Siccità: dov’è stato girato il film di Paolo Virzì? Tutte le location romane

Siccità è uno dei film più belli ed assurdi della produzione ultima di Paolo Virzì, con una serie di location tipiche della città eterna: ecco tutte le location viste nella pellicola!

Siccità è uno dei film più belli ed originali del regista italiano Paolo Virzì, uscito nel settembre del 2022 e ambientato in una Roma molto assetata. La pellicola segna una svolta decisiva nella carriera dell’artista, riuscendo a cogliere anche le influenze del mondo distopico della cinematografia americana. Virzì porta sullo schermo un panorama desertico in una delle più grandi e importanti capitali europee, deglobalizzandola e traformandola in un inferno ubrano senza spazio per l’uomo.

Il film del 2022 vede nel suo cast alcuni degli attori italiani più importanti degli ultimi quarant’anni e gli artisti di calibro stellare hanno aiutato a rendere questo film un progetto divertente, profondo e riuscito. Ma quali sono le location della Capitale in cui si muovono i protagonisti?

Siccità: un film dal sapore distopico ambientato in una Roma assetatissima

Siccità film Paolo Virzì location - cinematographe.it

Il film di Paolo Virzì racconta di un futuro in cui il cambiamento climatico ha avuto definitivamente la meglio e – in una atmosfera di sete e caldo asfissiante – si muovono i protagonisti che muoiono di aridità intesa in senso molto ampio. I personaggi si muovono assetati per questa città priva della sua fonte primaria di vita e di identità: il fiume Tevere. La culla della civiltà è stata prosciugata dal calore desertico, lasciandone il letto vuoto e asciutto come una ferita al centro della città. Il tutto campo con cui Roma viene presentata al pubblico abbraccia la varietà della popolazione che la abita, ma serve anche a mostrarne i luoghi più famosi in questa ottica distopica, mummificata, lacerata dalle disparità socioeconomiche e popolata di disperati.

Intorno al Tevere, questo profondo solco al centro della Capitale, vengono inclusi nelle inquadrature alcuni dei luoghi più emblematici di Roma. Si riconoscono: piazza San Pietro e via della Conciliazione, ponte Sant’Angelo e ponte Vittorio Emanuele, il ponte dell’Industria, al centro del quartiere Ostiense e un Gazometro ben riconoscibile a pochi metri. Ancora, sul lungotevere riconosciamo il ponte della Musica e il ponte Duca d’Aosta.

Roma è un deserto infernale in cui i simboli della civiltà crisitana ed europea diventano solo rovine di una umanità ormai in declino, completamente piegata alla sua deriva postmoderna che la ricaccia inevitabilmente alla primordialità preistorica. Ognuno, in Siccità, pensa a se stesso e a come può sopravvivere in questa secca d’asfalto, mura, e vecchie reliquie di un grandioso passato. Oltre alle strade della città e al lungo Tevere, alcuni simboli eterni della città vengono stagliati su questo panorama brullo e brulicante.

I simboli della città eterna ne raccontano il declino in un inferno urbano arso dall’afa

Il declino della capitale d’Occidente non potrebbe essere esemplificato meglio di come fa Virzì in Siccità: in un clima di conflitto quasi animale per la sopravvivenza dell’uomo, il passato cessa di avere importanza e sacralità. In questo modo, l’apparizione di alcuni monumenti sacri alla civiltà mediterranea ed europea appare quasi inutile, un sberleffo alle condizioni estreme alle quali l’uomo si è condotto.

In Siccità appaiono alcuni dei luoghi più belli e visitati del mondo come il Colosseo e i Fori, piazza dei Santi Luca e Martina, piazza di Spagna e Trinità dei Monti, piazza del Popolo e via Veneto. La storia dell’umanità viene ricordata attraverso le relique del passato, ormai relegate ad un ruolo secondario rispetto alla natura alla deriva che costringe ad una lotta all’ultimo sangue per poter sopravvivere. Nel cortile del Museo nazionale etrusco di Villa Giulia, un’orchestra suona musica barocca e cerca di infondere speranza nei capitolini con lo slogan “Roma ce la farà”. Abbracciando le varie zone di Roma, seguendo la critica socioeconomica centrale alla trama, il film finisce anche nella periferia della città Eterna. Vediamo, dunque, zone come stazione Tiburtina, San Lorenzo, Torre Maura, il complesso residenziale del Corviale.

Fortunatamente, la situazione a Roma non è davvero così e l’aria degli eterni romani si respira ancora a pieni polmoni, così come quella delle osterie romane che emanano un ottimo odore di cibo locale. Ma cosa si mangia a Roma?

Roma: quali sono i cibi tipici della Capitale?

Il cibo, a Roma, è una delle imperdibili ricchezze offerte dalla città. Nei ristoranti e nelle osterie tipiche della Capitale, si gustano insostituibili prelibatezze come: spaghetti alla carbonara, bucatini all’amatriciana, la cacio e pepe, l’abbaccio allo scottadito, i carciofi alla Giudia, la crostata di Visciole, la pasta alla Gricia. Da tutto il mondo, la capitale d’Italia viene osannata – insieme a Napoli e alla Sicilia – per la sua ricchezza ed altissma qualità enogastronomica.

Meglio non dimenticare di citare, inoltre, un’altra grande bontà da gustare sulla tavola se ci si trova in visita nella Città Eterna: la trippa cucinata alla romana. Insomma, una cosa è chiara: a Roma, c’è solo l’imbarazzo della scelta!

Articoli correlati