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Un uomo tranquillo è il film basato sul libro In ordine di sparizione di Kim Fupz Aakeson. Romanzo da cui viene originariamente tratta l’opera omonima, diretta dal norvegese Hans Petter Moland e presentata alla 64ª edizione del Festival di Berlino. È Moland stesso a prendere le redini del remake americano, che vede sostituito al protagonista Stellan Skarsgård il più canonico – in termini di film thriller – Liam Neeson. Canonico in via puramente teorica. Perché Un uomo tranquillo è qualcosa in più e, insieme, qualcosa in meno rispetto al filone action-revenge di cui Neeson è oramai un fantoccio. Proprio per questo si rivela l’interprete ideale per l’irreale, improbabile eppure, in qualche modo, sorprendente Un uomo tranquillo.

Un uomo tranquillo: scopri qui il trailer italiano del film

Sulla scia di una carriera che riassegna spesso all’interprete il ruolo del giustiziare, Liam Neeson diventa parodia stessa dell’intera schiera di personaggi rivestiti negli anni, con un riferimento più che evidente a quella saga di Io vi troverò che tocca proprio nel 2019 i dieci anni della sua nascita. Un protagonista caricaturale, risaltato dalla conformità del genere, ma immerso in un pastiche di umori e risvolti totalmente estranei ai toni del classico thriller, confondendo lo spettatore per poi ricollocarlo nelle sue volontà irrisorie e inizialmente difficili da digerire.

Un uomo tranquillo – Tra humor e vendetta, il bizzarro thriller di Hans Petter MolandUn uomo tranquillo cinematographe

Neeson è Nels Coxman, cittadino dell’anno nella città sciistica di Kehoe, in cui svolge la propria vita come spazzaneve. La morte del figlio, a causa di una presunta overdose, costringe Nels ad investigare sulla rete locale di cocaina con a capo Trevor “Il Vichingo” Calcote (Tom Bateman), egocentrico saccente dai modi presuntuosi, che a sua volta dovrà capire chi c’è dietro la sparizione dei suoi uomini.

È la vendetta, dunque, a tirare i fili della storia, che sembra caratterizzare fin dal principio l’andamento del film. E sarebbe così, se non fosse che al sentimento di rivalsa e sofferenza, Un uomo tranquillo va aggiungendo un humor inaspettato che scombina qualsiasi piano di visione. Un umorismo che si fa sottintendere pian piano, facendosi più marcato con il procedere della pellicola e finendo per esaltare il suo aspetto comico e impensabile solo nella seconda parte. È, però, attraverso la destabilizzazione che passa l’opera di Hans Petter Moland, il suo non riuscire a calibrare adeguatamente il potenziale di spirito e dividendo così il film in due scompartimenti distanti e che, soltanto sul finale, riescono a mescolarsi bene tra loro.

Un uomo tranquillo – La disarmonia di un thriller con i suoi momenti surrealiUn uomo tranquillo cinematographe

Le tonalità nevose e prevalentemente scure di Un uomo tranquillo, che si addicono al mistero criminale che sorregge le motivazioni del film, si affievoliscono con il distendersi della comicità, che ha un proprio dispiegarsi continuo dentro i meccanismi che regolano la pellicola, e che hanno bisogno di tempo per abituarsi e mostrare in pieno le loro intenzioni. Una dicotomia per nulla fluida nella composizione, che rende l’opera disomogenea e comprensibile solo dopo una serie di impasse. Lo sfruttare non solo un testo straniero, ma la sua natura così discostante dalla cultura americana rispetto a quella nordica, pone il film nella critica situazione di dover oltrepassare degli ostacoli per adattarsi in maniera impermeabile alle idee su cui era stata posta la base dell’opera. Riformulandosi, dunque, per un nuovo panorama, ma comunque impossibilitato dal distaccarsi troppo dal pensiero originale posto dietro alla creazione di In ordine di sparizione.

Hans Petter Moland, sulla rilettura dello sceneggiatore Frank Baldwin, cerca la fedeltà alla propria ironia e la ritrova in una dark comedy dai momenti e battute surreali, a discapito di un racconto complessivo che non sa funzionare nella propria interezza e impegnato ad ingarbugliare tanto i propri confini da perdere di vista l’importanza di stabilità tra gli stili narrativi. Se è la violenza vuota, ma d’intrattenimento quella che cercate, Un uomo tranquillo non può certo essere il film che fa al caso vostro. Ma se decidete che, in fin dei conti, anche della criminalità e del regolamento di conti ci si può fare una risata, soprattutto per la loro assurdità, allora la pellicola di Moland potrebbe essere giusta per voi.

Un uomo tranquillo, prodotto da Paradox Films e Studio Canal, sarà al cinema dal 21 febbraio, distribuito da Eagle Pictures.

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