Una festa esagerata, stasera in Tv, cinematographe.it

Nato come spettacolo teatrale, Una festa esagerata (QUI la recensione) è divenuto un film nel 2018, grazie all’idea di Vincenzo Salemme. Scritto, diretto e interpretato dal comico napoletano, il film vede come protagonista la famiglia Parascandolo. In famiglia fervono i preparativi per la festa dei diciotto anni di Mirea, la figlia di Gennaro e Teresa. Quest’ultima, soprattutto, vorrebbe che tutto fosse perfetto per questo grande evento. La famiglia decide quindi di non badare a spese e tutto sembra andare per il verso giusto. Purtroppo, però, il giorno del diciottesimo, nel palazzo dove i Parascandolo abitano, muore un vecchio signore. Cosa possono mai fare, annullare tutto o festeggiare lo stesso?

Salemme non poteva scegliere altra località per il suo film se non la bellissima Napoli. Ma quali posti fanno da sfondo alle varie scene di Una festa esagerata? Nei primi minuti troviamo Salemme su una spiaggia del porticciolo di Miseno, ai piedi della chiesa di San Sossio. Miseno è una frazione del comune di Bacoli, una città in provincia di Napoli. Famoso di Miseno è il porto, che fin dai tempi romani sfruttava un doppio bacino naturale, quello interno – che era dedicato ai cantieri e alla manutenzione navale – e quello esterno, che rappresentava il porto vero e proprio. La città di Miseno è stata scelta soprattutto perché è molto apprezzata dai turisti a causa della sua vista, da cui si vede Posillipo e il Vesuvio sullo sfondo.

Una festa esagerata: le location da sogno della splendida Napoli

una festa esagerata, cinematographe.it

Altra location fondamentale del film, in cui si svolgono quasi tutte le scene, è un palazzo di via Petrarca, una strada di Napoli. La città partenopea non ha bisogno di presentazioni, è una delle città più importanti del sud, tanto amata quanto odiata. Secondo la leggenda narrata da Omero, Ulisse volle ascoltare (nel XII canto) la voce delle sirene, che attraevano e ingannavano i naviganti, per poi ucciderli. Ascoltando le voci delle sirene senza cadere nelle loro tentazioni, il forte Ulisse indusse le creature a suicidarsi schiantandosi sugli scogli. Una di queste sirene fu Partenope, che fu portata dalla corrente del mare tra gli scogli di Megaride, dove oggi sorge il Castel dell’Ovo. Fu ritrovata dai pescatori, che credevano fosse una dea. Una volta sulla terraferma, il corpo della sirena si dissolse trasformandosi nel paesaggio partenopeo.

Questa è una leggenda che rende Napoli ancora più magica di quel che già è. Ai napoletani piace pensare che siano nati da una dea, ma la verità è che la città fu fondata dai Cumani nell’VIII secolo a.C e divenne nel giro di pochissimo tempo una delle città più importanti della Magna Grecia. L’importanza di Napoli divenne ancora più determinante durante la Restaurazione, quando fu nominata capitale del Regno delle due Sicilie, che unificava il sud e l’isola siciliana sotto i Borbone, fino all’Unità d’Italia. Napoli è famosa anche e soprattutto per la Federico II, l’università più antica del mondo, nata attraverso un provvedimento statale, grazie al re Federico II.

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Negli ultimi anni è tornato fiorente l’apprezzamento per la città partenopea, grazie soprattutto ai suoi paesaggi che fanno da sfondo a molti film italiani e non. Napoli però è stata fin da sempre la culla della tradizione nel campo delle arti figurative e dell’arte culinaria. La cucina napoletana soprattutto – esaltata da tutti nel mondo – è la caratteristica principale dell’importanza della città di Pulcinella.

Napoli è una città dalle mille sfumature, con mille problemi, ma con paesaggi mozzafiato e strade che si prestano perfettamente alle pellicole più belle del cinema italiano, come Una festa esagerata di Vincenzo Salemme.

Cosa mangiare a Napoli?

Tra i piatti tipici napoletani troviamo innanzitutto il cuoppo di mare. Cuoppo significa in italiano “cono” e il piatto è letteralmente un cono con dentro la frittura di pesce fresco, pescato il giorno stesso e poi fritto e gustato dal cliente. Esistono tante varianti di “cuoppi”, come ad esempio quello di frutta, di polpettine al sugo o – quello più desiderato – di dolci. Altra cosa squisita è la mozzarella in carrozza. Si tratta della mozzarella di bufala, messa tra due fette di pane raffermo e avvolta in una pastella all’uovo. Il tutto viene fritto e gustato caldo: una vera goduria per le papille gustative.

La pizza, la vera celebrità napoletana, copiata in tutto il mondo. quella napoletana – a detta di molti turisti – è tutt’altra cosa. Cotta nel forno a legna, si può mangiare servita al piatto in uno dei tanti ristorantini caratteristici sul lungomare. Ma ancora più buona è la cosiddetta “pizza a portafoglio”, specialità dello street food. Si tratta della semplice pizza Margherita piegata in quattro parti e mangiata come un panino, mentre si cammina o sul lungomare o nelle piccole stradine della città.

Napoli però è famosa anche perché è ricca di piatti poveri, ma diventati delle vere celebrità, come la pasta, patate e provola o ancora la frittata di maccheroni. Quest’ultima in particolare nei tempi antichi veniva fatta con la pasta avanzata del pranzo. Vengono presi gli spaghetti cotti e compattati con uova, parmigiano e caciocavallo. Il tutto messo nel forno. Il risultato? Il paradiso! E il casatiello? Questo è un rustico tipico del periodo Pasquale, un impasto a base di strutto, arricchito da provolone e salame napoletano. Non è proprio light, ma se lo provate, come si dice a Napoli, “po’ ce tornate”, che tradotto vuol dire che poi avrete il desiderio di riprovarlo!

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Tra i dolci, bisogna menzionare la pastiera di grano e la sfogliatella. La prima è una base fatta da pasta frolla ripiena di ricotta, acqua di fiori di arancio, grano bollito, scorze d’arancia e spezie. La sfogliatella, invece – riccia o frolla che sia – è una delle chicche di Napoli, da mangiare appena arrivati in città. Il ripieno è fatto di ricotta, semolino, uova e zucchero, arricchito da canditi, spezie e acqua di fiori d’arancio. Si dice che in realtà la sfogliatella nasca in provincia di Salerno nel convento di Santa Rosa. Nel 1818 si spostò poi a Napoli grazie al pasticciere Pasquale Pintauro, che inventò la sfogliatella riccia, con la sfoglia croccante.

Ultimo, ma non per importanza è il babà, una pasta lievitata intrisa di liquore. Questo dolce nasce in Polonia e non a Napoli, importato poi nella città partenopea, dove sono state apportate delle migliorie. Il dolce è lievitato e progressivamente bagnato con il rum ed è diventato uno dei simboli più iconici della città.

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