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Il regista irlandese Lorcan Finnegan presenta alla Semaine de la Critique Vivarium, una distopica visione sugli obblighi sociali che incombono su una giovane coppia. Due fidanzati sono in cerca della loro prima casa, dove poter costruire una vita insieme: entrati in una curiosa agenzia immobiliare decidono di andare a visitare uno degli appartamenti in vendita, situato in un ameno condominio di nuova costruzione. Una volta sul posto, l’atipico agente li lascia soli senza rivelare loro la vera missione che li attende: prendersi cura di un “bambino”, figlio di una nuova specie che sta proliferando sulla Terra.

Jesse Eisenberg e Imogen Poots sono i protagonisti di Vivarium, questo racconto fantascientifico che estremizza le implicazioni sociali che subdolamente decidono l’avvenire di giovani ragazzi e coppie. L’escamotage dell’ambientazione fantascientifica fa funzionare una sorta di horror dai toni pastello, in cui la perfezione delle condizioni presentate diventa essa stessa la condanna perenne a cui ribellarsi. L’obbligo di sistemarsi con una casa e, conseguentemente, un figlio diventa un dovere, un fardello a cui chi si lega a qualcun altro per un tempo mediamente lungo non può sottrarsi. La specie aliena che sta colonizzando il mondo approfitta proprio di questa debolezza sociale per instaurare un processo di nidificazione e integrazione.

Vivarium: il film sci-fi con Jesse Eisenberg e Imogen Poots che fa leva sulle “debolezze” umane

Vivarium Cinematographe.it

Di fronte a cotante costrizioni, le reazioni dei due protagonisti di Vivarium si allontanano lentamente l’una dall’altra: inizialmente infatti entrambi sono decisi a uscire da questo labirinto dorato, ma con il passare del tempo la necessità di sopravvivere a questa prigione mette in moto dei meccanismi di difesa tra loro opposti. Tom (Jesse Eisenberg) finisce con il lavorare fisicamente e mentalmente giorno e notte, allontanandosi sempre più dalla compagna di una vita, fino ad ammalarsi e morire non avendo mai ceduto di un centimetro all’idea di considerare questo essere che gli è stato “fornito” come suo figlio.

Il lato femminile (come il canone impone) rimane invece più sensibile di fronte alle richieste del piccolo, pur non smettendo mai di ribellarsi quando il bambino la chiama “Mamma“: fino all’ultimo momento la risposta sarà  sempre “Non sono tua madre”, ma senza dubbio ben presto la ragazza dimostra un minimo di compassione per quel cucciolo da accudire. La distopia delle condizioni perfette che vengono fornite alla coppia per adagiarsi e arrendersi al loro dovere mettono in relazione i due protagonisti con innumerevoli mondi paralleli, in cui persone nella loro stessa situazione sono intrappolati proprio come loro.

Vivarium propone una prospettiva per niente accomodante del mondo civico che penetra nelle vite di ognuno, sottolineando come spesso e volentieri le identità personali vengano sommerse nel corso del tempo dal fardello di doveri che ciascuno si trova attribuito, a prescindere dai propri istinti. Così, l’unico scopo della vita diventa essere genitori, perpetrare la specie senza alcun ruolo esterno a questo che abbia altrettanto peso: estremizzando questa visione Lorcan Finnegan suggerisce persino un parallelismo tra liberazione e morte, in quanto la tanto promessa iniziale di essere liberi (la scatola che contiene il bambino è esplicita a riguardo) coincide di fatto con la morte, per malattia se non si è stati capaci di compiere il proprio dovere, o per esaurimento della necessità, al momento in cui il servizio richiesto è stato espletato. Vivarium non propone una visione ottimistica della situazione sociale che incombe su certe generazioni, ma rende senz’altro esplicite molte sensazioni legate al mondo della famiglia, sia essa volontà, costrizione o libera scelta.

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