GIUDIZIO CINEMATOGRAPHE

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Non stupisce per nulla che un film come Unidentified (Neidentificat) di Bodgan George Apetri sia in concorso al Noir in Festival 2021. Bastano pochi minuti di visione, e il prosieguo corrobora questa tesi, per ritrovare immediatamente tutti gli elementi del noir moderno: il detective scapestrato e all’apparenza fuori di testa, il fumo, la corsa in solitaria per la risoluzione del caso.

Eppure in questo film, seconda opera del regista rumeno e, come da lui stesso anticipato, prima parte di una trilogia, c’è più della semplice patina di genere: un thriller dalle tinte dark, che non risparmia pesanti denunce sociali. Non senza qualche difetto.

Unidentified: se il mistero è un MacGuffin

Protagonista di Unidentified è Florin Iespas (Bogdan Farcas), un detective dal passato incerto e dal presente turbolento, le cui metodiche di indagine appaiono da subito non propriamente ortodosse, per non dire violente e senza scrupoli. Per ragioni non meglio esplicitate, è ossessionato dalla risoluzione di un recente caso di incendi appiccati in due hotel appartenenti allo stesso magnate, per i quali comincia a a mettere sotto torchio la guardia Banel (Dragos Dumitru), non tanto perché convinto della sua colpevolezza, ma piuttosto per motivi razziali dovuti all’etnia gypsy del sospettato.

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Il film sembra quindi, almeno per la prima parte, seguire il mistero degli incendi e della violenza che Florin, abusando della sua posizione, sembra voler infliggere con dolo a Banel. Ma così in realtà non è perché la trama, disvelandosi man mano, fa emergere un dettaglio non di poco conto: il caso, qui, non è che un MacGuffin, un pretesto per far emergere la vera personalità di Florin, i suoi problemi, i suoi pensieri, le sue intenzioni. La vera trama, insomma, è nascosta dietro un velo di mistero, nel vero senso della parola.

Luci e ombre (e un’ottima colonna sonora)

Se questa particolarità narrativa rende Unidentified un esperimento interessante e anche piuttosto singolare, va detto che non sempre il regista riesce a tenere salde le redini del racconto. Il film si divide come in tre parti, che appaiono più o meno slegate tra loro e che, soprattutto, a tratti tendono a trascinarsi un po’ per le lunghe, rischiando di fatto di spezzare quel sottile filo che tiene lo spettatore appeso alla trama e al suo svolgimento, mentre viene trascinato da un punto all’altro dell’intreccio quasi inaspettatamente.

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Dall’altro lato, però, Unidentified si presenta come un film dalle intenzioni particolarmente chiare: la critica sociale alla polizia da una parte, la volontà si scavare nella psiche di un personaggio complicato servendosi del genere noir dell’altra. Si tratta di due aspetti che si alimentano l’un l’altro: la durezza, la spietatezza e tutti i difetti di Florin servono allo scopo di denuncia del regista, ponendo lo spettatore di fronte a una nuda e cruda realtà dei fatti.

Soprattutto, degna di nota è la colonna sonora. Il detective ascolta sempre Chopin, che lo segue in ogni momento della sua vita: ascolta la musica del compositore in auto, in casa, è la suoneria del suo cellulare; le note di Chopin risuonano anche nei più improbabili momenti della pellicola e, oltre ad avere un intelligente legame con il passato di Florin e inserendosi quindi alla perfezione nella trama del film, finisce per evidenziare il grottesco di alcune scene e comportamenti del detective, rispecchiando pienamente la volontà del regista.