Unbroken: recensione del film di Angelina Jolie

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Unbroken, trasposizione cinematografica di Sono ancora un uomo. Una storia epica di resistenza e coraggio, libro scritto da Laura Hillenbrand, è un film diretto da Angelina Jolie che firma così la sua seconda opera, distribuita da Universal Pictures e in sala dal 29 gennaio.

Unbroken racconta la storia vera di Louis “Louie” Zamperini, atleta-soldato italo-americano la cui vita è stata continuamente messa alla prova, insieme alla sua fede.

Dopo essere stato ammirato da Hitler durante le Olimpiadi di Berlino per la gara dei 5000 metri, in cui il mezzofondista rappresentava gli Stati Uniti, Zamperini divenne un bombardiere che partecipò alla Seconda Guerra Mondiale. Trascorse 47 giorni nell’oceano Pacifico, sopravvivendo agli squali e poi fu fatto prigioniero dai giapponesi che lo torturarono dal primo giorno, soprattutto dal comandante sadico Mutsuhiro “Bird” Watanabe.

Unbroken

“Ricorda: una vita di gloria vale un momento di dolore”. Zamperini si sforzò sempre per dare il massimo in ogni prova che la vita gli poneva davanti. È incredibile e quasi inverosimile ciò che gli accadde eppure non perse quasi mai la speranza, aggrappandosi alla fede cristiana.

Louis Zamperini, morto nel 2014 a 97 anni, proprio pochi mesi dalla prima del film in America, è considerato un eroe terreno pieno di umanità e ricolmo di coraggio perché nonostante tutte le disavventure accadute, si è sempre rialzato, dando un altissimo valore alla vita.

Unbroken

Prodotto dalla stessa Jolie, la cui sceneggiatura è stata affidata ai fratelli Coen, Unbroken purtroppo non funziona cinematograficamente parlando, nonostante la storia sia stupefacente. Sebbene la durata sia eccessivamente lunga, ci sono alcuni passaggi fondamentali della vita di Louie, come quello dell’atletica, che non sono narrati in modo esplicativo. La prima parte del film, avviata da un flashback, riguarda Louie, da teppistello ad atleta, supportato dal fratello e amato dai genitori italiani. Un ricordo su tutti, è quello della preparazione degli gnocchi della madre che farà sopportare meglio i giorni d’agonia nel Pacifico. Ma, l’andamento è flemmatico, causa potenziale di forte distrazione per il pubblico che lo andrà a vedere.

Unbroken: un film che diventa indigesto nonostante l’eccellente interpretazione di Jack O’Connell

La seconda parte di Unbroken, ancora più dilatata, si concentra su Louie prigioniero, dopo l’estrema resistenza fisica e psicologica in mare aperto. Ma ciò su cui non ci si è proprio dedicati è l’avvicinamento al cristianesimo da parte di Zamperini. Dopo lo stress post traumatico da cui fu investito, Louie si avvicinò molto ai principi religiosi aderendovi pienamente. Nel film, tutto questo è solo accennato.

Ineccepibile la fotografia di Roger Deakins, rigorosa e accurata (le inquadrature dall’alto sono perfette), Unbroken è un film che diventa indigesto non perché non si sopporta la visione della barbarie umana con la quale è facile entrare in empatia con le vittime. Insopportabile è lo sviluppo della storia che, paradossalmente, è interpretata in modo eccellente da uno straordinario Jack O’Connell, classe 1990, artefice di un’ottima prova attoriale.

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