se son rose, cinematographe.it

La trama di Se son rose… gira intorno al protagonista Leonardo Giustini, un giornalista specializzato in tecnologia e innovazioni per il web. Sua figlia, stanca di vederlo sempre immischiato in storielle di poco conto, decide di inviare il messaggio: “sono cambiato, riproviamoci!” alle sue ex fidanzate, sperando che tra queste ci sia la donna della sua vita. Questo messaggio scatena una serie di risposte e un viaggio nel tempo divertente e malinconico.

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Il film, oltre a Leonardo e Martina Pieraccioni, vede nel cast di Se son rose… anche Michela Andreozzi, Elena Cucci, Caterina Murino, Claudia Pandolfi, Gabriella Pession e la partecipazione straordinaria del conduttore Carlo Conti. Il tutto ambientato tra la città di Prato e Borgo San Lorenzo.

Se son rose…: il film di Pieraccioni tra Prato e Borgo San Lorenzo

Prato è il capoluogo dell’omonima provincia toscana. A quanto pare, la città era popolata già nel Paleolitico, dove si gestiva un’ampia produzione ed esportazione di utensili in diasporo. Successivamente venne poi occupata dagli Etruschi, che resero Prato la città della tessitura e della filatura. Inevitabilmente, gli Etruschi vennero soppiantati dai Romani, durante lo sviluppo del loro Impero. Dopo il crollo dell’Impero Romano d’Occidente, la piana vide il degrado delle proprie strutture, occupata poi dai Bizantini e infine dai Longobardi, fino a quando nel 1107 non divenne un libero Comune. Prato riacquistò il suo splendore sotto la dinastia dei Medici, quando divenne una Repubblica Fiorentina dal 1494. Prato è sempre stato un luogo accogliente e sempre più persone vi si sono trasferite, rendendo la città negli anni sessanta e settanta una delle città più popolate d’Italia. Nel 1992, Prato diventò una provincia.

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Caratteristico nella città di Prato è il suo centro storico, dove si trova il Duomo (Basilica di Santo Stefano) con annessa la piazza. La Basilica è di marmo a strisce bianche e verdi. Al suo interno è custodita la reliquia della Sacra Cintola della Madonna, insieme agli affreschi di Filippo Lippi. Nella Piazza del Comune troviamo invece la Fontana del Bacchino, il Palazzo Comunale e il medievale Palazzo Pretorio, sede del nuovo Museo di Palazzo Pretorio, dove sono custodite le opere di Bernardo Daddi, Giovanni da Milano, Donatello, Filippo e Filippino Lippi. Infine c’è la Chiesa di San Francesco, situata vicino al Castello dell’Imperatore. Il cortile interno del castello è usato, durante i periodi estivi, per i più grandi concerti ed eventi offerti dalla città.

Anche la storia di Borgo San Lorenzo ha inizio con gli Etruschi, occupato poi dai Romani dal II secolo a.C. Durante il periodo medievale, la località finì nelle mani degli Ubaldini, per poi passare in quelle del vescovo Fiorentino nel X secolo. Nella lotta tra guelfi e ghibellini, Borgo San Lorenzo subì svariati attacchi dai guelfi, fino a quando gli Ubaldini non tornarono a capo della città per sedare le lotte. Sotto gli Asburgo-Lorena di Toscana, durante il ‘500, Borgo San Lorenzo divenne il centro principale di tutto il Mungello, ruolo che si confermò nell’800. Fino al 1861, anno in cui la ocalità venne annessa al Regno d’Italia.

Due delle attrazioni più belle di Borgo San Lorenzo sono senza dubbio la Pieve di San Lorenzo e il Convento dei Cappuccini di San Carlo. La prima si trova proprio al centro della città. La chiesa fu edificata nel 941 ed è la più grande costruzione romanica del Mugello. La magnificenza delle opere d’arte conservate al suo interno sono la testimonianza della sua importanza. Tra queste troviamo opere di Giotto, Agnolo Gaddi e Matteo Rosselli. Il convento invece risale al 1613. Al suo interno possiamo ammirare una Pietà in terracotta prodotta nella Fornace Chini di Borgo San Lorenzo. Nel chiostro invece si può osservare e ammirare un pozzo profondo 33 metri, perforato  nel 1617.

Cosa mangiare a Prato?

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Tra le specialità di Prato, location di Se son rose…, menzioniamo le schiacciate, delle focacce croccanti condite con olio d’oliva e sale, da arricchire – magari – con della buonissima mortadella di Prato, speziata con pepe nero, sale, aglio, macis, coriandolo, cannella, chiodi di garofano e alchermes. Un altro orgoglio di Prato è la Bozza pratese, un pane toscano fatto senza sale. Tra i dolci non possiamo fare a meno di nominare i Biscotti di Prato (o Cantucci), dei biscotti alle mandorle serviti a tavola con vin santo, un vino dolce prodotto secondo un procedimento ben preciso: al momento della vendemmia vengono scelte le uve migliori i cui grappoli vengono lasciati appassire sui castelli e in grandi stanze ventilate, dove rimangono per quattro mesi. A gennaio, i chicchi vengono “diraspati” e pigiati e il liquido che si ottiene viene messo nei recipienti. Il vino viene poi fatto invecchiare per tre o quattro anni e si ottiene un liquore giallo ambrato e brillante di 16 gradi.

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