premium cinema - stasera in tv Animali Notturni, cinematographe.it

Donne anziane e obese, con dei cappellini da majorette, ballano con i loro corpi, morbidi e cadenti. Ballano, fino a quando non giacciono a terra colpite da qualcosa, da qualcuno; lo spettatore viene di nuovo sorpreso, si tratta semplicemente di un’installazione. Questo è lo straniante incipit di Animali notturni, il secondo film di Tom Ford (), adattamento di Tony & Susan di Austin Wright, che racconta di un matrimonio finito, quello tra Susan (Amy Adams), una gallerista, e Edward (Jake Gyllenhal), uno scrittore, di un libro scritto (da Edward) e di questo stesso libro da leggere (da Susan, dietro agli occhiali firmati da Ford). Animali notturni si costruisce proprio su tre piani: il passato (la nascita della storia tra i due), il presente (Susan e la sconvolgente lettura del romanzo dell’ex marito) e gli avvenimenti del libro scritto da Edward (costruiti, ricostruiti e inventati per vendicarsi di colei che l’ha fatto tanto soffrire). Animali notturni, così si intitola il romanzo del protagonista, è un thriller ambientato nel Texas, durante una notte mai così nera e profonda, in cui una famiglia, composta da moglie, marito, figlia, subiscono le violenze di un gruppo di criminali (prima li fermano e poi rapiscono le due donne, le torturano e le stuprano).

Animali notturni: Edward, fenomenologia di un uomo debole

Edward ama da sempre Susan, da quando erano ragazzini, da quando lui era amico del fratello di lei, da quando stare insieme non era ancora “deciso”, ma solo un sogno per spiriti romantici. Solo quando, anni dopo, si incontrano, per caso, per strada, si dicono tutto, dell’amore, dei sentimenti taciuti, di ciò che avrebbero voluto ma non avevano il coraggio di dire e fare. Una cena, una notte, poi il matrimonio, un’unione felice minata dal carattere di lui e dalle “ambizioni” di lei che a poco a poco emergono durante il matrimonio. Edward non è il classico uomo forte e coraggioso, quello che spesso, lavorando intorno ai soliti cliché, viene raccontato, fotografato, mostrato: è romantico, fragile, accondiscendente, vuole fare lo scrittore ma non ci crede, forse, fino in fondo. Susan è colei che lo sprona, gli ricorda quanto vale, lo incita a provarci con tutta la tenacia che ha in corpo ma lui è sempre un passo indietro; ed è questa la motivazione per cui ad un certo punto la donna lo abbandona, divorziando da lui, e si innamora di un uomo che è il suo opposto. Edward, lo spettatore non lo capisce subito, facendo parte di una “mascolinità” differente e “altra”, elabora ciò che è avvenuto: il risultato è proprio la stesura di Animali notturni, il libro che vuole essere metafora di tutto il dolore, la violenza, e il dramma che lui ha vissuto, una vendetta in parole. Una vendetta che diventa elemento fondamentale del film e si declina in vari modi: quella che nel libro Tony ottiene alla fine, grazie all’aiuto del detective Bobby Andes (Michael Shannon), quella che Edward compie nei confronti di Susan; vendetta infatti è la parola che troneggia a lettere cubitali, in una delle opere d’arte che la donna espone nella sua galleria.

Animali notturni: Tony, metafora di un uomo e di un torto subito

Edward ci viene mostrato attraverso i ricordi di Susan che sta divorando il libro del grande amore della sua vita. Susan riconosce in Tony, il protagonista del libro Animali notturni, suo marito – che nel film viene interpretato sempre da Jake Gyllenhal -, rivede quella anima docile e fragile, riconosce quei difetti che secondo Edward lei gli imputava. La storia violenta e spietata della famiglia di Tony che fa un viaggio, di notte, nel “desertico” Texas, senza anime e linea telefonica, riporta a galla la storia altrettanto dolorosa di Edward e Susan, quelle ore strazianti in cui lo spettatore, incredulo e confuso, viene catapultato nell’inferno più profondo di un uomo che vede i corpi delle sue donne, la moglie e la figlia, torturate e stuprate. Come viene gettato anche nell’inferno di Susan a cui sono palesati con una forza ugualmente tragica i suoi errori – è talmente dentro alla storia che finisce per chiamare in piena notte la figlia per accertarsi che non le sia capitato niente di grave – ed emerge chiaramente che ormai Edward ha messo un punto al loro rapporto.

