La casa stregata

Era il 4 marzo 1982 quando nelle sale uscì La casa stregata, commedia interpretata da Renato Pozzetto e Gloria Guida. A dirigere la pellicola, Bruno Corbucci, regista di certo non alle prime armi nel filone comico e fratello di quel Sergio Corbucci tanto ammirato da Quentin Tarantino.

Il film racconta la storia del ragionier Giorgio Allegri, bancario milanese che si trasferisce a Roma per lavoro insieme all’amata fidanzata Candida e alla suocera Anastasia. Il giovane deve cercare una casa che possa ospitare tutti e tre, insieme al fedele alano Gaetano, e incappa per caso in uno strano individuo, Omar – detto il Saraceno – che gli offre in affitto a un prezzo stracciato una bellissima villa sulla via Appia. Giorgio accetta subito, portandovi le due donne: peccato però che la casa sia stregata e vi si aggiri un fastidioso fantasma, intenzionato a scombussolare la vita degli abitanti e a far sì che i due innamorati, persino dopo le nozze, non possano per un certo tempo dar sfogo alle loro pulsioni fisiche così da spezzare un’antica maledizione.

La casa stregata: l’edificio di Villa Giovanelli Fogaccia

La casa stregata

La commedia, come già si intuisce dal titolo, è quasi del tutto ambientata all’interno della casa stregata, un’immensa dimora con arredi d’epoca e spaziosi giardini. Non si tratta di un’abitazione ricostruita, ma di un luogo realmente esistente: è Villa Giovanelli Fogaccia, situata a Roma nel quartiere Aurelio. Inaugurata nel 1938 dal re Vittorio Emanuele III di Savoia, la villa si è rivelata la location ideale per le disavventure di Giorgio e Candida.

L’edificio che è tuttora visibile è frutto degli interventi voluti dall’architetto Marcello Piacentini su richiesta del Conte Piero Fogaccia. La Villa, dopo essere diventata nel 1939 la residenza romana della coppia formata dalla Contessa Giulia Fogaccia Zammitti e dal Principe Giuseppe Giovanelli, è stata occupata dalle truppe tedesche dopo l’8 settembre 1943. All’arrivo degli americani, i soldati tedeschi hanno piazzato nell’edificio alcune bombe a orologeria, fortunatamente disinnescate in tempo. Ancora oggi, la Villa è di proprietà dei principi Giovanelli.

La casa stregata: luogo delle disavventure di Giorgio e Candida

La casa stregata

Nel film, Villa Giovanelli Fogaccia è il luogo dove la storia tra Giorgio e Candida conosce i momenti più “drammatici” ma anche quello dove affronta quelli più comici. Il fantasma che infesta la casa inventa diversi stratagemmi per mettere i bastoni tra le ruote della coppia, tutti ovviamente da ridere: a cominciare dai momenti in cui si “impossessa” di Giorgio, facendogli fare cose insolite, fino ad arrivare al dono della parola al cane Gaetano, che – guarda caso, visto il nome – si esprime in napoletano.

Le gag sono tra le più “classiche” dei film di questo genere, specie di quelli con protagonista Renato Pozzetto. Il suo Giorgio si trova a desiderare Candida più che mai – visto che sono costretti a un’astinenza forzata – e quasi la insegue per il giardino, per il salone, per le scale e per la grande camera da letto. Ed è qui, ovviamente, che cerca di adempiere ai suoi “obblighi coniugali”. La prima volta subito dopo le nozze, quando gli sposini abbandonano la festa lasciando da soli gli invitati: dopo averla presa in braccio, Giorgio porta Candida su per le scale fino al talamo nuziale. Peccato per l’immancabile buccia di banana lasciata sui gradini da Gaetano, istigato dal solito fantasma, che fa precipitare l’uomo giù per la scalinata. La seconda volta, Giorgio tenta di ingannare il fantasma mascherandosi da idraulico, così da poter raggiungere sotto le lenzuola la moglie; ma l’inganno non riesce, e i due si trovano a battere i denti per il gran gelo che improvvisamente è calato sulla stanza.

Ma La casa stregata non è l’unico film girato a Villa Giovanelli Fogaccia, anzi: si può dire che questo edificio storico ha richiamato moltissime produzioni cinematografiche, che l’hanno trovato il luogo adatto dove ambientare le diverse pellicole, sin dal 1970. Solo per citare qualche titolo, troviamo In nome del popolo italiano di Dino Risi (1971), L’Italia s’è rotta di Steno (1976), Odio le bionde di Giorgio Capitani (1980), Il conte Tacchia di Sergio Corbucci (1982) e Ti amo in tutte le lingue del mondo di Leonardo Pieraccioni (2005).

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