voto del pubblico 4.0/5
voto finale 3.2/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione
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Un anno fortunato e produttivo, quello del cinema francese, che nella 78ma edizione della Mostra ha incantato la rassegna con dei titoli militantiUn Autre Monde di Stéphane Brizé, co-sceneggiato da Olivier Gorce, conferma l’impegno della cinematografia francese, impiegata in una lotta di rivendicazione civile attraverso la demolizione figurata della società contemporanea. Nel parallelismo tra la rovinosa, degradante condizione lavorativa del protagonista e la sua più intima vita privata, Brizé tratteggia realisticamente quel nuovo medioevo etico creato dal neoliberismo, muovendone i fili grazie ai racconti dei dirigenti che gli autori hanno ascoltato per rappresentare nel modo più veritiero possibile la deriva del mondo professionale odierno. Spinti all’esecuzione più che al ragionamento, i dirigenti si trovano costretti ad affrontare conseguenze non solo professionali, ma morali e psicologiche derivanti dalla loro condizione di braccio armato della società, pedine di un disegno più grande che al contrario le vuole vittime, piuttosto che carnefici. Brizé e Gorce hanno teso la mano alle storie di manager al servizio di multinazionali che li hanno allontanati dalle loro funzioni senza spiegazioni, con l’inganno, spingendoli ad una condizione oppressiva di ansia da prestazione e timore di non essere all’altezza delle aspettative. Il protagonista di Un autre monde, Philippe Lemesle, è uno di loro: al vertice dell’élite sociale e apparentemente favorito dall’alto della sua posizione privilegiata, Lemesle si troverà a dover realizzare fino a che punto si è disposti a sacrificarsi per un mercato amorale che ci vuole competitivi, rigorosi, automi senza sentimenti.

Con Vincent Lindon, Sandrine Kiberlain, Anthony Bajon, Marie DruckerUn autre monde è un film coraggioso, crudo, realistico, che fa di un riferimento letterario importante – La banalità del male di Hannah Arendt – l’occasione di una traduzione cinematografica attivista.

Vincent Lindon è il dirigente Philippe Lemesle in Un autre Monde, l’ultimo film di Stéphane Brizé

Un autre monde cinematographe.it

Philippe Lemesle (Vincent Lindon) è al vertice della società: dirigente d’azienda in un grande gruppo industriale, l’uomo è sul punto di crollare quando la sua vita privata e lavorativa entrano in collisione. Prossimo alla separazione con la moglie, costretta al divorzio per tutelarsi legalmente, Philippe è logorato dalla relazione insaziabile e insoddisfacente con i suoi superiori che lo vogliono a tutti i costi un esecutore impietoso. Quando si è parte dell’élite, lamentarsi non è un’opzione plausibile. La posizione privilegiata impedisce di provare vergogna, dolore, disaffezione nei confronti del proprio lavoro. Nell’alternarsi di vita privata e lavorativa, Un autre monde racconta il declino della società, gli abissi più profondi della contemporaneità in cui il profitto regna a scapito dell’umanità, della coscienza di classe, dello spirito di gruppo, rendendo anche il più leale degli uomini un mostro senza moralità.

La fotografia di Eric Dumont esalta gli abissi della contemporaneità

Un autre monde non è un placebo. Brizé non opera con l’intenzione di offrire allo spettatore un punto di vista univoco o super partes, né una soluzione consolatoria al dramma del declino sociale. Piuttosto, con un’estetica impeccabile quanto asfissianteEric Dumont affida alla scala di grigi il compito di gridare assieme ai suoi protagonisti, rendendone materiche e palpabili le sensazioni di sconfitta. Al confine tra giusto e sbagliato, lecito e illecito, morale e disumano, il regista promuove il coraggio della coerenza attraverso sonorità invadenti, intense, firmate da Camille Rocailleux, al quale Brizé ha chiesto di lavorare sull’idea di tensione e isolamento per simulare un paradiso onirico completamente inaccessibile.