuseppe Verdi

Ovviamente non si tratta di una canzone, ma di uno dei cori più noti ed emozionanti della storia dell’opera italiana, presente nel Nabucco di Giuseppe Verdi. Il coro, che ascoltiamo anche nel trailer de Il Traditore, commenta la condanna di tutti gli imputati al Maxiprocesso contro Cosa Nostra con i principali imputati dietro le sbarre come fiere feroci: su tutti spicca Pippo Calò, un bravissimo Fabrizio Ferracane, l’unico che ha sostenuto un confronto diretto con Buscetta e che si scopre essere uno degli esecutori materiali dell’omicidio dei figli del pentito, Benedetto e Antonio. La camera si sofferma proprio sul suo volto: un uomo crudele e senza scrupoli che più di una volta sfida con lo sguardo e con le parole Buscetta e che mai mostrerà segni di cedimento o pentimento nemmeno dopo la condanna.

Il Traditore, cinematographe.it

Nel Va, pensiero gli Ebrei prigionieri a Babilonia cantano il loro grido di disperazione per la patria perduta dopo la conquista nel 587 a. C. di Gerusalemme da parte del re assiro Nabucodonsor. Nello stesso modo Masino Buscetta sarà esule a vita dalla sua patria e morirà nel 2000 negli Stati Uniti dove viveva sotto copertura e gli uomini da lui accusati marciranno in galera. Il coro del Nabucco ha un impatto emotivo così forte tanto da essere stato più volte proposto come Inno nazionale: anche in questo caso il contrasto tra un’opera immortale che fa leva sul sentimento patriottico (pur non raccontando una storia italiana) e le vicende brutali dei protagonisti di Cosa Nostra, cancro dell’Italia, crea delle suggestioni profonde.

L’Italiano – Toto Cutugno

La canzone del 1983 cantata da Toto Cutugno è uno dei testi più rappresentativi del nostro Paese, della nostra identità. Nel film il brano è usato in due distinti momenti come arma di minaccia e sberleffo contro Buscetta e la sua famiglia. L’orgoglio di essere italiani esaltato nella canzone assume, così, una valenza amara accostata alle vicende raccontate ne Il Traditore, alcune delle pagine più ignobili e tragiche della nostra storia. Dopo le sue confessioni contro Cosa Nostra, l’uomo viene trasferito sotto nuova identità negli Stati Uniti: in una scena lo vediamo andare a cena con la famiglia in un ristorante dove un cantante vestito da Babbo Natale si aggira per i tavoli strimpellando alla chitarra delle canzoni. Alla vista di Buscetta comincia a cantare L’Italiano e avvicinandosi al suo tavolo cambia il ritornello in “Sono un siciliano, un siciliano vero” con sguardo di sfida, segno che la sua copertura è saltata e che dovrà di nuovo cambiare vita in un altro posto.

Ritornello che verrà ripetuto anni dopo da Pippo Calò durante il processo contro Giulio Andreotti istituito sulla base delle testimonianze di Buscetta. Dichiarazioni che verranno smontate dall’avvocato difensore dell’ex Premier gettando ombre sulla credibilità del pentito. Buscetta è scosso e amareggiato e riceve il colpo di grazia da Calò che, sempre da dietro le sbarre, intona la canzone per deriderlo e per fargli capire che ovunque andrà Cosa Nostra sarà alle sue calcagna e il pericolo e la paura lo tormenteranno per sempre.

Iscriviti alla nostra newsletter

Ricevi novità, recensioni e news su Film, Serie TV e Fiction. Inoltre puoi partecipare alle nostre iniziative e vincere tanti premi

Grazie da adesso riceverei settimanalmente la nostra newsletter

Qualcosa è andato storto

Scopri il nostro Shop Online