Psyco, Animali notturni e altri film ambientati nel “Profondo Sud” degli Stati Uniti

La provincia americana degli Stati Uniti del sud, protagonista della terza stagione di True Detective, è spesso stata più che un semplice sfondo per vicende macabre, al cinema come in televisione. Scopriamo insieme quali sono gli esempi più memorabili.

- Ultimo aggiornamento: 19 Gennaio 2019 18:02 - Tempo di lettura: 7 minuti

Fra i protagonisti di un’opera, sia essa cinematografica o televisiva, spesso figura e risulta preponderante l’ambientazione, che si anima e si fa parte integrante del racconto. Il tessuto della narrazione diventa strettamente connesso alle peculiarità di una città, di un paese, perché significa anche trattare dei rapporti con (e fra) i suoi abitanti, che subiscono l’inevitabile influsso del proprio ambiente.

La provincia americana del sud degli Stati Uniti, per esempio, si è spesso rivelata perfetta per la sua facciata dormiente e per il fascino cabalistico delle leggende che si celano tra i suoi reietti abitanti, sovente uniti da un profondo spirito religioso e di appartenenza a un’identità collettiva e al proprio passato. Ciò che contraddistingue il territorio di questa zona geografica dal resto degli Stati Uniti, soprattutto dalle sue metropoli della West ed East Coast (da cui è profondamente distante per spazio, quindi anche per cultura e ritmi), è qualcosa di talmente unico da aver unito diversi stati sotto una comune denominazione, “Profondo Sud“: ne fanno parte stati come l’Arkansas, la Louisiana, la Florida, l’Alabama, il Texas, North e South Carolina, il Tennessee, la Georgia e il Mississippi.

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L’agglomerato di culture, di background storici e artistici, di usi e costumi del Profondo Sud è sempre stato oggetto di fascinazione e stimolo creativo per svariati registi, scrittori e sceneggiatori, e continua ad esserlo. Il più recente esempio è la terza stagione di True Detective, che narra delle indagini sul macabro caso di un omicidio e di una scomparsa nella cittadina di Ozarks. Scopriamo insieme quali sono state le più memorabili opere costruite sulla stessa formula, quella dell’omicidio che scuote una piccola città del sud.

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Devil’s Knot: in Arkansas alla ricerca del Covo del diavolo

Per trama, ambientazione, evoluzioni narrative e persino nomi, l’esempio di cinema più simile alla terza stagione di True Detective è senza dubbio Devil’s Knot (2013), crime drama biografico diretto da Atom Egoyan e scritto a quattro mani da Scott Derrickson e Paul Harris Boardman. Sia nel film di Egoyan che in True Detective si fa il nome di Devil’s Den (il covo del diavolo), luogo della cittadina in cui pare si tengano oscuri riti satanici. Il luogo di Devil’s Knot è situato in Arkansas, nella piccola e religiosa città di West Memphis: da qui la definizione “i tre di West Memphis”, con cui viene spesso indicato il caso che fa da motore alle vicende del film, tratto dal libro Devil’s Knot: The True Story of The West Memphis Three, di Mara Leveritt. “Tre” come i bambini scomparsi, “tre” come anche gli adolescenti che furono ingiustamente accusati dell’omicidio (senza alcuna prova), e che furono scarcerati solo dopo 18 lunghi anni di prigione.

Psyco: ecco dove si trova il famoso Bates Motel

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Sebbene sia ambientato nel sud-occidentale degli Stati Uniti, e quindi non propriamente nel cosiddetto “profondo sud”, non si può non citare il padre dei padri, Psyco (1960), capolavoro di Alfred Hitchcock che ha irreversibilmente influenzato e indottrinato il genere. La storia è quella di Marion Crane, segretaria di agenzia immobiliare che fugge con quarantamila dollari in biglietti da 100 appena rubati. Seguiamo il frenetico viaggio di Marion fino alla sua sosta presso il Bates Motel, misterioso luogo gestito da un altrettanto criptico proprietario, il signor Norman Bates. Come ben sappiamo, il sogno di Marion viene bruscamente interrotto dal suo violento assassinio, inscenato attraverso una delle sequenze più iconiche della storia del cinema. Da questo momento subentrano due nuovi protagonisti che indagano sull’omicidio: si tratta di Lila, sorella di Marion, e di Milton Arbogast, investigatore privato. Per Hitchcock, l’indagine è solo un pretesto per un viaggio terrificante nella psiche dell’assassino, che può essere risolta solo addentrandosi nella gotica abitazione che sormonta il motel.

Parlando della location, il famoso motel si trova a Phoenix, capitale dello Stato dell’Arizona. si tratta del vecchio Jefferson Hotel, poi divenuto Barrister Place Building (sito al numero 101 di South Central Avenue). Dal 1990 l’edificio ospitava il Phoenix Police Museum, ma nel 2014 è stato venduto a dei privati.
La faticosa guida in auto di Marion Crane (Janet Leigh), invece, è stata girata in California, sulla I-99 tra Fresno e Bakersfield.