Se Edward è remissivo, Tony dal canto suo è mite e sottomesso – soggiace “alle regole della paura” e a quelle di una mascolinità becera e brutale -, non riesce a proteggere le sue donne che vengono rapite di fronte a lui, quasi inerme e incapace di qualsiasi reazione. I loro carnefici per umiliarlo lo apostrofano “femminuccia”, “debole”, descrivendogli le sevizie a cui hanno sottoposto le vittime. L’uomo si fida del prossimo, teme sì, vedendo quei tre uomini poco raccomandabili, ma, proprio a causa del suo carattere, viene manipolato da loro. Crudele, proprio nella sua più struggente e dolorosa tragicità, è il momento in cui con perfida “ironia” moglie e figlia, dopo essere riuscite a salire in macchina e aver richiamato urlando il marito e il padre, vengono portate via da due dei malviventi mentre Tony, impietrito nella sua inazione, vede sgommare l’automobile. L’uomo resta solo e disperato sul “ciglio della strada” a contorcersi nel dolore, non gli rimane che piangere le donne della sua vita e ricercare vendetta verso chi ha fatto loro del male.

Animali notturni: Susan e il suo finto mondo delle illusioni

Susan capisce, parola dopo parola, ciò che ha fatto al primo marito, comprende ogni suo errore grazie a quel romanzo. Se di notte però è quell’animale notturno di cui il marito ha scritto, che si batte e si sbatte tra le pareti del proprio inconscio, di giorno invece è fulgida dea di un mondo illusorio fatto di illusioni, talmente bianco e luminoso da ferire gli occhi, rappresentazione di tutto ciò che la lei giovane teneva lontano. La donna è una gallerista di successo, rigida e algida nel suo lavoro, ma viene pesantemente sconvolta da quel libro che diventa, appunto di notte, fantasma torturatore.

Susan è metafora di tutta la decadente mediocrità del mondo di cui è figlia; un mondo dove fallire è vietato, dove non si insegna nulla perché tutto è già scritto: lei infatti lascia Edward per un uomo più ricco, di ceto più alto, con un lavoro che assolve al compito di status sociale – ma smessi questi panni, è un traditore incallito, impenitente, che non le sta mai veramente vicino. Non è un caso infatti che quando Susan deve rincontrare Edward si spogli di tutti gli orpelli, di quella costruzione “moderna” che li ha allontanati, per mostrarsi la ragazza pura e vera che l’uomo ha incontrato e di cui si è innamorato.

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Animali notturni: il puzzle di un amore finito e di un thriller incalzante

Animali notturni si costruisce a poco a poco dentro chi guarda, costretto per la vigoria della storia e per l’interpretazione dei suoi protagonisti ad un’empatia “quasi forzata”, e le tessere di questo puzzle si incastrano di minuto in minuti, “spiegandosi” ad ogni sguardo, con ogni gesto, con ogni legame tra passato e presente, tra i “veri” Edward e Susan e quelli sulla carta. Lo struggimento per questa storia d’amore slabbrata e ferita e per questo thriller raffinato, incalzante e poderoso, entra nelle carni e non lascia mai in pace lo spettatore che viene trapassato da un finale straziante e lacerante. Ogni elemento fa palpitare sequenze, inquadrature grazie a una dolorosa e profonda voglia di vendetta che anima Edward e Tony.

Ford riesce, prova non facile per la complessità dell’intreccio, fatto di elementi complessi, a mettere tutto al suo posto, con un’eleganza violenta e intensa che stringe le mani intorno al collo dei suoi protagonisti, togliendo l’aria anche allo spettatore.

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