Fuocoammare, il made in Italy piace alla Berlinale 2016

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Fuocoammare è il nuovo film documentario di Gianfranco Rosi, vincitore del Leone d’Oro alla 70esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia con Sacro GRA. Rosi porta al Festival di Berlino l’olocausto dell’oggi: la morte in mare di tanti uomini e donne. Fuocoammare è l’unico film italiano in Concorso, presentato alla critica internazionale e al pubblico due giorni fa, e accolto con applausi ed entusiasmo.

Rosi: Si tratta della più grande tragedia dopo l’olocausto

Il dramma di Lampedusa – ingresso simbolico in Europa – è alla Berlinale 2016. Un documentario made in Italy che mostra e da parola ad abitanti dell’isola e migranti, e porta sul grande schermo il dolore, la paura, la morte ma anche l’accoglienza. Il film di Rosi è coprodotto e distribuito da Istituto Luce Cinecittà e secondo Screen International è al momento uno dei preferiti dalla stampa internazionale. Fuocoammare è il film con più stelline. A riportare ottimi giudizi, oltre agli inviati italiani alla Berlinale, anche importanti testate quali l’americana The Hollywood Reporter, la tedesca Der Spiegel, l’inglese The Guardian.

Il tema dell’immigrazione è stato più volte affrontato, e con successo, dal cinema italiano. Ne sono esempi La prima neve di Andrea Segre, Alì ha gli occhi azzurri di Claudio Giovannesi e Terraferma di Emanuele Crialese. Un argomento attualissimo che, tutti i giorni o quasi, apre le pagine dei giornali. Inchieste importanti, che “hanno fatto la storia” del giornalismo del belpaese, sono state fatte a Lampedusa. Nel 2005 Fabrizio Gatti, inviato – undercover – dell’Espresso, è stato ripescato in mare e rinchiuso nel centro di permanenza temporanea dell’isola di Lampedusa. “Ha vissuto una settimana con centinaia di immigrati. Tra soprusi, umiliazioni e condizioni disumane. Poi trasferito in Sicilia e liberato con un foglio di via”, come scritto dallo stesso giornalista.

GianfrancoRosi_sul_set_di_Fuocoammare

Gianfranco Rosi, un po’ come un giornalista sottocopertura, è andato a Lampedusa e si è trasferito per più di un anno sull’isola, osservando con i suoi occhi e con la macchina da presa cosa vuol dire vivere al confine d’Europa e raccontando i diversi destini di chi sull’isola abita da sempre e di chi arriva, solo di passaggio, vivo o morto, per andare altrove. Il risultato del suo osservare è Fuocoammare. “Si tratta della più grande tragedia dopo l’olocausto e ne siamo tutti responsabili”, ha affermato in conferenza stampa Rosi. “E’ un film politico a prescindere da tutto – ha continuato –. Siamo bombardati da immagini e notizie sull’argomento e la politica deve assumersi la responsabilità di queste persone che muoiono attraversando il mare per fuggire da una guerra, e trasformano il mare in una tomba. Noi siamo consapevoli e colpevoli di un crimine”.

La proiezione di Fuocoammare è stata particolarmente attesa alla Berlinale e dell’emergenza profughi ne ha parlato anche Meryl Streep, presidente di giuria, nella conferenza stampa di apertura del festival.  Mentre l’attore di Ave Cesare dei fratelli Coen, George Clooney, che ha appositamente incontrato la cancelliera tedesca Angela Merkel. Fuocoammare, inoltre, è stato definito dal direttore della Berlinale, Dieter Kosslick, “un film potente”. Non resta che incrociare le dita, per l’Italia e per il cinema del reale.

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