In Alabama con Manhunter – Frammenti di un omicidio

Tra i registi che hanno esplorato la mente di individui deviati si annovera anche Michael Mann, che nel 1986 ha realizzato una delle sue opere sul tema più memorabili, Manhunter – Frammenti di un omicidio. Tratto da un romanzo di Thomas Harris, Il delitto della terza luna, Manhunter è ambientato nello stato dell’Alabama e narra le vicende dell’agente Will Graham, che si ritrova a dover tornare in servizio per dare la caccia a un serial killer chiamato “tooth fairy”. In questo riquadro, il ruolo del celebre assassino Hannibal Lecter (qui chiamato “Lecktor”, e nella sua prima apparizione cinematografica) è fondamentale: Graham, infatti, chiede aiuto a Lecter, rinchiuso in prigione per assassinio e antropofagia, al fine di addentrarsi nella mente dello psicopatico Tooth Fairy-Francis Dolarhyde e cercare di tracciare il suo profilo. Le indagini si rilevano più pericolose e gravose del previsto. Sedici anni dopo il film di Mann viene realizzato un remake dal titolo Red Dragon, prequel del più celebre Il silenzio degli innocenti, in cui a interpretare Lecter è un indimenticabile Anthony Hopkins.

Animali notturni e il Texas come location principale

Susan Morrow (Amy Adams) è una gallerista che riceve un manoscritto dal suo ex marito: si tratta di una copia del suo ultimo romanzo, “Animali notturni“, incentrato su un’indagine attorno a un macabro caso di omicidio. I cadaveri rinvenuti nel deserto texano sono quelli di due donne dai capelli rossi, incredibilmente somiglianti a Susan. O così lei le immagina leggendo il libro, che sconvolge sempre di più la sua piatta e arida esistenza. Il film di Tom Ford alterna le vicende descritte nel romanzo con quelle che accadono a Susan nella vita reale, con un terzo capitolo che farà scontrare le due linee parallele in un epilogo amaro e semi-risolutorio, in cui la donna è costretta a misurarsi con il rimorso di un passato che non ha mai cessato di tormentarla.

Il regista ha dichiarato di aver ambientato al storia in Texas perché conosce bene quei luoghi, essendo nato ad Austin.

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Non è un paese per vecchi

Sempre in Texas, ma stavolta nel 1980, è ambientato l’omonimo romanzo di Cormac McCarthy da cui le vicende di Non è un paese per vecchi (2008), film dei fratelli Coen, sono tratte. Llewelyn Moss, reduce dalla guerra del Vietnam, durante una battuta di caccia rinviene i cadaveri e i residui di uno scontro fra bande locali. Tra quel che resta, Moss decide di appropriarsi di una valigetta contenente una grossa somma di denaro in contanti. Una scelta che lo porta presto a confrontarsi, in un infinito duello che prende vita fra inseguimenti senza sosta e nascondigli, con lo spietato killer Anton Chirgurh. Non è un paese per vecchi è un film fedelissimo al romanzo d’origine che propone un’intelligente riflessione sull’imprevedibilità degli eventi, sul caso, sulla grande importanza delle circostanze che spesso determinano le scelte dell’individuo, più dell’individuo stesso. Indimenticabili le prove attoriali che danno vita agli uomini-qualunque, mai eroi, di quest’opera: da Josh Brolin a Woody Harrelson, a Tommy lee Jones, cavaliere del deserto che si scontra con l’impossibilità di applicare la legge al caos, e Javier Bardem, nel ruolo della sua vita.

La calda notte dell’ispettore Tibbs, ambientato nel Mississipi

A Sparta, piccola cittadina del Mississippi, un agente rinviene il cadavere di un industriale della città, Mr. Colbert. Il capo della polizia locale ordina all’agente di indagare sui sospetti principali nella città, e il dito viene puntato su un uomo di colore che si trovava alla stazione e che possedeva un’inususale (per un nero) quantità di denaro nelle proprie tasche. Dopo una formale e decisa accusa di omicidio, si scopre che in realtà l’uomo è Virgil Tibbs, uno dei migliori ispettori nella squadra omicidi di Filadelfia. Per liberarsi dei sospetti e poter tornare a casa, Tibbs si convince ad aiutare gli agenti di Sparta a rintracciare il vero colpevole dell’omicidio. Il film, diretto da Norman Jewison nel 1967 e interpretato da Sidney Poitier e Rod Steiger, utilizza lo strumento indagine e il mezzo del genere, ancora una volta, come veicolo per un messaggio assai più rilevante e sotterraneo che mira all’invettiva contro il razzismo (seguendo il sentiero spianato, cinque anni prima, dal meraviglioso Il buio oltre la siepe) e colpisce in pieno.

Nel North Carolina conVelluto Blu

Ambientato nel North Carolina, Velluto Blu (1986) è un film che porta la firma di David Lynch, stavolta alle prese con uno dei suoi soggetti più oscuri e una tra le sue opere più enigmatiche. Jeffrey (Kyle MacLachlan) è un giovane studente che s’imbatte nel ritrovamento di un orecchio mozzato: con l’aiuto di Sandy (Laura Dern) decide di scandagliare le numerose piste che si dipanano dal momento in cui incontra l’affascinante Dorothy Vallens (Isabella Rossellini). La scoperta più consistente è quella che porta Jeffrey a capire che, in realtà, la pacifica cittadina di Lumberton cela un lugubre mondo sotterraneo in cui a governare sono la violenza carnale, il sangue e un clima di morte ineluttabile. Le donne, la rassicurante Sandy e la pericolosa e vessata Dorothy, sembrano rappresentare le due facciate della provincia americana. Al protagonista, sospeso fra ciò che è bello e ciò che è maligno e virulento, si apre una realtà estranea a tal punto che l’indagine stessa diverrà, grazie al tocco del regista, fumosa e intelligibile grazie a un terzo atto che sfocia nel surreale e nel simbolismo puro.

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