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Black Power: non poteva essere altro il fulcro del nuovo film di Spike Lee. Ma la prospettiva di BlacKkKlansman non è così limitante. L’opera del regista statunitense è un ritratto del passato che potrebbe sovrapporsi tranquillamente ai tempi d’oggi e spacciarsi per contemporaneo, non facendo in alcun modo sentire quella distanza di quasi cinquant’anni che ci allontana dal vero fatto riportato. È dunque di storia di cui si sta – anche – parlando, con tutto il suo assetto nelle ambientazioni, nei colori, nei vestiti e nelle acconciature degli attori.

Stabilire un luogo in un dato tempo. Un’operazione che Lee aveva già chiaramente fatto con La 25esima ora, in cui il cineasta non ha voluto dare per scontata la frattura causata dall’attacco alle Torri Gemelle, ma l’ha resa modello dei comportamenti e delle sensazioni dei suoi personaggi – benché il libro di David Benioff su cui è basato il film era uscito prima ancora dell’evento mortale. E come suo solito, per il suo lavoro con protagonista Edward Norton, Lee ha saputo integrare al dolore subito dai cittadini newyorkesi una colonna sonora corposa e che sapesse restituire a livello sonoro la destabilizzante autoconsapevolezza dell’essere fragili in questo mondo, come si scopre essere Monty Borgan nella sua ultima giornata da uomo libero.

BlacKkKlansman – La collaborazione tra Spike Lee e Terence Blancahrdblackkklansman

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Certo è merito di Spike Lee aver saputo inserire le melodie in una delle sue migliori opere, uscita all’inizio degli anni Duemila, come lo è anche per averle sapute collocare in BlacKkKlansman. Ma, prima ancora dell’autore, vanno tessute le lodi del suo compositore di fiducia, il musicista di New Orleans Terence Blancahrd. Con lui dal 1991, anno del debutto in sala del film Jungle Fever, il jazzista americano torna a comporre per il fidato collaboratore e lo fa muovendosi sul proprio terreno, cavalcando le proprie acque, studiando una colonna sonora che possa adattarsi alle sonorità della cultura afroamericana e al contempo all’epoca in cui il film si svolge, trovando nella combinazione dei diversi elementi una linea comune in cui raggrupparli insieme ed esprimerli con le note.

BlacKkKlansman viene sostenuto dalle melodie di Blancahrd, che rappresentano esattamente quel contrasto che il film di Spike Lee sembra costantemente ribadire – proprio come per La 25esima ora e i suoi brani forti e violenti che servivano per entrare in conflitto con il dolore della città. La colonna sonora del film sul poliziotto di colore diventato membro del Ku Klux Klan ha perciò una struttura molto classica e piena della medesima densità che rende riconoscibili i prodotti del musicista, in grado di adattarsi agli anni Settanta dell’opera e insieme sorprendere con rimandi più attuali, più contemporanei, proprio come la narrazione riesce a fare.

BlacKkKlansman e quel brano “regalato” da Princeblackkklansman

L’elaborazione musicale va di pari passo a quella del racconto, quest’ultimo certo di poter appoggiare il suo peso su di una colonna sonora pregna di sostanza e compattezza, senza il timore di scivolare. Terence Blancahrd compone, come suo solito, mettendo prima di tutto l’anima nei suoi brani, che diventano pezzi di un’espressione più grande.

Ed è con una chicca che va concludendosi BlacKkKlansman. Oltre alla colonna sonora di Blancahrd, sui titoli di coda il film propone la cover inedita di Mary don’t you weep dell’amico Prince. Custodita nell’archivio dell’artista scomparso, per Spike Lee la canzone è un dono: “Lui voleva che io avessi quella canzone, non mi interessa di ciò che può dire la gente. Mio fratello Prince voleva che io utilizzassi il suo brano per questo film, non ci sono altre spiegazioni per me. La cassetta era chiusa in fondo al vaul a Paisley Park . E improvvisamente sbuca fuori? No, non è affatto un caso.”. E sulla voce di Prince BlacKkKlansman va chiudendosi, con il sentimento delle parole della canzone religiosa che vanno a configgersi nelle brutalità degli atti razziali.

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